Archivio per CICLISMO
Mercoledì, Ottobre 14, 2009 a 10:51 pm
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Ecco il Tour del 2010
Contador: “Gara per scalatori”
Presentata a Parigi la Grande Boucle: 3596 km da Rotterdam (partenza il 3 luglio) a Parigi, attraverso Alpi, Pirenei, Tourmalet (nel Centenario delle prime scalate) e il pavè della Roubaix. Armstrong: “Edizione molto più aperta delle precedenti”
PARIGI, 14 ottobre 2009 – PARIGI, 14 ottobre 2009 – Il via da Rotterdam (nell’Olanda che ospiterà anche la partenza del Giro d’Italia ), il 3 luglio, con un cronoprologo di 8 chilometri. L’arrivo tradizionale sui Campi Elisi di Parigi, il 25. In mezzo: il pavè della Roubaix, 4 settori e 13 degli ultimi 30 chilometri della terza tappa, che finisce vicino alla mitica Foresta di Arenberg; il primo arrivo (di tre) in salita a Morzine; la centralità dei Pirenei a 100 anni dalla loro prima apparizione al Tour, con il Tourmalet proposto due volte in due tappe (una con arrivo in cima); una cronometro di 51 km da Bordeaux a Pauillac, alla vigilia della conclusione. Il Tour de France 2010, presentato questa mattina al Palazzo dei Congressi di Parigi, a grandi linee è questo.

- Armstrong e Contador si ignorano sul podio dell’ultimo Tour. Afp
CONTADOR E ARMOSTRONG SI IGNORANO— – Ma naturalmente è anche tanto altro. In prima fila tutto il podio dell’edizione 2009: Contador, Andy Schleck, Armstrong: più Thor Hushovd, maglia verde, Mark Cavendish, re dello sprint con 6 centri nell’ultima edizione. Mentre non c’era Franco Pellizotti, la maglia a pois, che partiva oggi per le vacanze a New York. Per l’Italia ecco Filippo Pozzato, due tappe vinte nella Boucle (2004 e 2007), seduto a fianco di Cavendish. Contador e Armstrong, come previsto, si sono ignorati. E sulla recente inchiesta aperta dalla Procura di Parigi sul ritrovamento di siringhe sospette nella spazzatura delle squadre al Tour (e si era fatto il nome proprio dell’Astana) si sono entrambi detti estremamente tranquilli.

- Lance Armstrong, 38 anni. Afp
PIRENEI DECISIVI — La presentazione è stata aperta da Jean Etienne Amaury, presidente dell’Aso, società organizzatrice: ha fatto un forte appello alle garanzie di credibilità che il Tour deve assicurare, biasimando le divisione tra l’agenzia francese e l’Uci nella lotta al doping. Poi il direttore Christian Prudhomme: “Il Tour è ben più di un evento sportivo”, il saluto del sindaco di Rotterdam Ahmed Aboutaled e finalmente, alle 12.17, via il velo sul percorso. Il motto della 97ª edizione sarà: “L’eterna ricerca delle cime”, per un Tour che promette di decidersi sui Pirenei.
3.600 KM — Qualche numero: circa 3.600 chilometri, di cui appena 59 a cronometro (non ci sarà la cronosquadre). Nessun abbuono, a confermare la tendenza degli ultimi anni. I settori di pavè della Roubaix saranno 4 per complessivi 13 degli ultimi 30 chilometri della terza tappa. I colli da scalare sono 23, 3 in più che nel 2009: le città sede di tappa inedite sono 11. Il Tourmalet, indubbiamente il simbolo della prossima edizione, sarà scalato due volte: la prima nel tappone pirenaico del 20 luglio, che comprende anche Peyresourde, Aspin e Aubisque, la seconda il giorno dopo come arrivo di tappa (era successo solo un’altra volta, nel 1974, che il traguardo fosse posto in cima).
“TOUR PER SCALATORI” — “Mi piace perché è un Tour per scalatori”, ha detto Contador, che chiamato a scegliere un rivale tra Andy Schleck e Armstrong ha risposto: “Andy Schleck”. Armstrong, che poi ha pranzato con il presidente della Repubblica francese Sarkozy (“adora il ciclismo”), ha detto: “Sarà un’edizione molto più aperta della precedente anche perché non c’è la cronosquadre che quest’anno aveva tolto di mezzo molti. Il pavè è eccitante e anche scalare due volte la stessa montagna è qualcosa di unico. Solo 59 chilometri a cronometro? Beh, visto come sono andato quest’anno nelle crono, meglio così…”.
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Mercoledì, Ottobre 14, 2009 a 6:54 am
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Addio Vandenbroucke
L’ultima notte con una ragazza
Un amico corridore che era con lui in Senegal ha dichiarato che il ciclista ha passato le ultime ore con una ragazza del posto. “E’ arrivato all’una ed era ubriaco”, ha detto un inserviente dell’albergo. L’autopsia domani o giovedì a Dakar
MILANO, 13 ottobre 2009 – Frank Vandenbroucke è giunto domenica pomeriggio in Senegal. Poche ore prima di morire. Lo ha raccontato alla tv belga Rtbf un ciclista suo amico, Fabio Polazzi. Con il campione c’era la giovane donna che – secondo l’amico – avrebbe spiegato alla Polizia che l’ex vincitore della Liegi-Bastogne-Liegi era svenuto in seguito ad un malore. Polazzi ha spiegato che Vandenbroucke è stato trovato morto lunedì verso le 15.30 nell’albergo “Maison Bleue”. A detta dell’amico, che sostiene di avere visto Vandenbroucke per l’ultima volta attorno alla mezzanotte di domenica, il ciclista belga, al momento del ritrovamento del cadavere, era già morto da diverse ore. Polazzi è stato avvertito della morte del belga nel tardo pomeriggio di ieri dalle forze dell’ ordine.
UBRIACO — Emergono nuovi particolari dal personale della “Maison Blue”, l’albergo in cui è stato trovato morto il ciclista. “Quando è arrivato, alle due del mattino, era ubriaco – ha detto un inserviente che ha preferito mantenere l’anonimato -. Era insieme a una senegalese. Lui si era rifiutato di fornire le sue generalità e i documenti, la donna che lo accompagnava si è registrata al suo posto. Gli abbiamo servito una birra. Intorno alle 4 la sua compagna è venuta a chiederci uno strofinaccio, perchè lui aveva vomitato. Dalle 13 non è più uscito dalla camera. Poi alle 20 il titolare mi ha chiamato e mi ha detto che il cliente era morto”. Secondo l’emittente belga Radio 1 accanto al corpo senza vita di Frank Vandenbroucke sono stati trovati tranquillanti ed insulina. Lo riferisce l’edizione online del quotidiano Le Soir. I medicinali, si legge, erano sul comodino. La gendarmeria senegalese ha reso noto che l’autopsia della salma sarà eseguita domani o giovedì a Dakar.
COMMENTI — La morte del ciclista belga Frank Vandenbroucke ha sconvolto il mondo del ciclismo. “Ci ha lasciato un atleta che ha avuto una carriera brillante ma troppo breve”, ha detto Laurent De Backer, presidente della Federciclismo belga. “Quando ho saputo del suo tentato suicidio di due anni fa – ha detto Alain Deloeil, il suo ex direttore sportivo – mi sono detto ‘finirà come Marco Pantani’. Ma non pensavo che potesse succedere una cosa del genere. Negli ultimi tempi l’avevo trovato bene: aveva corso alcuni criterium in Belgio e si era comportato bene. L’ho visto sereno, so che il suo manager gli stava cercando una squadra per l’anno prossimo. Era una persona adorabile, un grande atleta. Ma una delle caratteristiche più importanti per un campione è la solidità mentale, e in questo lui ha sempre avuto problemi”.

- L’ingresso dell’abergo dov’è stato ritrovato VDB. Afp
JAMES DEAN DEL CICLISMO — La stampa belga ha parlato di lui come di una “stella maledetta”, del “James Dean del ciclismo”. “Poteva diventare più grande di Eddy Merckx – scrive la Dernière Heure – ma è finito in uno scenario alla Pantani”. “Sono amareggiato e sorpreso – ha detto Patrick Lefevere, general manager della Quick Step – Vidi Franck martedì scorso in occasione della presentazione di un libro. Mi disse che era molto deluso perchè non riusciva a trovare una squadra per la prossima stagione”. “L’annuncio della morte di Frank è davvero terribile – ha aggiunto – ma non voglio dire di più perchè non conosco le circostanze della sua morte”. “Una morte annunciata” secondo Ivano Fanini. Il patron dell’ Amore e Vita inoltre afferma ” avevo pensato di chiamarlo nella mia squadra, se alla fine fosse rimasto a piedi. Era un campione nato”.

- Vandenbroucke nel 2003. Afp
I FAMILIARI — La madre, Chantal Vanruymbeke, aveva parlato con lui dopo il suo arrivo in Africa: “Era contento, alloggiava in un albergo molto bello in Senegal. Ero al settimo cielo perchè pensavo di avere recuperato nostro figlio dopo dieci anni durissimi e ora succede questo. Sono sconvolta”, ha detto la mamma di Vandenbroucke al quotidiano Het Nieuwsblad. “L’unica cosa di cui si può accusare il mondo del ciclismo è di averlo fatto passare professionista a 19 anni, prima di chiunque altro”, ha detto invece il padre, Jean-Jacques Vandenbroucke, in una dichiarazione riportata dal quotidiano francese L’Equipe. “Forse era ancora troppo fragile, ma nessuno di noi può mettere in discussione il suo talento. Lo abbiamo lasciato nelle mani dei direttori sportivi e dei manager, nei meccanismi del sistema-squadra. È stata la fine. Forse sarebbe stato meglio farlo diventare professionista a 22-23 anni come succede a molti, con un po’ di maturità in più. Ma non era nello sport che aveva problemi, ma nella sua vita privata in cui si è fatto molto male”. Per lo zio Jean-Luc Vandenbroucke, primo direttore sportivo di suo nipote ai tempi della Lotto, la sua tragica fine “non è che una mezza sorpresa. Sapevamo che Frank non stava bene, che aveva continui sbalzi d’umore. Temevo che potesse finire male, alla Pantani, perchè Frank ha avuto un percorso difficile”. Nei prossimi giorni dovrebbe essere effettuata l’autopsia sul corpo di Vandenbroucke per fare chiarezza sulle cause della sua morte.
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Lunedì, Ottobre 5, 2009 a 9:13 pm
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“Test privilegiati per Astana”
L’Uci: “Accuse senza fondamento”
Secondo il quotidiano, l’agenzia francese per la lotta al doping ha denunciato con un documento di 10 cartelle il trattamento privilegiato che avrebbe avuto l’Astana, squadra di Contador e Armstrong, all’ultimo Tour. Si attende la reazione dell’Uci e dell’Astana. L’Uci smentisce: “Non ci sono stati trattamenti di favore”

- Armstrong e Contador. Afp
PARIGI, 5 ottobre 2009 – L’Astana avrebbe usufruito di un trattamento privilegiato da parte dell’Uci nei controlli antidoping durante il Tour de France 2009: questa almeno è l’accusa che – secondo Le Monde – l’agenzia francese per la lotta al doping (Afld) ha rivolto all’Uci. Nell’ultima edizione della Grande Boucle due uomini del team kazako sono saliti sul podio finale: Alberto Contador vincitore del Tour e Lance Armstrong giunto terzo. A rivelare i dettagli della denuncia dell’Afld è il quotidiano parigino, entrato in possesso di un documento spedito oggi dall’agenzia transalpina all’Uci e ai ministri francesi della salute e dello sport, rispettivamente Roselyne Bachelot e Rama Yade, oltre che agli organizzatori del Tour della Aso.
LE IRREGOLARITA’ — Nel documento di 10 pagine sono riportate le considerazioni che i due dottori dell’Afld incaricati di effettuare i controlli al Tour hanno scrupolosamente tenuto durante la corsa a tappe. La Afld, scrive Le Monde, denuncia una serie di irregolaritá nelle procedure antidoping: ritardi ingiustificati di almeno 45 minuti dei corridori in occasione dei controlli in albergo, porte chiuse agli accompagnatori dell’Afld incaricati di vigilare che fra il momento della notifica e il controllo non venissero effettuate manipolazioni, nomi dei corridori da controllare annunciati mezz’ora prima della fine di una tappa. In occasione della crono a squadre del 7 luglio, a un corridore sarebbe stato notificato l’avviso di un test addirittura dal direttore sportivo del suo team prima della partenza.

- Armstrong e Contador sul podio. Afp
PRERITIRO NON COMUNICATO — Un’altra anomalia, scrive ancora Le Monde, è data dal fatto che l’Uci ha comunicato le sedi dei ritiri pre-Tour di tutte le squadre ad eccezione di quella dell’Astana. Il rapporto dell’Afld si sofferma anche su un episodio accaduto durante un test cui è stato sottoposto Armstrong il 24 luglio: la presenza di un fotografo non autorizzato avrebbe potuto invalidare l’intero procedimento. Inoltre gli ispettori dell’Uci non avrebbero preso tutte le precauzioni necessarie ad evitare che i corridori fossero informati in anticipo di eventuali test, al contrario ne avrebbero parlato ad alta voce nei ristoranti degli alberghi alla presenza degli atleti. Secondo i medici dell’agenzia transalpina, inoltre, evidenti irregolarità sono state rilevate anche nelle procedure di trasporto e conservazione dei campioni.
“NESSUN FAVORE” — Non si è fatta attendere la risposta dell’Uci, che definisce “inaccettabile” il comportamento dell’agenzia diretta da Pierre Bordry. In una nota il governo del ciclismo mondiale evidenzia come il fatto che il “rapporto sia stato inviato nello stesso momento ai media non costituisce certo un caso”. Le accuse sono definite “infondate e molto gravi” e inoltre l’Uci ricorda che “in seguito ai dubbi precedentemente espressi” aveva già condotto una “serie di controlli sull’Astana che aveva dimostrato come la squadra non era stata in alcun modo favorita”. Alla fine di agosto il presidente dell’Uci McQuaid aveva dichiarato di non aver notizie di positività, nè di riesami relativi all’ultimo Tour de France.
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Lunedì, Settembre 28, 2009 a 9:18 pm
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Eyof e Mondiali di Ciclismo, le sconfitte dello sport ligure

Sono settimane difficili per lo sport liguri dal punto di vista “politico”. In un ristretto arco di tempo si sono, infatti, registrate due sconfitte pesanti che meritano di essere approfondite e sulle quali bisogna interrogarsi. Prima c’è stata la bocciatura della candidatura di Genova per ospitare Eyof. Una bocciatura che fa male perchè figlia di uno scarso supporto alla richiesta da parte delle istituzioni ma una bocciatura che conferma, parole del Presidente del Coni nazionale Petrucci, come a Genova, in termini di impianti “non sia cambiato nulla”. L’altro giorno, poi, lo schiaffo di Lugano: i mondiali di ciclismo 2012 sono stati, infatti, assegnati agli olandesi di Maastricht. I complimenti di rito alla proposta genovese si sono sprecati,così’ come gli inviti a riprovarci. Ma Genova ha perso. Forse anche perchè non c’è stato un adeguato “sistema” alle spalle che ha supportato questa candidatura. Perchè se il Presidente della Federciclismo nazionale Di Rocco, dopo il no a Genova dice che era prevedibile perchè “non si possono ospitare tutte le corse in Italia”, qualcuno poteva consigliare meglio chi ha presentato questa candidatura. Delle bocciature incassate da Genova e di tutte le altre problematiche dello sport ligure, si parlerà mercoledì 30 settembre, alle 21, su Primocanale Sport, in una puntata speciale di Off Limits Sport con interventi, tra gli altri, del Presidente del Coni regionale Ottonello, e dell’Assessore allo Sport del Comune di Genova Anzalone.
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Lunedì, Settembre 28, 2009 a 5:42 am
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Evans campione del Mondo
A Mendrisio Cunego solo 8°
L’australiano scatta sull’ultima salita e taglia da solo il traguardo di Mendrisio: secondo il russo Aleksandr Kolobnev, terzo lo spagnolo Joaquim Rodriguez. Il neo iridato: “Questa giornata è una risposta a tutti i piazzamenti”. Cunego: “Non sempre si può vincere”

- L’esultanza dei tifosi australiani
MENDRISIO (Svi), 27 settembre 2009 – Un bacio alle tribune, agli amici, alla sua gente: Cadel abita a Stabio, proprio uno sguardo dal percorso di Mendrisio. Un bacio, ancora più intenso, alla fede nuziale che portava al collo. E sul podio, in maglia iridata, ha pianto.
PRIMO AUSTRALIANO — Cadel Evans, 32 anni, è il primo australiano a vincere il Mondiale professionisti in 82 anni di storia e 76 edizioni. Ha attaccato nel falsopiano che portava alla salita di Novazzano, quando mancavano cinque chilometri alla conclusione. Nessuno degli altri otto che componevano il gruppetto in testa alla corsa, tra i quali Cunego, ha provato a replicare con la stessa intensità. E così l’australiano, cresciuto ciclisticamente in Italia prima alla Saeco e poi alla Mapei di Giorgio Squinzi sotto la direzione di Roberto Damiani e Aldo Sassi, ha vinto con 27″ sul russo Aleksander Kolobnev, già argento a Stoccarda 2007 dietro Bettini, e sullo spagnolo Joaquim Rodriguez; quarto Sanchez a 30″, quinto Cancellara e ottavo, a 53″, Damiano Cunego.

- Il bacio alla moglie Chiara. Reuters
“RISPOSTA AI PIAZZAMENTI” — “Questa corsa era casa mia – ha detto Evans tra l’emozione e il pianto -, e questa maglia è una grande promozione per il Mondiale 2010 che si svolgerà in Australia, a Geelong, che è la mia città. La vittoria è una risposta alle critiche che mi erano arrivate in questi anni perché non vincevo. Ma io a casa ho sette medaglie conquistate ai Mondiali in mountain bike, anche se nessuna è d’oro. Questa giornata è una risposta a tutti i piazzamenti”. Soprattutto al Tour de France: 2° alle spalle di Alberto Contador nel 2007 e di Carlos Sastre nel 2008; 3° alla Vuelta che si è conclusa una settimana fa, battuto da Alejandro Valverde (e Samuel Sanchez) per una foratura nella tappa di Sierra Nevada, quando perse 1’15″.

- Il pianto di gioia di Chiara, moglie italiana di Evans. Ap
ITALIA, POKER MANCATO — L’Italia di Ballerini ha mancato il poker consecutivo in una corsa molto strana, disputata a ritmo regolare e senza scossoni praticamente sino all’ultimo giro. Sono mancati soprattutto gli uomini che dovevano provare a fare selezione nell’ultima tornata, come Ivan Basso e Pippo Pozzato. Cunego è rimasto solo a fronteggiare gli attacchi di uno scatenato Cancellara sia sulla salita di Acquafresca sia in discesa, ma il veronese, pur ammirevole per la grinta che ha dimostrato, alla fine non aveva le gambe per rispondere agli avversari. “Non sempre si può vincere”, è stato il suo commento..
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Mercoledì, Luglio 22, 2009 a 5:16 pm
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Doping al Giro d’Italia
Di Luca positivo al Cera
L’abruzzese, vincitore dell’edizione 2007, trovato con tracce di Cera in due controlli del Giro del Centenario, il 20 maggio ad Arenzano e il 28 a Benevento. “Se le controanalisi confermassero, smetterò di correre”
- Danilo Di Luca è nato il 2 gennaio 1976. Ansa
MILANO, 22 luglio 2009 – Danilo Di Luca, secondo al Giro d’Italia del Centenario, è risultato positivo al Cera (Epo di terza generazione) in due controlli della corsa rosa: i test sono stati effettuati il 20 maggio a Moncalieri (Torino) alle ore 7.50 e il 28 a Silvi Marina (Pescara) alle 7.24. I controlli sono stati effettuati dall’Uci, nel laboratorio parigino di Chatenai-Malabry, che ha già sospeso l’atleta. L’atleta abruzzese, vincitore del Giro 2007, ha commentato laconicamente la notizia: “Se anche le controanalisi dovessero confermare la positività, smetterò di correre”. Al Giro Di Luca si era imposto in due frazioni: la quarta con arrivo a San Martino di Castrozza e la decima con arrivo a Pinerolo e aveva strappato la maglia ciclamino finale a Denis Menchov che a questo punto dovrebbe subentrargli nella graduatoria a punti.
IL SUO COMMENTO — “Ma sarei stato così stupido da prendere la Cera un anno dopo che è stata scoperta a Riccò, Sella, Rebellin, al Giro d’Italia poi?”. Danilo Di Luca risponde così al telefono, mentre sta rientrando a Pescara, sulla sua sospensione per doping che gli è stata comunicata oggi dall’Uci. La notizia della positività è stata comunicata stamattina al telefono da un medico Uci alla moglie Valentina, direttamente a Pescara. Valentina Giuliani, figlia dell’ex corridore Stefano, l’ha poi rivelata al marito dopo la fine della tappa del Brixia Tour. “Cado dalle nuvole – ha detto Di Luca – è davvero strano, tanto che non so neanche dire come sto in questo momento”.
DOPING — I test mirati hanno prodotto esiti che sono stati confrontati con le informazioni contenute nel passaporto biologico dell’abruzzese. La sospensione provvisoria di Di Luca rimarrà in vigore fino a quando la Federazione italiana (Fci) deciderà se l’atleta abbia violato l’articolo 21 del regolamento antidoping dell’Uci. Di Luca, evidenzia l’Unione ciclistica internazionale, “ha il diritto di chiedere e attendere i risultati delle controanalisi relative a entrambi i campioni”. Se Di Luca dovesse essere squalificato sul podio finale salirebbe lo spagnolo Carlos Sastre mentre la vittorie di tappa andrebbe rispettivamente a Garzelli e Pellizotti. Di Luca ha alle spalle una sospensione di 3 mesi per le frequentazioni con il controverso medico Carlo Santuccione. Il 27 febbraio 2008 la Procura antidoping del Coni aveva chiesto 2 anni di squalifica per l’atleta, in relazione ai livelli ormonali anomali evidenziati dal controllo antidoping effettuato il 30 maggio 2007 dopo la 17ª tappa del Giro d’Italia. Il 16 aprile 2008, il Giudice di ultima istanza del Coni ha assolto il corridore.
ZOMEGNAN — Duro Angelo Zomegna, direttore del Giro: “Il tam-tam dei sospetti delle ultime settimane trova drammaticamente conferma nella non negatività del corridore Danilo Di Luca in due momenti del Giro d’Italia del Centenario. Confidiamo nella celerità delle inchieste che le autorità della giustizia sportiva e della giustizia ordinaria sono sicuramente chiamate a completare per arrivare a una soluzione definitiva e inconfutabile del caso. Una volta di più il Giro d’Italia – che da sempre sta dalla parte della pulizia e che nel 2009 ha investito nella caccia al doping come mai era accaduto nei primi cento anni – si scopre vittima di vicende negative, che obbligano noi organizzatori a valutare azioni appropriate a tutela dell’evento nella sua sostanza e nella sua immagine”.
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Mercoledì, Luglio 22, 2009 a 3:42 pm
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Di Luca positivo al Giro
Il ciclista abruzzese sarebbe stato trovato con tracce di Cera in due controlli del Giro del Centenario
BRESCIA, 22 luglio 2009 – Un’incredibile anticipazione è emersa oggi all’ora di pranzo dal Brixia Tour, la corsa bresciana iniziata oggi. Danilo Di Luca, secondo al Giro d’Italia del Centenario, sarebbe stato trovato positivo al Cera (l’Epo di terza generazione) in due controlli della corsa rosa: il 20 maggio dopo la tappa di Arenzano e il 28 maggio dopo quella di Benevento. I controlli sono stati effettuati dall’Uci nel laboratorio parigino di Chatenai-Malabry.
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Martedì, Luglio 21, 2009 a 12:39 pm
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Oggi il Tour in Val d’Aosta
Atteso il saluto del Papa
Dopo la giornata di riposo, la corsa riparte con la Martigny-Bourg Saint Maurice, 159 km con due grandi insidie: Piccolo e Gran San Bernardo. La corsa passa a 3 km da Les Combes, dove il Pontefice si trova in vacanza
MARTIGNY (Svizzera), 21 luglio 2009 – Il Tour oggi passa dall’Italia. La 16ª tappa è la Martigny- Bourg Saint Maurice (159 km), con partenza alle 13. Ci sono due gran premi della montagna: dopo 40,5 km il Gran San Bernardo (24,4 km al 6,2%, tetto del Tour a quota 2473 metri) e dopo 128 il Piccolo San Bernardo (22,6 km al 5,1%, quota 2188 metri). Dalla cima all’arrivo mancheranno 31 km (di discesa). La tappa tocca Svizzera, Italia (Val d’Aosta) e Francia. Le strade interessate saranno chiuse al traffico con qualche ora di anticipo. Il passaggio sul Gran San Bernardo è previsto intorno alle 14.
Da 50 anni il Tour non attraversava la Val d’Aosta: il 14 luglio 1959 la tappa finì proprio ad Aosta e vinse Ercole Baldini in maglia iridata. La corsa passerà a 3 km da Les Combes, dove Papa Benedetto XVI si trova in vacanza: per l’occasione il Pontefice ha diffuso questo messaggio. “L’impegno nello sport contribuisca alla crescita integrale della persona, non sia mai separato dal rispetto dei valori morali e sia attento ai valori educativi”: lo ha affermato Papa Benedetto XVI, rivolgendo un saluto e un augurio ai partecipanti al Tour. Eccezionalmente, sarà consentito il passaggio di un elicottero che segue la corsa sopra Les Combes d’Introd, dove dall’inizio del periodo di riposo del Pontefice, è stato interdetto il transito a qualunque tipo di velivolo, parapendio compreso. Temperature oltre i 2000 metri intorno ai 9-10 °C, 27 °C all’arrivo.
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Venerdì, Luglio 17, 2009 a 10:07 pm
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Tre colpi di pistola al Tour
Feriti di striscio Freire e Dean
E’ successo al km 155 delle tappa di oggi. Un proiettile di ferro, sparato da una pistola ad aria compressa, è andato a vuoto, un altro ha ferito di striscio alla mano il neozelandese Dean, il terzo ha colpito alla gamba lo spagnolo Oscar Freire. I corridori, curati in corsa, hanno concluso la tappa. Il Tour per ora tace, la Gendarmeria ha aperto un’indagine.
COLMAR (Francia), 17 luglio 2009 – Hanno sparato al Tour. Tre colpi di pistola, ad aria compressa, sono stati sparati addosso ai corridori. Un colpo è andato a vuoto, un proiettile di ferro ha ferito di striscio il neozelandese Julian Dean a una mano, un altro proiettile di ferro ha colpito lo spagnolo Oscar Freire alla gamba destra. L’agguato è successo al chilometro 155, cioè a 45 dall’arrivo, sulla strada che scendeva dal Col du Platzerwasel, di prima categoria, sotto la pioggia. Di certo, tranne le ferite ai corridori, non c’è nulla. Né chi ha sparato né tantomeno perché. Si fanno solo delle supposizioni. La prima, tre colpi partiti inavvertitamente da qualche sconsiderato: e questa è l’ipotesi più gradita agli organizzatori. La seconda, una forma di protesta, ma di cui non si capisce né si intuisce il motivo. Questa è la zona dei Vosgi, e non ci sono particolari rivendicazioni.
DOLORE LANCINANTE — Il Tour de France ufficialmente non ha comunicato nulla. La notizia è trapelata parlando, alla fine della tappa, con i corridori. Il tre volte campione del mondo Freire ha raccontato di aver sentito gli spari e poi il dolore lancinante alla gamba. Si è fatto curare in corsa, ma sul comunicato ufficiale dei medici non esiste traccia del suo incidente. La Gendarmeria ha aperto un’indagine. dal nostro inviato Marco Pastonesi
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Sabato, Luglio 4, 2009 a 9:07 pm
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Cancellara fulmine giallo
Contador meglio di Armstrong
Lo svizzero della Saxo Bank, grande specialista delle prove contro il tempo, vince la cronometro di Monaco e conquista la prima maglia gialla del Tour de France 2009. Battuti l’ottimo Contador (a 18″) e l’inglese Wiggins (a 19″). Discreta la prova di Armstrong, decimo a 40″ dal vincitore
MONTECARLO, 4 luglio 2009 – Si è mangiato il manubrio, ha inghiottito gli avversari, ha divorato l’asfalto. Fabian Cancellara ha fermato il tempo e si è impadronito della tappa e della maglia: per un giorno, è lui il principe di Monaco (e Alberto, l’altro principe, quello vero, l’aveva detto). E’ cominciato il Tour de France, e lo svizzero con radici italiane lo ha ricominciato alla sua maniera: Liegi 2004, prima tappa a crono, e lui primo; Londra 2007, prima tappa a crono, e lui primo; Monaco 2007, prima tappa a crono, 15 km, metà su, metà giù, e lui primo. Addirittura 18″ sul secondo. Che non è uno qualsiasi, ma Alberto Contador, il pretendente numero 1 alla classifica finale del Tour. Veniva dalla conquista del Giro di Svizzera, veniva anche da una dichiarazione che può suonare sorprendente: “Fra due anni sarò pronto a vincere il Tour”. Certo che sì, nonostante i suoi 82 kg non siano tipici da scalatore, soprattutto se gli organizzatori appiattiranno ancora di più Alpi e se spianeranno ancora di più i Pirenei.
IRRESISTIBILE — Gli 82 kg di ossa e muscoli, oggi, sono serviti a “Spartacus” per recuperare quelle pedalate lasciate sulla Cote de Beausoleil, un balcone di 205 metri, premiata con un gran premio della montagna (il Tour non nega un gpm di quarta categoria neanche a un cavalcavia). A quel punto il miglior tempo spettava ad Alberto Contador (11’22″) sul tedesco Tony Martin (11’27″), Cancellara e l’inglese Brad Wiggins (11’28″), l’australiano Cadel Evans (11’29″, attardato in partenza da un problema al cambio), l’americano Levi Leipheimer e il ceco Roman Kreuziger (11’30″), l’azzurro Vincenzo Nibali (11’31″). Più indietro il lussemburghese Andy Schleck, il russo Denis Menchov e lo spagnolo Carlos Sastre. Poi Cancellara ha stracciato tutti. Una crono restituisce – di solito – l’implacabile freddezza e la regolare solitudine di un orologio. Poi ci vogliono parole e immagini per regalarle brividi caldi. Ma la crono di Montecarlo è stata incandescente: per l’ordine di partenza (Armstrong è partito quasi tre ore prima di Contador), per la raffica finale di nuovi primati, per il percorso complicato da velocità e traiettorie, per il tracciato aperto anche ai recuperi e non solo ai cedimenti, per la densità di specialisti e sfidanti.
BATTUTI — A occhio, ha pagato chi è uscito dal Giro d’Italia: Menchov, Pellizotti e Sastre, rispettivamente primo, terzo e quarto, qui relegati nelle posizioni numero 53 (a 1’31″), 61 (a 1’33″) e 21 (a 1’06″). Gli altri sconfitti sono i fratelli Schleck: Andy 18° a 1’, Frank 67° a 1’36″. Invece bene Nibali, nono in classifica e primo degli italiani a 37″, soltanto 5″ in più del gemello Kreuziger. Così, le previsioni di sole quattro ore prima sono già state spazzate: un Tour tattico, giocato sui secondi. In 15 km i secondi sono già volati. Poi si passerà ai minuti.
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Sabato, Luglio 4, 2009 a 9:23 am
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Tour de France 2009, ecco i protagonisti
D. Santoro
Erano diversi anni che alla vigilia del Tour non si vedeva un numero così grande di papabili per la vittoria finale.
Alberto Contador. Lo spagnolo è certamente il favorito numero uno. È esploso nel 2007, conquistando Parigi-Nizza e Tour de France; si è ripetuto lo scorso anno realizzando la storica doppietta Giro-Vuelta; quest’anno (come nel 2008) si è già imposto al Giro dei Paesi Baschi. Contador è dunque l’unico corridore in attività ad aver vinto tutte le grandi corse a tappe, impresa riuscita nella storia solo a campioni come Merckx, Hinault, Anquetil e Gimondi. Le maggiori difficoltà, per lui, dalla particolare situazione interna della sua squadra, l’Astana. La competizione interna con Amrstrong potrebbe infatti risultare sfibrante per un ragazzo di 26 anni. Paradossalmente, dunque, il corridore più forte del mondo sarà costretto a guadagnarsi la leadership all’interno della sua formazione prima di poter pensare alla vittoria finale, con tutte le conseguenze che ciò avrà sulla tattica di gara.
Lance Armstrong. Parlando di Armstrong, è superfluo ricordare tanto i suoi 7 successi finali (record assoluto) e i 22 di tappa al Tour, quanto il Giro mediocre disputato quest’anno (concluso in dodicesima posizione e con un solo acuto sul Blockaus). Armstrong è stato certamente uno dei più grandi ciclisti della storia, ma a quasi 38 anni e con tre anni di inattività alle spalle le sue potenzialità rimangono un’incognita che solo la corsa potrà svelare. A questo proposito, per il campione texano sarà molto importante già la prima settimana. Se riuscirà a fare meglio di Contador nella cronometro di Montecarlo e a rimanere con i primi sull’arrivo di Andorra, la sua esperienza e autorevolezza potrebbero risultare decisive nella definizione della tattica di gara per l’ultima settimana da parte dell’Astana.
Carlos Sastre. Se Armstrong è un’incognita, il campione in carica è ormai una certezza. Nelle ultime 7 edizioni del Tour è arrivato sei volte nei primi 10; in 4 occasioni (2004, 2006, 2007, 2008) è entrato nei primi 10 sia al Tour che alla Vuelta; lo scorso anno, oltre a vincere la corsa francese, è arrivato terzo nella corsa di casa. Tuttavia, il Sastre visto al Giro non ha impressionato. Se è vero quanto ha dichiarato, e cioè che quest’anno si era preparato in modo specifico per la corsa rosa, ci si aspettava qualcosa in più del quarto posto finale. Anche quando ha vinto (a Monte Petrano e sul Vesuvio), lo spagnolo non ha impressionato, sopratutto in considerazione del fatto che aveva un margine d’azione relativamente ampio – dovuto al confronto serrato tra Menchov e Di Luca – e che in mezzo ai due successi c’è stata la crisi del Blockaus.
Denis Menchov. Il vincitore del Giro 2009 si inserisce a pieno titolo nel lotto dei favoriti. Oltre alle vittorie alla Vuelta nel 2005 e nel 2007 (quando vinse ad Andorra, dove è previsto il primo arrivo in salita del Tour), Menchov ha ottenuto recentemente anche dei buoni piazzamenti nella corsa francese (quinto nel 2006, dopo la squalifica di Landis; terzo lo scorso anno, dopo la squalifica di Kohl). Lo straordinario Giro d’Italia disputato dal russo, che lo ha visto dominare a cronometro e tenere alla grande in salita (vincendo anche sull’Alpe di Siusi), induce tuttavia a ritenere che la sua condizione possa essere inferiore rispetto a coloro che hanno puntato tutto sul Tour (vedi soprattutto Contador ed Evans).
Cadel Evans. Dopo due secondi posti consecutivi, l’australiano tenta nuovamente l’assalto al Tour. Anche quest’anno, tuttavia, Evans sembra avere qualcosa in meno rispetto a Contador, come sì è visto al Delfinato. Per lui sarà decisiva la cronosquadre di Montpellier, nella quale la sua Silente-Lotto, anche se molto forte, potrebbe accusare un ritardo significativo dalla “corazzata” Astana. Il che lo metterebbe nella sfavorevole situazione di dover attaccare a tutti i costi in montagna.
Andy Schelck. Dopo aver sorpreso tutti con il secondo posto al Giro 2007, il giovane lussemburghese è venuto lo scorso anno al Tour con l’obiettivo di fare esperienza. E non è andata poi tanto male: undicesimo in classifica generale e maglia bianca di miglior giovane. Quest’anno Andy ha letteralmente dominato la Liegi, e molti lo indicano come il vero antagonista di Contador.
Altri. Oltre a questi 6 favoriti per la vittoria finale, ci sono almeno una quindicina di corridori con ambizioni di classifica.
La Liquigas si presenta con un terzetto niente male: Vincenzo Nibali, giovane promessa del ciclismo italiano, settimo al Delfinato e dominatore del Giro dell’Appennino; Roman Kreuziger, vincitore del Giro di Svizzera nel 2008 e del Giro di Romandia quest’anno; Franzo Pellizzotti, terzo al Giro d’Italia e primo sul Blockaus.
Anche il Team Columbia ha tre uomini che puntano ad un piazzamento nei primi 10 o nei primi 5: Kim Kirchen, che può vantare il successo alla Freccia Vallone del 2008, quello a Verbier (dove arriverà quest’anno il Tour) nel Giro di Svizzera dello stesso anno e due settimi posti consecutivi nella corsa francese; Michael Rogers, campione del mondo a cronometro per tre volte consecutive tra il 2003 e il 2005, nono (dopo la squalifica di Landis) al Tour 2006 e ottavo al Giro di quest’anno; Tony Martin, giovane cronoman capace di vincere la classifica della montagna sia alla Parigi-Nizza sia al Giro di Svizzera (dove è arrivato secondo).
In casa Astana, oltre a Contador e Armstrong, non si possono dimenticare Levy Leipheimer – terzo al Tour nel 2007, due volte sul podio alla Vuelta, sesto al Giro di quest’anno – e Andreas Kloden, ragazzo prodigio del ciclismo tedesco che non ha mantenuto fino in fondo le aspettative e che, tuttavia, è arrivato due volte secondo nella corsa francese (nel 2004 e, dopo la squalifica di Landis, nel 2006).
Anche il Team Saxo bank, oltre ad Andy Schleck, può vantare due pedine che non si possono propriamente definire di secondo piano: Franck Schleck – che tre anni fa s’impose sull’Alpe d’Huez, arrivando decimo a Parigi, e l’anno scorso è giunto sesto indossando per due giorni la maglia gialla – e Fabian Cancellara, probabilmente il miglior cronoman in circolazione che, nell’ultimo Giro di Svizzera, ha dimostrato di aver notevolmente migliorato le performance in salita.
Hanno ambizioni di classifica anche Robert Gesink, compagno di Menchov e astro nascente del ciclismo olandese; Vladimir Karpets, Luis Leon Sanchez, Vladimir Efimkin, Marzio Bruseghin e Linus Gerdemann.
Velocisti. Escluso Boonen, i principali avversari di Mark Cavendish, il più forte velocista del momento, saranno certamente il tre volte campione del mondo Oscar Freire, il norvegese Thor Hushovd, Allan Davis, e gli italiani Daniele Bennati e Danilo Napolitano. Cercheranno di inserirsi anche Angelo Furlan, Gerard Ciolek e Koldo Fernandez.
Tappe. Si prenotano per una fuga da lontano in una tappa di montagna, fra gli altri, il vincitore a tavolino del Tour 2006 Oscar Pereiro Sio, il suo compagno di squadra David Arroyo, il giovane spagnolo Igor Anton, l’olandese Niki Terpstra e l’australiano Simon Gerrans.
Cercheranno invece la fuga in tappe vallonate o un attacco nel finale il campione del mondo Alessandro Ballan, il campione italiano Filippo Pozzato, il due volte vincitore del Giro delle Fiandre Stijn Devolder, l’esperto Jens Voigt, il belga Van Avermaet, il corridore di casa Thomas Voeckler, Heinrich Haussler e il vincitore dell’Amstel Sergey Ivanov.
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Venerdì, Luglio 3, 2009 a 8:38 am
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Il Tour invade Montecarlo
accolto dal principe Alberto
Grande festa nel Principato per la Grand Boucle che prenderà il via sabato. Invasione di biciclette tra grattacieli e yacht. Oggi la sfilata, domani si prova la crono
MONTECARLO (Monaco), 2 luglio 2009 – Il Tour de France invade anche il Principato di Monaco. Alle 18.15, un quarto d’ora dopo l’orario annunciato, accolto da Eddy Merckx e Bernard Hinault sul palcoscenico allestito al Port Hercule, il principe Alberto si consegna al mondo del ciclismo. Salutando, ringraziando, celebrando, officiando. Fra due giorni comincia il novantaseiesimo Tour della storia, ma il Principato lo accoglie ufficialmente due giorni prima, praticamente una settimana prima, sentimentalmente già un anno fa, quando partecipava e promuoveva “la grand depart” durante l’edizione che partì da Brest, in Bretagna.
GRANDEUR — Monaco riceve, accoglie, ospita il Tour: alla grande. Il palco è proiettato sul porto, davanti si erge una tribuna con 6500 persone che, all’arrivo di Merckx e Hinault scatta sull’attenti, e all’arrivo del principe Alberto su un’auto blu targata Monaco 1, si libera in un applauso. Ma c’è gente dappertutto: sui balconi, sulle terrazze, sui cavalcavia, sugli yacht attraccati alle banchine. E’ così che Montecarlo, nei suoi labirinti di grattacieli, sublima le due ruote, regalando loro quel “glamour” sempre negato dall’idea della fatica, del sacrificio, del sudore, della strada da conquistare a forza di gambe e cuore. Una pacifica invasione di bici e maglie, manifesti e mostre, campioni e glorie.

- Lance Armstrong, 7 volte re, torna al Tour. Afp
PIPPO AMBIZIOSO — Fino alla sfilata delle squadre, presentate con toni epici e maniere americane. La prima, ovviamente, è una formazione francese, la Bbox Bouygues Telecom. Poi la Katusha, con l’amato Pippo Pozzato, che qui è di casa sia per la residenza sia per la vanità. “Vincere una tappa – proclama – per mostrare la mia maglia tricolore”. In tutto 20 squadre, 180 corridori, 40 direttori sportivi. Una litania di brillanti carriere, un elenco di sogni vittoriosi, una collezione di infinite speranze. E l’ultimo è il primo: perché l’ultimo presentato è il primo classificato del Tour 2008, lo spagnolo Carlos Sastre.
DOMANI SI PROVA — Fra il primo e l’ultimo, fra l’ultimo e il primo, c’è posto per il mezzo tunisino Daid Haddou, per il basco Mikel Astarloza, per il siciliano Danilo Napolitano, per l’etrusco Daniele Righi, per il favorito Alberto Contador, per l’infinito Lance Armstrong. Tutti divi, per un istante i più modesti, per tre settimane i più forti. Domani i corridori possono studiare il percorso della prima tappa, una cronometro di 15,5 km. Sabato si comincia. E come ogni volta che comincia il Tour, comincia anche l’estate, la festa, il rito del ciclismo.
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Mercoledì, Giugno 24, 2009 a 7:56 am
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Martedì, Giugno 23, 2009 a 9:10 am
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Mendrisio, il Mondiale
che fa già tremare
Ballan, Di Luca, Basso, Cunego, Garzelli, Pozzato, Nibali e Visconti, accompagnati dal c.t. Ballerini, hanno pedalato sul circuito che ospiterà la prova iridata il 27 settembre: la prima impressione è che sarà una gara durissima. Di Luca: “L’uomo da battere è uno solo, Valverde”. Ballerini: “Temibile anche Sanchez”. Tutti d’accordo invece: sarà sfida Italia-Spagna
MENDRISIO (Svizzera), 22 giugno 2009 – Il 27 settembre sarà un Mondiale durissimo. I numeri delle carte infatti parlano chiaro: 19 giri di un circuito di 13,8 km con un dislivello di 245 metri al giro, cioè 262,2 km e 4655 metri di ascesa totali. Partenza e arrivo nella zona degli impianti sportivi di Mendrisio.
- L’altimetria del circuito delle prove in linea
PRIMA SALITA — Dopo i primi 1.930 m i corridori affrontano la prima asperità con una salita di 1.600 m che nei primi 820 m attraversa il centro di Mendrisio fino ai piedi della salita dell’Acqua Fresca, uno strappo di 780 m con una pendenza media superiore al 10% e punte al 12. Qui si raggiunge il punto più alto del circuito posto ai 438 metri di Castel San Pietro, dove inizia l’unica discesa: 4.580 m tecnicamente difficili che portano alla quota più bassa del tracciato, i 250 metri di Balerna.
SECONDA SALITA — Dopo solo 1.420 m pianeggianti ecco la seconda asperità del circuito: la salita della Torrazza di Novazzano, teatro della sfida Mondiale del 1971 tra Felice Gimondi ed Eddy Merckx: 1.750 m di lunghezza con tratti di pendenza attorno al 10% per raggiungere quota 376 metri. Da questo trampolino di lancio i corridori si tuffano verso il traguardo affrontando prima una facile discesa di 800 m e poi il tratto finale pianeggiante di 1.810 m che da Genestrerio conduce all’arrivo.
- L’altimetria della cronometro uomini
BURRASCA — Circuito iridato sul quale oggi ha pedalato una quasi Nazionale. Con il c.t. Franco Ballerini a visionare il percorso si sono trovati in otto: l’iridato Alessandro Ballan, Ivan Basso, Damiano Cunego, Danilo Di Luca, Stefano Garzelli, Filippo Pozzato, Vincenzo Nibali e Giovanni Visconti. Danilo Di Luca, che per caratteristiche e carisma potrebbe essere il capitano della squadra, punta subito al cuore del problema: “Qui c’è solo un uomo da battere: Alejandro. E basta”. Lo spagnolo Valverde, sempre che possa essere al via visto che è al centro di un controverso caso di doping, sarà “il” rivale. “Visto come è andata a finire negli ultimi anni mi auguro che sia ancora una sfida Italia-Spagna – spiega Ballerini -. Anche se c’è da dire che la burrasca di Varese potrebbe avere compattato gli spagnoli. Oltre a Valverde comunque dovremo fare attenzione a Samuel Sanchez che non a caso è campione olimpico”. Poi il c.t. indica in Andy Schleck la possibile alternativa. Ivan Basso, invece, fa il nome di Fabian Cancellara come avversario temibile.
- L’altimetria della cronometro donne
INSIDIA VENTO — Per ora Ballerini non parla di possibili tattiche di gara (“Lo faremo tra un mese”) però s’informa bene sul vento perché “ad Hamilton stravolse la corsa. Sulla salita dura era contro, davanti si moriva e a ruota si chiacchierava. Il vento cambiò i valori in campo”. Marco Vitali, l’ex pro’ ticinese che fa da cicerone, gli racconta che “qui 80 giorni su cento c’è vento. ma contrariamente a oggi che tira da nord, di solito arriva da sud. Quindi dalla cima della seconda salita all’arrivo è a favore”.
NUOVO CAPITANO — Non ci sarà più la punta Bettini, ma neppure il regista Rebellin. “Il suo ruolo potrebbe essere ricoperto da Stefano Garzelli – spiega il c.t. – ma anche dallo stesso Bruseghin”. Boonen, che ieri nonostante il no ricevuto dagli organizzatori del Tour de France alla tv fiamminga ha dichiarato di essere pressoché certo di essere al via, lo ha definito adatto alle sue possibilità. “O non ha visto il percorso, o era molto distratto”, sibila Di Luca. “E anche per Freire la vedo molto difficile. Cosa posso fare io? Per essere al via devo essere al 110 per cento della condizione”, gli fa eco con onestà Pippo Pozzato.
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Mercoledì, Giugno 10, 2009 a 10:15 am
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Bernhard Kohl vuota il sacco
Il corridore austriaco, positivo al Cera al Tour 2008, racconta all’Equipe i retroscena del suo rapporto col doping e di come certe pratiche siano all’ordine del giorno
- Bernhard Kohl è nato il 4 gennaio 1982. Ansa
PARIGI (Fra), 9 giugno 2009 – Si chiamano procedure professionali di dopaggio. E le seguono solo i migliori corridori per vincere le grandi competizioni ciclistiche. A descriverle nel dettaglio in un’intervista-confessione all’Equipe, l’austriaco Bernhard Kohl che lo scorso ottobre fu pescato positivo al Cera, l’Epo di nuova generazione, per i controlli effettuati al Tour de France segnato dallo scandalo Riccò. L’austriaco, sospeso per due anni, ha deciso di ritirarsi lo scorso 25 maggio e di collaborare con la polizia.
“Ho corso Il Tour ‘07 senza un vero protocollo di dopaggio. L’anno dopo ho deciso che meritavo il top del top”
PRELIEVI — Il protocollo di doping per un Tour de France inizia subito dopo la conclusione di quello precedente: “E’ la regola per ogni vero professionista – spiega Kohl -. Il Tour 2008 ho cominciato a prepararlo dal mese di agosto 2007”. Un circolo infernale: “Ho fatto tutto molto seriamente. Ad agosto ho fatto il primo prelievo del sangue destinato a essere poi utilizzato nel Tour dell’anno dopo. Un secondo prelievo a novembre. Ogni volta un litro. Il mio sangue poi è stato preparato, separando globuli rossi dal plasma, etichettato e congelato”. Dove? Di solito il laboratorio di appoggio era lo Humanplasma in Austria, poi coinvolto nello scandalo dei Giochi invernali di Torino. Scandalo che ha spinto il manager di Kohl, Stefan Matschiner, finito in carcere, a costituire un laboratorio fatto in casa: “Ho finanziato la mia parte con 20mila euro, altri atleti hanno fatto altrettanto. I macchinari sono arrivati agli inizi del 2007 e installati in un appartamento, il nostro quartier generale. Ma il Tour 2007 l’ho corso senza un vero protocollo di dopaggio. L’anno dopo però ho deciso che meritavo il top del top”.
“Le trasfusioni le facevo 48 ore prima delle tappe cruciali. Ci vogliono due giorni per ottenere effetti tangibili”
TRASFSIONI — Le trasfusioni le praticava direttamente Matschiner, formato dallo Humanplasma: “Non è difficile, basta non sbagliare etichette”. Matschiner acquistava anche i prodotti dopanti in cambio di una commissione del 10% sui guadagni di Kohl che per il Tour 2008 prepara quattro sacche del suo sangue: “Solo quelle, il resto ho lasciato perdere per via dei numerosi controlli aleatori. L’Epo, l’ormone della crescita e l’insulina li ho presi prima del Tour non durante”. L’austriaco è riuscito a farsi tre trasfusioni: “La prima dopo la sesta tappa, la seconda prima dei Pirenei, l’ultima prima delle Alpi”. I controlli della polizia negli hotel? Si evitano: “Facendo sempre attenzione. Il mio manager ha fatto tre viaggi dall’Austria, mettendo ogni volta le sacche di sangue nel bagaglio registrato, già scongelato. Le trasfusioni si facevano tra le 18 e le 20, per massimo 20 minuti e non dare nell’occhio. Dipendeva dagli appuntamenti con i giornalisti. Se ero libero, Marschiner mi inviava un sms e andavo nella sua stanza”. Inefficienti i controlli dell’Uci: “La trasfusione di mezzo litro di sangue non crea variazioni sospette dei parametri sanguigni. Il mio manager mi iniettava anche dell’albumina per diluire l’ematocrito. E poi le trasfusioni le facevo sempre 48 ore prima delle tappe cruciali. Ci vogliono due giorni per ottenere effetti tangibili”.
“Tutti i primi dieci del Tour avrebbero potuto essere positivi. Ma hanno preso me. Non ho chiesto un secondo test, la pagliacciata era finita”
EPO — Kohl però è stato pescato a causa del Cera, l’Epo di terza generazione: “Eravamo certi che non fosse rilevabile. Il prodotto l’ho ottenuto da un altro corridore e me lo sono iniettato da solo. Ero tranquillo. Anche quando hanno scoperto Riccò mi sono detto che aveva sbagliato le dosi. Quando invece ho saputo che i controlli li avrebbero fatti anche dopo il Tour allora mi sono preoccupato. Ma mi sono detto che se beccavano me, beccavano tutti. Sono persuaso che i primi dieci del Tour avrebbero potuto essere tutti positivi. Ma hanno preso me, è andata così. Non ho chiesto un secondo test, la pagliacciata era finita”. Anche il passaporto biologico, promosso dall’Uci, finirebbe per favorire chi imbroglia: “Al limite, aiuterebbe i corridori a restare vicini ai loro valori che gli sarebbero comunicati regolarmente dall’Uci”.
ARMSTRONG — Kohl descrive l’ambiente ciclistico come “una sorta di organizzazione sociale che fa in modo che questo genere di cosa siano accettate da tutti”, ma scagiona in parte i dirigenti del suo ex team Gerolsteiner: “Credo che il boss Hans Michael Holczer non sapesse nulla e nella squadra non c’era dopaggio sistematico, ma il dottore dubito che non avesse capito”. Intanto, in Francia, è appena uscito un nuovo libro che prende di mira Lance Armstrong che si appresta a tornare da protagonista al Tour. Eloquente il titolo: “Le Sale Tour”, lo sporco Tour (Ed. Seuil). Un libro che cerca di far luce sul sistema Armstrong e la strana alleanza con l’ex nemico, il gruppo Amaury che gestisce la Grande Boucle (ed è proprietario dell’Equipe) in nome delle nuove strategie nel mondo del marketing.
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Mercoledì, Giugno 10, 2009 a 9:53 am
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Si svolge domenica prossima a Cipressa, organizzata dalla Ciclistica Arma, con la collaborazione del Comune di Cipressa e dell’Associazione Amici degli Aregai, il Primo Trofeo Comune di Cipressa, 3° Memorial Elvio Rossi, Giornata dello Sport e dell’Amicizia, riservato alla Categoria Giovanissimi.
La gara che è valida per il Giro della Provincia di Imperia, servirà per l’assegnazione delle maglie di Campioni Provinciali della categoria a seconda delle fasce comprese fra i 7 ed i 12 anni.
La giornata prevede la Celebrazione di una Santa Messa alle 11.15, quindi alle 12.15 il pranzo, alle 13.30 il ritrovo in piazza Mazzini da dove avrànno inizio, alle 15.00, le varie partenze.
Il circuito, circa 800 metri, è cittadino e dovrà essere percorso più volte a seconda dell’età dei concorrenti.
Hanno dato la loro adesione alla manifestazione oltra alla Ciclistica Arma, società organizzatrice, la Ciclistica Bordighera, l’U.S. Sanremese 1904, Grosso Sport, U.S. Caramagna, l’U.C. Andora, e l’U.C. Alassio.
Fra gli atleti della Ciclistica Arma sarà presente Stefano Pons, che per tre anni consecutivi ha vestito la maglia di campione provinciale, che sembra intenzionato a non mollare.
Sempre la Ciclistica Arma, la società del vulcanico presidente Antonio Dian ha reso noto che sono aperte le iscrizioni per i giovani che vogliano avvicinarsi al ciclismo. Le adesioni si ricevono tre volte la settimana, presso la sede della Ciclistica nelle ex Caserme Revelli ad Arma di Taggia.
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Martedì, Giugno 2, 2009 a 6:50 pm
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Ecco alcune fotografie scattate durante la tappa a cronometro delle Cinque Terre al campione locale Luca Barla dal delegato allo sport del Comune di Taggia Andrea Lanteri. In occasione della splendida giornata, Andrea e Gianluca Oddone hanno riformato la vecchia coppia che ha seguito Luca nelle giovanili della Ciclistica Arma-Taggia e che tanti gloriosi successi ha portato, seguendo il nostro beniamino con l’ammiraglia per tutta la cronometro!
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Venerdì, Maggio 22, 2009 a 12:55 pm
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Lunedì, Maggio 11, 2009 a 8:05 am
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Martedì, Maggio 5, 2009 a 8:20 am
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| Giro: Simeoni, restituiro’ tricolore |
| Campione italiano escluso dalla gara accusa Armstrong |
| (ANSA) – ROMA, 4 MAG – Simeoni vuole restituire la maglia tricolore vinta lo scorso anno per la sua esclusione dal Giro, dovuta a suo dire a Lance Armstrong. A rivelarlo al quotidiano francese l’Equipe e’ lo stesso ciclista lombardo. ‘E’ inaccettabile – ha dichiarato Simeoni – che il campione d’Italia non possa partecipare al piu’ grande evento del suo paese’. Secondo Simeoni dietro l’esclusione ci siano gli strascichi di una vecchia polemica sul doping con Lance Armstrong. |
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