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VOLLEY – Simone Parodi in un test match ad Imperia il 4 Novembre

GRANDE VOLLEY AL PALASPORT DI IMPERIA

MERCOLEDI’ 4 IN PROGRAMMA CUNEO-CANNES

Il test-match Trofeo Gino Auto Due Toyota è inserito nell’ambito del 2° International Volley Festival

In campo anche l’armese Simone Parodi, 23enne schiacciatore della nazionale italiana

Dopo le regine d’Europa, che a fine maggio hanno svolto un’amichevole a ranghi misti, il nuovo palazzetto dello sport di Imperia si appresta ad ospitare, nell’ambito del 2° International Volley Festival, una prestigiosa sfida internazionale maschile di serie A1. Mercoledì 4 novembre, con inizio alle ore 18.15 (ingresso libero), l’impianto di zona San Lazzaro, sarà teatro del test-match “Trofeo Gino Auto Due Toyota”, tra Bre Banca Lannutti Cuneo e As Cannes Volley Ball. Per entrambe le squadre, protagoniste da anni della massima categoria, l’appuntamentio cadrà dopo pochi turni di campionato (sei per la Pro-A francese, otto per la A1 italiana) e alla vigilia di nuovi importanti incontri: il Cuneo a Loreto e il Cannes in casa con il Tourcoing.

Nelle fila dei piemontesi giocano in questa stagione fior di campioni del calibro del serbo Nikola Grbic, del belga Wout Wijsmans, del bulgaro Vladimir Nikolov e poi ancora gli azzurri Luigi Mastrangelo, Francesco Fortunato e Simone Parodi. Grande è l’attesa per vedere all’opera quest’ultimo, schiacciatore classe 1986 di 195 cm, di Arma di Taggia, cugino del campione di beacher Matteo Varnier. Nuovo acquisto è anche il libero, il francese Hubert Henno, medaglia d’argento ai recenti Europei, che ha preso il posto di Daniele Vergnaghi, passato dal campo alla scrivania con il ruolo di team manager. Sulla panchina siede un giovane ed emergente tecnico, Alberto Giuliani. Dopo sei giornate di campionato, la Bre Banca (che mercoledì sera ha sconfitto 3-2 Perugia davanti alle telecamere di Rai Sport Più) occupa la quinta posizione, alle spalle di Trento, Modena, Treviso e Piacenza. Vestono invece quest’anno la maglia biancorossa del Cannes due soli stranieri, il belga Yves Kruyner ed il camerunense David Feughouo. Tutto il resto della formazione è francese: dal nazionale Samuele Tuia all’ex Sisley Treviso Pierre Pujol, ai fortissimi schiacciatori Ludovic Castard, Marien Moreau e Gérald Hardy-Dessources, tutti nel giro dei Blues. Il club della Costa Azzurra attualmente (tre incontri giocati) è terzo, dietro Tours e Tolosa. Il coach, ormai da diversi anni, è il 47enne Laurent Tillie, ex-nazionale con trascorsi anche in Italia, a Falconara, otto scudetti di Francia al suo attivo da giocatore.

Nel palmares del Cuneo, che in questa stagione disputa la Coppa Cev, mancano ancora lo scudetto e la Champions League, ma figurano, dal 1996 ad oggi, due Coppe delle Coppe, due Coppe Cev, quattro Coppa Italia, tre Supercoppe Italiana e due Supercoppe Europee. I transalpini vantano invece nella loro bacheca una Coppa delle Coppe (1999), una Coppa Cev, dieci scudetti (il primo addirittura nel 1940, l’ultimo nel 2005, protagonista anche l’imperiese Giacomo Giretto) e sette Coppe di Francia.

La sfida si inserisce nell’ambito del 2° International Volley Festival, kermesse che ha vissuto un interessante prologo a Diano Marina il 7 ottobre (di fatto il primo atto del confronto Italia-Francia, consumatosi al Palacanepa e chiusosi in parità: 3-0 del Nizza all’Igo Carige Genova e 3-1 del Riso Scotti Pavia al Le Cannet) e che proseguirà sabato 21 e domenica 22 novembre con la Latte Alberti Cup, serie di quattro tornei a livello giovanile (Under 14 femminile, Under 16 maschile) e seniores (Senior femminile 1/2/3^ Divisione e Amatori misto 4+2), le cui informazioni dettagliate sono disponibili sul sito www.forevervolley.org. Cuneo-Cannes, una sorta di bella italo-francese, dunque, diventa ancor più avvincente

Domenica 22 si svolgerà anche il 2° Torneo di San Leonardo, manifestazione di minivolley (2° Livello e Under 12) organizzata da Compagnia di San Leonardo, Fipav e Csi Imperia, nell’ambito dei festeggiamenti per il Santo Patrono.

L’iniziativa, accolta con entusiasmo dall’Amministrazione Comunale di Imperia, è riconosciuta ed autorizzata dalla Fipav ed è stata inserita nel calendario nazionale Csen (www.csen.it) con il rango di evento internazionale. L’organizzazione è curata da Asd Forever Volley in stretta collaborazione con le società del Pool New Volley e con il patrocinio e sostegno degli Assessorati allo Sport di Regione Liguria, Comune di Imperia, Comune di Diano Marina, Comune di San Bartolomeo al mare e Provincia di Imperia, con il patrocinio di Coni Imperia e Csen.

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MOTOGP – Rossi Campione del Mondo

from www.gazzetta.it

Valentino, mondiale n° 9!

Con il 3° posto nel GP di Malesia (vittoria di Stoner), Rossi conquista il nono titolo iridato, con una gara di anticipo

SEPANG (Malesia), 25 ottobre 2009 – Valentino Rossi è campione del mondo per la nona volta in carriera (sesta in MotoGP). In Malesia al pilota Yamaha basta il 3° posto in una gara più complicata del previsto, perchè corsa su pista bagnata (via ritardato di 35′ per l’allagamento del circuito). A Sepang trionfa Stoner con la Ducati, Valentino gareggia con prudenza e si scatena alla distanza, superando anche il grande rivale Jorge Lorenzo, a suggello di un titolo meritatissimo.

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OLIMPIADI – Il CONI detta le regole per la candidatura del 2020

from www.gazzetta.it

Il Coni detta le regole
10 punti verso il 2020

Stilato un decalogo per chi volesse ambire alla candidatura ai Giochi. Il presidente Petrucci: “Per ora so di Venezia e Roma, delle altre prendo atto dai giornali”

Vietato usare i cinque cerchi senza autorizzazione. Afp
Vietato usare i cinque cerchi senza autorizzazione. Afp

ROMA, 21 ottobre 2009 – Prima Venezia, poi Roma. Poi Bari, Palermo e forse anche Milano. La corsa alla candidatura per i Giochi estivi del 2020 sta diventando una piccola farsa all’italiana, ma il Coni non ci sta e butta sul tavolo un decalogo severo a cui tutti devono attenersi. Dieci punti per fare ordine e chiarezza sulla metodologia da rispettare onde evitare che, come aveva detto il presidente Gianni Petrucci, “si sfornino candidature come pizze”. “Il decalogo detta le condizioni in base alle quali una città può definirsi candidata” ha spiegato Petrucci, sottolineando che la delibera della Giunta è stata unanime nel voler mettere nero su bianco i criteri. Proprio per fare ulteriore chiarezza Petrucci ha aggiunto: “Le due candidature ufficiali, quelle fatte per bene con i sindaci Alemanno e Cacciari, sono Venezia e Roma. Delle altre due (Bari e Palermo ndr) ne prendiamo atto dai giornali”.

Questo il decalogo varato:

1 – È fatto assoluto divieto di utilizzare i cerchi olimpici e ogni simbologia legata ai Giochi olimpici se non è stata ottenuta la preventiva autorizzazione del Cio, attraverso il Comitato olimpico nazionale.
2 - È fatto assoluto divieto di definirsi Città richiedente (“applicant City”) finquando il Comitato olimpico nazionale non ha approvato tale richiesta.
3 – Il Coni non potrà prendere in esame richieste di candidature da parte di Autorità di enti territoriali o di altri soggetti che non abbiano la legale rappresentanza della Città (art. 34, Carta olimpica).
4 - Nel caso in cui ci siano più potenziali Città richiedenti nello stesso Paese agli stessi Giochi olimpici, solo una Città potrà essere proposta, così come deciso dal rispettivo Comitato olimpico nazionale competente.
5 – Ogni Comitato olimpico nazionale è responsabile dell’osservanza e del rispetto della Carta olimpica nel proprio Paese.
6 – La Giunta Nazionale per dare attuazione a quanto previsto dalla Carta olimpica, in caso di pluralità di presentazione di richieste, seguirà un’analoga procedura con quanto avviene in ambito Cio, ovvero farà precedere la fase di scelta definitiva del Consiglio nazionale da una fase di minuziosa pre-selezione da parte della Giunta nazionale.
7 – A tal uopo la Giunta ha nominato un Comitato ristretto, composto delle più elevate rappresentanze istituzionali del Coni (Presidente, vicepresidenti e segretario generale), dai membri italiani del Cio e da un rappresentante degli atleti per l’istruzione tecnica delle proposte pervenute.
8 – In detta fase di pre-selezione delle candidature, la Giunta nazionale si conformerà ai criteri tecnici generali e ai termini temporali prioritariamente individuati dal Consiglio nazionale, in ossequio alle norme ed alla prassi adottate al riguardo dal Cio.
9 - Solo dopo questa fase e sulla base del rapporto di valutazione del comitato ristretto, la Giunta proporrà alla sessione del Consiglio nazionale del Coni I il nominativo o i nominativi delle Città che avranno superato la pre-selezione.
10 – Le città presentate dai singoli Comitati nazionali olimpici al Cio (“applicant City”) diventeranno “Città candidate” solo in base a una decisione del Comitato esecutivo del Cio che, a quel punto, le proporrà per la votazione della sessione del Cio.

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NBA – Cambio di regolamento

from www.playitusa.it

Dopo averlo tollerato fino a questo momento, pur essendo una chiara infrazione di passi, la Nba ha deciso di legalizzare il terzo passo, vedi ad esempio ricezione in movimento e penetrazione stile Kobe o Lebren.
La Nba sul suo sito ufficiale, ha creato un pagina dedicata a questo cambiamento del regolamento (nella sezione videorulebook) dove si possono vedere alcuni esempi con spiegazione di casi dubbi e da chiarire. Su una sua comunicazione spiega meglio la regola: Un giocatore che riceve la palla durante la corsa o che sta per terminare l’azione di palleggio può effettuare 2 passi prima di tirare, passare o fermarsi.
Questo cambiamento si può spiegare con l’intenzione da parte della Nba di aumentare la fluidità e spettacolarità delle partite, anche se può avere delle controindicazioni quando la Nazionale Usa dovrà partecipare a Olimpiadi e Mondiali, in quanto in queste competizioni internazionali, viene utilizzato il regolamento FIBA dove non è concesso correre senza inziare il palleggio.

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FORMULA 1 – Brasile, a Weber il GP, Button vince il Mondiale

from www.lastampa.it

Barrichello delude, l’inglese è iridato
E Brawn si prende il titolo costruttori

Da Lewis Hamilton a Jenson Button, la Formula 1 parla sempre inglese. Con una gara di anticipo rispetto al calendario, il pilota britannico della Brawn Gp è riuscito a laurearsi campione del mondo in una stagione sempre al comando fin dal primo Gran Premio in Australia. Non succedeva dal 2004, dai tempi di un certo Michael Schumacher: nel Gp del Brasile all’idolo delle ragazzine è bastato un quinto posto e i problemi incontrati dai suoi due diretti avversari per lasciare l’iride Oltre Manica. Il compagno di squadra brasiliano nella scuderia dell’ex di Maranello Ross Brawn, Rubens Barrichello, partito in pole non è andato oltre una insignificante ottava posizione, scavalcato in classifica anche dal tedeschino della Red Bull, Sebastian Vettel, giunto quarto al termine di una bella rimonta cominciata dalla 16/a piazza in griglia.

A vincere la corsa, per la cronaca, ci ha pensato l’australiano Mark Webber su Red Bull davanti alla Bmw di Robert Kubica e alla McLaren dell’ormai ex iridato Hamilton. Male le Ferrari rallentate dalle defaillance in avvio della McLaren di Heikki Kovalainen, sotto indagine da parte dei commissari Fia per l’uscita dai box con il bocchettone attaccato che ha ostacolato la Rossa di Kimi Raikkonen in fiamme per alcuni istanti. Solo sesto alla fine il finlandese, mentre l’altro ferrarista Giancarlo Fisichella non è riuscito a far meglio di un undicesimo posto.

Pronti via ed è subito safety-car: dopo il semaforo verde succede di tutto sul circuito di Interlagos. Barrichello scatta in testa davanti a Webber e Raikkonen, autore di una grande partenza. Iceman scavalca Trulli e Sutil che poi si toccano, vanno fuori pista e danno vita ad una lite plateale con l’abruzzese visibilmente arrabbiato. Poi arrivano i problemi per le due Ferrari: Fisichella va fuori pista per evitare una collisione con la McLaren di Kovalainen e dopo un breve tragitto sull’erba rientra in pista. Raikkonen subito dopo il buon avvio si ritrova con il musetto danneggiato ed è costretto a rientrare ai box dove nel rientrare nella pit-line viene ostacolato da Kovaleinen che riparte con il tubo attaccato.

Il finlandese rischia grosso, la sua F60 fa una spettacolare fiammata e dopo l’uscita della safety-car si ritrova solo 14/o. Sia questo episodio che quello che ha visto coinvolto Fisichella (16/o dopo il via) sarà posto sotto indagine da parte della Fia con imputato l’altro finlandese delle frecce d’argento. Fuori gara in avvio anche la Renault di Fernando Alonso coinvolta nell’incidente tra Sutil e Trulli.

La safety-car esce e la classifica vede in testa Barrichello seguito dalla Red Bull di Mark Webber e dalla Bmw di Robert Kubica. Il leader del Mondiale Button si ritrova in zona punti, mentre le Ferrari frenate dalle manovre di Kovalainen devono accontentarsi delle retrovie. Dopo sedici giri si ferma la Williams di un ottimo Nico Rosberg per problemi al cambio, lo segue dopo qualche giro la Bmw di Nick Heidfeld.

Dopo il primo pit-stop Barrichello da leader della corsa si ritrova terzo dietro a Webber e Kubica e con alle spalle il compagno di scuderia Button e Vettel. Qui cominciano a svanire i sogni di gloria del campione di casa: la sua Brawn perde via via competitività fino agli ultimo giri quando un problema ad un pneumatico lo relega all’ottavo posto. Risultato: Button alla bandiera a scacchi, sventolata da un sorridente Felipe Massa, è campione del mondo con 89 punti contro i 74 di Vettel, giunto quarto, e i 72 di Barrichello. La Brawn Gp fa festa anche per il titolo costruttori, mentre la Ferrari scavalcata al terzo posto della Mclaren attende il verdetto della Fia sulle manovre azzardate di Kovalainen

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MOTOGP – Vince Stoner, secondo Rossi, cade Lorenzo

from www.gazzetta.it

Vale: “Bellissimo pure così”
Stoner: “Quei gabbiani…”

Rossi felice (quasi) come se avesse vinto: “Casey è stato più veloce. Questi 20 punti sono fondamentali”. Casey: “Gli uccelli mi hanno un po’ disturbato. non mi sono mai sentito così bene”. Lorenzo: “Brutto errore, colpa mia”. Simoncelli continua nel rito scaramantico: “Non mi faccio illusioni, Aoyama ha 12 punti”

PHILLIP ISLAND (Australia), 18 ottobre 2009 – Come sempre quando non vince non è mai del tutto soddisfatto, è proprio un problema genetico. Però c’è secondo posto e secondo posto. Quello di oggi a Phillip Island per Valentino Rossi è qualcosa di liberatorio, qualcosa che dà tanta felicità minuto dopo minuto la vista della bandiera a scacchi. Jorge Lorenzo è caduto, ricacciato indietro di altri 20 punti (oltre ai 18 che già pativa) a due sole gare dalla fine. Dopo la caduta di Indianapolis e la sberla di Estoril, qualche fantasmino sulla strada del nono titolo si era fatto vivo: Casey Stoner che torna a ruggire, lo spagnolo carico, il rischio (teorico, ma sempre concreto nelle moto) che qualcosa vada storto. Invece un venerdì e un sabato perfetti, una prima curva in cui l’avversario diretto finisce per terra, una gara corsa bene in cui solo Stoner ha avuto qualcosa di più.

Rossi e Stoner sul podio di Phillip Island. Ap
Rossi e Stoner sul podio di Phillip Island. Ap

MACUMBE — Non è un secondo posto come gli altri, questo, e alla fine lo stesso Valentino lo ammette: “È stato il più divertente della mia carriera – dice ai microfoni a caldo – però ci ho provato fino alla fine. Ho tentato di prendere Casey, verso metà gara aveva un po’ rallentato. Poi però ha ricominciato a spingere forte. Avrei fatto fatica a superarlo. Ma va bene così, questi 20 punti per me sono fondamentali”. A Sepang potrà permettersi di arrivare quarto. E per quanto visto anche oggi, col quinto classificato, Edwards, a 35″, come valori in pista è proprio difficile immaginare che la festa non si tenga in Malesia, anche e soprattutto per presentarsi poi a Valencia solo per i saluti e le ulteriori celebrazioni. Meglio chiudere il discorso in Asia ed evitare di attirarsi addosso le macumbe degli spagnoli, che in casa vorrebbero vedere avverarsi un miracolo.

IN FORMA PERFETTA — Oggi comunque è anche bello e giusto celebrare la strepitosa vittoria di Casey Stoner. L’australiano, al terzo successo di fila sulla pista di casa, ammette che le cattive condizioni di salute sono ormai un ricordo, confermando che probabilmente il malessere è stato solo qualcosa di nervoso. Non si batte Valentino Rossi in questa maniera se non si è al top. Alla fine l’ex iridato 2007 conferma: “È stata la migliore condizione in gara da due anni a questa parte – ha detto il vincitore – sono tornato in forma e per questo voglio ringraziare il mio team per il supporto che mi ha dato e i miei sponsor per avermi permesso di scendere in pista con una livrea dedicata. In gara abbiamo sempre mantenuto un passo ragionevole. A un certo punto qualche gabbiano mi ha dato fastidio e mi ha rallentato, poi ho ripreso il mio ritmo”.

Jorge Lorenzo torna mestamente ai box così. Ap
Jorge Lorenzo torna mestamente ai box così. Ap

BRUTTO ERRORE — Jorge Lorenzo è invece il volto deluso di questo GP. Quello che non riesce a mandar giù, più del titolo probabilmente andato in fumo (ma che comunque restava difficile) , è l’errore alla prima curva: “È stato completamente un mio errore – ha detto Jorge – non me lo apsettavo da me un simile sbaglio. Ho totalmente calcolato male la distanza dalla linea, Hayden ha frenato in anticipo rispetto a quando mi immaginavo e l’ho toccato. Ho danneggiato il freno anteriore, pensavo di poter recuperare la linea e invece ho perso l’anteriore. Ho una piccola ferita al naso e al mignolo di una mano ma poteva anche andare peggio. Queste sono le corse, il titolo era comunque molto difficile. Ora vediamo che succede nelle prossime due gare”.

Marco Simoncelli festeggia con De Rosa (3°) sul podio. Ansa
Marco Simoncelli festeggia con De Rosa (3°) sul podio. Ansa

SIMONCELLI PRUDENTE — Grande protagonista di questo fine settimana australiano è anche Marco Simoncelli. Il romagnolo adesso è staccato di soli 12 punti da Aoyama. Il giapponese, solo settimo, sembra cominciare a sentire la pressione. Marco, però, fedele alla linea scaramantica decisa a Estoril, preferisce mantenere il profilo basso malgrado la comprensibile felicità: “È stata una gara difficilissima perché lo scorso anno la moto in questo circuito andava veramente bene, ma in questo weekend abbiamo fatto fatica a trovare un setting accettabile – ha detto – per fortuna non è stato solo un nostro problema. A inizio gara la gomma dietro scivolava molto, ma ho visto che riuscivo a essere veloce e ho continuato a tirare e a spingere il più possibile. Sono anche riuscito a staccare i miei inseguitori a un certo punto. Ma sono contentissimo per me e per Raffaele De Rosa che ha conquistato il suo primo podio e se lo meritava. Ora il mondiale si è riaperto ma non mi faccio illusioni, Aoyama è ancora avanti di 12 punti. Mi fa piacere comunque essere stato molto costante nella seconda parte della stagione, questo mi fa ben sperare per le ultime due gare”

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CICLISMO – Presentato il Tour de France 2010

from www.gazzetta.it

Ecco il Tour del 2010
Contador: “Gara per scalatori”

Presentata a Parigi la Grande Boucle: 3596 km da Rotterdam (partenza il 3 luglio) a Parigi, attraverso Alpi, Pirenei, Tourmalet (nel Centenario delle prime scalate) e il pavè della Roubaix. Armstrong: “Edizione molto più aperta delle precedenti”

PARIGI, 14 ottobre 2009 – PARIGI, 14 ottobre 2009 – Il via da Rotterdam (nell’Olanda che ospiterà anche la partenza del Giro d’Italia ), il 3 luglio, con un cronoprologo di 8 chilometri. L’arrivo tradizionale sui Campi Elisi di Parigi, il 25. In mezzo: il pavè della Roubaix, 4 settori e 13 degli ultimi 30 chilometri della terza tappa, che finisce vicino alla mitica Foresta di Arenberg; il primo arrivo (di tre) in salita a Morzine; la centralità dei Pirenei a 100 anni dalla loro prima apparizione al Tour, con il Tourmalet proposto due volte in due tappe (una con arrivo in cima); una cronometro di 51 km da Bordeaux a Pauillac, alla vigilia della conclusione. Il Tour de France 2010, presentato questa mattina al Palazzo dei Congressi di Parigi, a grandi linee è questo.

Armstrong e Contador si ignorano sul podio dell'ultimo Tour. Afp
Armstrong e Contador si ignorano sul podio dell’ultimo Tour. Afp

CONTADOR E ARMOSTRONG SI IGNORANO— – Ma naturalmente è anche tanto altro. In prima fila tutto il podio dell’edizione 2009: Contador, Andy Schleck, Armstrong: più Thor Hushovd, maglia verde, Mark Cavendish, re dello sprint con 6 centri nell’ultima edizione. Mentre non c’era Franco Pellizotti, la maglia a pois, che partiva oggi per le vacanze a New York. Per l’Italia ecco Filippo Pozzato, due tappe vinte nella Boucle (2004 e 2007), seduto a fianco di Cavendish. Contador e Armstrong, come previsto, si sono ignorati. E sulla recente inchiesta aperta dalla Procura di Parigi sul ritrovamento di siringhe sospette nella spazzatura delle squadre al Tour (e si era fatto il nome proprio dell’Astana) si sono entrambi detti estremamente tranquilli.

Lance Armstrong, 38 anni. Afp
Lance Armstrong, 38 anni. Afp

PIRENEI DECISIVI — La presentazione è stata aperta da Jean Etienne Amaury, presidente dell’Aso, società organizzatrice: ha fatto un forte appello alle garanzie di credibilità che il Tour deve assicurare, biasimando le divisione tra l’agenzia francese e l’Uci nella lotta al doping. Poi il direttore Christian Prudhomme: “Il Tour è ben più di un evento sportivo”, il saluto del sindaco di Rotterdam Ahmed Aboutaled e finalmente, alle 12.17, via il velo sul percorso. Il motto della 97ª edizione sarà: “L’eterna ricerca delle cime”, per un Tour che promette di decidersi sui Pirenei.

3.600 KM — Qualche numero: circa 3.600 chilometri, di cui appena 59 a cronometro (non ci sarà la cronosquadre). Nessun abbuono, a confermare la tendenza degli ultimi anni. I settori di pavè della Roubaix saranno 4 per complessivi 13 degli ultimi 30 chilometri della terza tappa. I colli da scalare sono 23, 3 in più che nel 2009: le città sede di tappa inedite sono 11. Il Tourmalet, indubbiamente il simbolo della prossima edizione, sarà scalato due volte: la prima nel tappone pirenaico del 20 luglio, che comprende anche Peyresourde, Aspin e Aubisque, la seconda il giorno dopo come arrivo di tappa (era successo solo un’altra volta, nel 1974, che il traguardo fosse posto in cima).

“TOUR PER SCALATORI” — “Mi piace perché è un Tour per scalatori”, ha detto Contador, che chiamato a scegliere un rivale tra Andy Schleck e Armstrong ha risposto: “Andy Schleck”. Armstrong, che poi ha pranzato con il presidente della Repubblica francese Sarkozy (“adora il ciclismo”), ha detto: “Sarà un’edizione molto più aperta della precedente anche perché non c’è la cronosquadre che quest’anno aveva tolto di mezzo molti. Il pavè è eccitante e anche scalare due volte la stessa montagna è qualcosa di unico. Solo 59 chilometri a cronometro? Beh, visto come sono andato quest’anno nelle crono, meglio così…”.

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CICLISMO – Addio a Vandenbroucke

from www. gazzetta.it

Addio Vandenbroucke
L’ultima notte con una ragazza

Un amico corridore che era con lui in Senegal ha dichiarato che il ciclista ha passato le ultime ore con una ragazza del posto. “E’ arrivato all’una ed era ubriaco”, ha detto un inserviente dell’albergo. L’autopsia domani o giovedì a Dakar

MILANO, 13 ottobre 2009 – Frank Vandenbroucke è giunto domenica pomeriggio in Senegal. Poche ore prima di morire. Lo ha raccontato alla tv belga Rtbf un ciclista suo amico, Fabio Polazzi. Con il campione c’era la giovane donna che – secondo l’amico – avrebbe spiegato alla Polizia che l’ex vincitore della Liegi-Bastogne-Liegi era svenuto in seguito ad un malore. Polazzi ha spiegato che Vandenbroucke è stato trovato morto lunedì verso le 15.30 nell’albergo “Maison Bleue”. A detta dell’amico, che sostiene di avere visto Vandenbroucke per l’ultima volta attorno alla mezzanotte di domenica, il ciclista belga, al momento del ritrovamento del cadavere, era già morto da diverse ore. Polazzi è stato avvertito della morte del belga nel tardo pomeriggio di ieri dalle forze dell’ ordine.

UBRIACO — Emergono nuovi particolari dal personale della “Maison Blue”, l’albergo in cui è stato trovato morto il ciclista. “Quando è arrivato, alle due del mattino, era ubriaco – ha detto un inserviente che ha preferito mantenere l’anonimato -. Era insieme a una senegalese. Lui si era rifiutato di fornire le sue generalità e i documenti, la donna che lo accompagnava si è registrata al suo posto. Gli abbiamo servito una birra. Intorno alle 4 la sua compagna è venuta a chiederci uno strofinaccio, perchè lui aveva vomitato. Dalle 13 non è più uscito dalla camera. Poi alle 20 il titolare mi ha chiamato e mi ha detto che il cliente era morto”. Secondo l’emittente belga Radio 1 accanto al corpo senza vita di Frank Vandenbroucke sono stati trovati tranquillanti ed insulina. Lo riferisce l’edizione online del quotidiano Le Soir. I medicinali, si legge, erano sul comodino. La gendarmeria senegalese ha reso noto che l’autopsia della salma sarà eseguita domani o giovedì a Dakar.

COMMENTI — La morte del ciclista belga Frank Vandenbroucke ha sconvolto il mondo del ciclismo. “Ci ha lasciato un atleta che ha avuto una carriera brillante ma troppo breve”, ha detto Laurent De Backer, presidente della Federciclismo belga. “Quando ho saputo del suo tentato suicidio di due anni fa – ha detto Alain Deloeil, il suo ex direttore sportivo – mi sono detto ‘finirà come Marco Pantani’. Ma non pensavo che potesse succedere una cosa del genere. Negli ultimi tempi l’avevo trovato bene: aveva corso alcuni criterium in Belgio e si era comportato bene. L’ho visto sereno, so che il suo manager gli stava cercando una squadra per l’anno prossimo. Era una persona adorabile, un grande atleta. Ma una delle caratteristiche più importanti per un campione è la solidità mentale, e in questo lui ha sempre avuto problemi”.

L'ingresso dell'abergo dov'è stato ritrovato VDB. Afp
L’ingresso dell’abergo dov’è stato ritrovato VDB. Afp

JAMES DEAN DEL CICLISMO — La stampa belga ha parlato di lui come di una “stella maledetta”, del “James Dean del ciclismo”. “Poteva diventare più grande di Eddy Merckx – scrive la Dernière Heure – ma è finito in uno scenario alla Pantani”. “Sono amareggiato e sorpreso – ha detto Patrick Lefevere, general manager della Quick Step – Vidi Franck martedì scorso in occasione della presentazione di un libro. Mi disse che era molto deluso perchè non riusciva a trovare una squadra per la prossima stagione”. “L’annuncio della morte di Frank è davvero terribile – ha aggiunto – ma non voglio dire di più perchè non conosco le circostanze della sua morte”. “Una morte annunciata” secondo Ivano Fanini. Il patron dell’ Amore e Vita inoltre afferma ” avevo pensato di chiamarlo nella mia squadra, se alla fine fosse rimasto a piedi. Era un campione nato”.

Vandenbroucke nel 2003. Afp
Vandenbroucke nel 2003. Afp

I FAMILIARI — La madre, Chantal Vanruymbeke, aveva parlato con lui dopo il suo arrivo in Africa: “Era contento, alloggiava in un albergo molto bello in Senegal. Ero al settimo cielo perchè pensavo di avere recuperato nostro figlio dopo dieci anni durissimi e ora succede questo. Sono sconvolta”, ha detto la mamma di Vandenbroucke al quotidiano Het Nieuwsblad. “L’unica cosa di cui si può accusare il mondo del ciclismo è di averlo fatto passare professionista a 19 anni, prima di chiunque altro”, ha detto invece il padre, Jean-Jacques Vandenbroucke, in una dichiarazione riportata dal quotidiano francese L’Equipe. “Forse era ancora troppo fragile, ma nessuno di noi può mettere in discussione il suo talento. Lo abbiamo lasciato nelle mani dei direttori sportivi e dei manager, nei meccanismi del sistema-squadra. È stata la fine. Forse sarebbe stato meglio farlo diventare professionista a 22-23 anni come succede a molti, con un po’ di maturità in più. Ma non era nello sport che aveva problemi, ma nella sua vita privata in cui si è fatto molto male”. Per lo zio Jean-Luc Vandenbroucke, primo direttore sportivo di suo nipote ai tempi della Lotto, la sua tragica fine “non è che una mezza sorpresa. Sapevamo che Frank non stava bene, che aveva continui sbalzi d’umore. Temevo che potesse finire male, alla Pantani, perchè Frank ha avuto un percorso difficile”. Nei prossimi giorni dovrebbe essere effettuata l’autopsia sul corpo di Vandenbroucke per fare chiarezza sulle cause della sua morte.

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VOLLEY – Il Tessitore torna in Francia

Racing Club Cannes concede il bis

In archivio un Tessitore memorabile

Sette anni dopo l’unico successo che era riuscito a conquistare nelle undici precedenti partecipazioni, il Racing Club Cannes, squadra campione di Francia da 12 anni di fila, è tornato sul gradino più alto del podio della Sanremo International Cup, la cui 25esima edizione, valida quale 17° Memorial Dado Tessitore, ha tenuto banco da venerdì a domenica a Villa Ormond.

Miglior modo per onorare il 25° compleanno non poteva esserci: squadre di altissimo livello, folto pubblico in tutte e tre le giornate di gara, partite emozionanti e spettacolari.

In una finalissima durata quasi due ore e trenta, le transalpine di Yan Fang (che non poteva contare sulle infortunate Salinas e Buckova, comunque al seguito della squadra), prossime protagoniste in Champions League, sono riuscite a superare 3-2 in rimonta le biancorosse della Yamamay Busto Arsizio, allenate da Carlo Parisi e Mariela Codaro. Il team italiano, che in questa stagione sarà per la prima volta nella sua storia al via di una competizione continentale, la Coppa Cev, non sono riuscite a capitalizzare il vantaggio di due set a zero e 11-6 nel tie break. Questo il tabellino completo della finale arbitrata dagli internazionali Paolo Barbero di Lavagna e Luca Sobrero di Carcare.

Yamamay- Cannes 2-3 (25-22, 25-20, 15-25, 20-25, 14-16)

Yamamay Busto Arsizio: Fernandinha 5, Valeriano, Kim, Turlea 22, Kovacova n.e., Campanari 15, Okaka, Crisanti 12, De Luca 11, Borri (L), Havelkova 15. All. Carlo Parisi. Battute vincenti: 6, errate 8. Muri: 9.

Racing Club Cannes: Marchenko 19, Yaneva 16, Fiorin 2, Antonijevic 6, Fomina (L), Polechtchouk 7, Ravva 14, Centoni 20, Delic 1, Ong. All. Yan Fang. Battute vincenti: 9, errate 8. Muri: 14.

Al terzo posto si è piazzata la formazione del Riso Scotti Pavia, vittoriosa 3-1 nella finalina sull’Mc Carnaghi Villa Cortese (priva delle azzurre Aguero, Cardullo e Secolo). Al 5° le piacentine del Rebecchilupa Piacenza, 3-1 al Leningradka San Pietroburgo.

I premi speciali sono stati così assegnati: mvp Victoria Ravva (Cannes), alzatrice Fernandinha (Yamamay), muro Dora Beata Horvath (Riso Scotti), servizio Maryna Marchenko (Cannes), schiacciatrice Helena Havelkova (Yamamay), difesa Luna Veronica Carocci (Riso Scotti). Rispetto al solito sono stati inseriti i premi di top scorer della finale, andato a Carmen Turlea (Yamamay) autrice di 22 punti, ed alla più avvenente, Tereza Matuszkova (Riso Scotti). Un ricordo dell’evento è stato consegnato dal presidente della Nuova Lega Pallavolo, Enrico Chiavari, a Barbara De Luca, ex giocatrice del Sanremo, tornata dopo alcuni anni a disputare il torneo matuziano.

Applausi anche per un campionissimo del volley presente a Villa Ormond: Juan Carlos Cuminetti, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Seul ‘88 con la maglia dell’Argentina e poi vincitore con club italiani (ha giocato in A1 per 14 stagioni) di due scudetti, tre Coppe dei Campioni, quattro Coppa Italia e si è laureato nel 2007 campione europeo Over 40 con la maglia azzurra.

A consegnare i numerosi riconoscimenti sono stati Lupetta e Giuseppe Tessitore, l’ideatore della manifestazione e organizzatore delle prime tre edizioni Paolo Alberti, l’assessore allo sport del Comune di Sanremo Alessandro Il Grande, il consigliere provinciale Andrea Artioli, il consigliere comunale Massimo Rossano, il presidente provinciale Coni Ivo Bensa, il consigliere federale Fipav Aldo Rossi, il presidente regionale Fipav Anna Del Vigo, il presidente provinciale Fipav Tullio Arduino, la responsabile del Liceo dello Sport Tiziana Belli, il titolare di Vespa Store Sanremo Marco Petrucci.

Nella giornata inaugurale della Sanremo Cup erano stati consegnati due riconoscimenti alle neocampionesse d’Europa presenti a Sanremo, vale a dire Lucia Crisanti della Yamamay Busto Arsizio e Giulia Rondon del Rebecchilupa Piacenza.

Da segnalare una curiosità: ieri sera, pochi chilometri dopo aver imboccato la A10, uno dei due pulmini della Yamamay è rimasto in panne, ma l’organizzazione della Sanremo Cup è riuscita nel giro di pochi minuti a rintracciare un mezzo alternativo che ha consentito al team di rientrare regolarmente in sede.

I sei sono rimasti entusiasti del clima della Riviera dei Fiori e dell’accoglienza ricevuta e si sono detti tutti desiderosi di ritornare l’anno prossimo. Mai come quest’anno erano al seguito della squadra così tanti dirigenti (compresi i vertici dei vari club), addetti ai lavori (dieci i fotografi accreditati tra italiani e stranieri), familiari e supporter. E’ stato calcolato che, oltre alle squadre, abbiano soggiornato nella Città dei Fiori non meno di 150 persone.

Nonostante i noti limiti, la struttura di Villa Ormond, allestita nel migliore dei modi dall’organizzazione, si è rivelata più indicata rispetto al Mercato dei Fiori di Valle Armea, almeno per quanto riguarda l’illuminazione, gli spogliatoi ed il fondo. Un po’ sacrificato il pubblico, particolarmente numeroso per questa prestigiosa edizione.

Alcuni incontri della Sanremo Cup 2009 sono andati in onda in diretta, via web cam, sul sito www.volleybusto.com.

Principali partner dell’iniziativa sono stati Roburex, Laboratorio Farmaceutico Ct, Fratelli Carli, DonnaOro, Vespa Store Sanremo, Latte Alberti, Generali Assicurazioni, Riviera Recuperi. Media partner: La Stampa e Sanremonews.

Molto ben riuscite anche le iniziative collaterali. Ben sessanta sono stati gli allenatori partecipanti al corso di aggiornamento per allenatori, tenuto sabato mattina da Carlo Parisi, head coach Yamamay. Per quanto riguarda il torneo esagonale Under 14 femminile, 3° Memorial Franca Mazzucchelli, successo del Centro Volley Sanremo, 2-0 in finale sull’Alassio, terzo Sampor Savona.

L’organizzazione è stata curata dalla Asd Nuova Lega Pallavolo Sanremo, sotto l’egida della Fipav, con il sostegno di Comune di Sanremo Assessorato Manifestazioni e Promozione Turistica, Regione Liguria Assessorato allo Sport, Provincia di Imperia Assessorato Turismo e Sport, con il patrocinio della Lega Pallavolo Serie A femminile e del Coni di Imperia e la collaborazione di Liceo dello Sport Istituto Colombo Arma di Taggia.

Risultati Sanremo Cup 2009

Venerdì 9 ottobre. Pool A: Riso Scotti Pavia-Leningradka San Pietroburgo 2-1, Mc Carnaghi Villa Cortese-Riso Scotti Pavia 2-1, Villa Cortese-Leningradka San Pietroburgo 2-1. Classifica: Villa Cortese 4; Pavia 3; Leningrado 2. Pool B: Yamamay Busto Arsizio-Rebecchilupa Piacenza 3-0, Racing Club Cannes-Rebecchilupa Piacenza 2-1, Racing Club Cannes-Busto Arsizio 2-1. Classifica: Cannes 4; Busto Arsizio 4; Piacenza 1.

Sabato 10 ottobre. Mc Carnaghi Villa Cortese-Yamamay Busto Arsizio 1-3 (20-25, 25-23, 16-25, 21-25), Riso Scotti Pavia-Racing Club Cannes (25-22, 18-25, 27-25, 21-25, 12-15), finale 5° posto Rebecchilupa Piacenza-Leningradka San Pietroburgo 3-1 (25-14, 25-16, 19-25, 25-18)

Domenica 11 ottobre. finale 3° posto Villa Cortese-Pavia 1-3 (25-22, 21-25, 15-25, 20-25), finale 1° posto Yamamay Busto Arsizio-Racing Club Cannes 2-3 (25-22, 25-20, 15-25, 20-25, 14-16).

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NUOTO – Castagnetti da una vecchia intervista di nuoto.it

from www.nuoto.it

Ingrandisci l'immagineRiproponiamo in ricordo di Alberto Castagnetti l’intervista realizzata nel novembre 2007.

E’ mattina presto e l’aria è serena, come l’atmosfera che si respira al Centro Federale di Verona: la sagoma di Alberto Castagnetti è stagliata sul piano vasca, intenta a cronometrare i suoi campioni. Alberto è un uomo riservato e schivo, ma estremamente semplice e disponibile nei miei confronti; mentre lui continua il suo lavoro, iniziamo la nostra chiacchierata.

V.: “Chi è un allenatore?”

A.: “Sicuramente deve essere una persona esperta della materia, un ex atleta di medio livello, che lavora quotidianamente per cercare di perfezionarsi, poichè non è mai soddisfatto di ciò che sta facendo, che scambia pareri e opinioni con altri tecnici per crescere e valere sempre di più. Occorre essere pervasi anche dall’entusiasmo, in quanto è un lavoro abbastanza monotono, e se questo scompare gli atleti lo avvertono e si adagiano…
Inoltre bisogna possedere la capacità di comunicare oltre il piano vasca, perché è molto più importante allenare la mente che i muscoli…”

V.: “E tu come ci riesci?”

A.: “Cerco di spronarli e di dire loro le parole giuste al momento opportuno: sono i piccoli dettagli che rendono significativa un’azione. L’atleta si aspetta chiaramente una parola nei momenti difficili, ma anche quando sta bene è indispensabile stimolarli: l’atleta è allenatore-dipendente al 90%, solo alcuni vanno con le proprie gambe e in tal caso si è di fronte ad un agonista vero e ad un risultato sicuro”.

V.: “Qual è il segreto della longevità della tua carriera da c.t.?”

A.: “La buona sorte! Mi piace il mestiere che faccio, non sono mai appagato né di me stesso, né dei miei ragazzi. In più ho avuto la fortuna di allenare dei buoni atleti e porto con me un’enorme passione e voglia di migliorare”.

V.: “Che cosa ti ha affascinato a tal punto del nuoto da renderlo il tuo mestiere?”

A.: “Quando avevo 20 anni sono stato in America e ho potuto vedere le scuole nuoto che qui in Italia non esistevano ancora…Sono tornato a Verona e ho frequentato i primi due anni di ingegneria, ma poi nuotare e studiare il nuoto mi piaceva e mi coinvolgeva più di ogni altra cosa, così sono andato a Padova da Dennerlein e con il suo aiuto ho costruito la prima piscina a Verona; come tutti ho iniziato ad insegnare ai bambini e da lì è cominciata la mia crescita tecnica ed umana, continuando ogni tanto a ritornare in America per aggiornarmi…il resto poi è storia”.

V.: “Sei definito da molti un uomo carismatico: che cosa rappresenta per te il carisma?”

A.: “Non mi ritengo una persona particolarmente carismatica.
Carismatico è un direttore d’orchestra o un artista…Essere carismatico significa sapere comunicare positivamente con la gente”.

V.: “Quale è stata la tua maggiore soddisfazione come atleta e come c.t.?”

A.: “Dopo le Olimpiadi di Monaco del 1972 in cui non ci qualificammo pel la finale con la staffetta, direi i Mondiali di Belgrado dell’anno successivo, in cui arrivammo settimi e la Calligaris vinse gli 800 sl. Come c.t. spero che la soddisfazione maggiore debba ancora arrivare…!”

V.: “Come definiresti i tuoi atleti del passato e del presente? Da Gleria e Lamberti a Fioravanti e Brembilla, da Rosolino a Marin e alla Pellegrini?”

A.: “Sono atleti molto diversi fra loro, gli ultimi hanno una maturità agonistica più spiccata, in ragione del fatto che sono maturato anch’io e trasmetto maggiore tranquillità e fiducia. Ai tempi di Lamberti era lui che ne dava a me, invece ora sono io che rassicuro gli atleti e trasmetto forza e serenità per affrontare al meglio la gara.
Più un allenatore gestisce bene la preparazione, più l’atleta cresce meglio”.

V.: “ Quale è stata la molla che ha fatto esplodere l’Italia quale potenza mondiale nel nuoto dopo Sidney?”

A.: “A Sidney siamo andati con un vero e proprio squadrone compatto trascinato da un leader come Brembilla: quando siamo stati in Australia eravamo tutti al 100% e la medaglia di Fioravanti il secondo giorno di gare è stata un’iniezione tale di fiducia ed energia da scatenare le altre medaglie e grandi prestazioni.
Quando l’ambiente capisce che è protagonista e che nessuno è inarrivabile, allora cambia la mentalità e da allora il nuoto italiano è rimasto ad un livello elevato, senza dimenticare il grande lavoro fatto dai tecnici delle varie società a livello locale”.

V.: “Dopo Atene il Centro Federale di Verona doveva chiudere, invece ora gli atleti fanno a gara per venire ad allenarsi qui con te, come lo spieghi?”

A.: “Diciamo che la chiusura del Centro era stata proposta più per un discorso economico di affitti da rinnovare che altro… Abbiamo poi deciso di ripartire con un gruppo di giovani che ha dato poi vita a quello eccezionale di oggi, in cui si respirano entusiasmo, gioia e passione per ciò che si sta facendo e per questo motivo si lavora bene e molti atleti desiderano venire qui.
Se poi aggiungiamo uno staff di medici e fisioterapisti che controllano gli atleti a tutto tondo, dal punto di vista alimentare, fisico, psicologico (e scolastico fino allo scorso anno), si crea una struttura affiatata e determinata.
Non ci sono segreti, ma tanto metodo. Forse la mia più grande qualità è quella di riuscire a trasmettere la partecipazione agli atleti. Il risultato dipende dalla stima che nasce dalla condivisione di fatiche e difficoltà.
Tutti qui vogliono vincere, quindi ci si adegua a tale mentalità dando il massimo in ogni seduta di allenamento”.

V.: “Conta di più il talento o il sacrificio unito alla volontà per vincere?”

A.: “Il sacrificio!
Il talento non si può allenare e da solo non porta a grandi risultati, invece la capacità di lavorare si può migliorare…Se la persona è dotata di entrambe le qualità allora si è di fronte ad un campione”.

V.: “Come vedi Pechino per gli azzurri?”

A.: “La squadra italiana è unita, ci sono cinque o sei atleti capaci di gareggiare al alto livello e di lottare per una medaglia, non solo uno… Andiamo a Pechino con ottime possibilità, ma non è ancora chiara la situazione dei nuotatori cinesi, che per me esploderanno.
Abbiamo molteplici chances, ci potranno essere delle belle sorprese come Colbertaldo, poi servirà che tutti i ragazzi stiano bene insieme ad un pizzico di fortuna!”

V.: “Esiste un campione perfetto?”

A.: “Nessuno è perfetto, ognuno ha il suo punto debole, chi era perfetto è stato messo in croce, quindi è meglio non esserlo”.

V.: “Esistono dei limiti cronometrici nella prestazione sportiva? Quali saranno i prossimi da abbattere nel nuoto?”

A.: “Si pensa di sì, ma improvvisamente nasce un fenomeno acquatico che te li distrugge, come Thorpe o Phelps, che con classe, attitudine e volontà hanno segnato dei tempi strepitosi. Credo che il primo muro che cadrà sarà la barriera dei quattro minuti nei 400 sl donne…”

V.: “Che cosa serve per rialzarsi da una sconfitta?”

A.: “L’ambiente, i compagni e l’allenatore devono sapere dare una ragione alla sconfitta e non colpevolizzare l’atleta, che dopo essersi tranquillizzato con fiducia può ripartire come un veliero con alberi gonfi di aria ed energia verso nuovi ed ambiziosi traguardi”.

V.: “Perché molti atleti si allenano in Italia ultimamente? Dove può migliorare la nostra metodologia di allenamento?”

A.: “Credo che il motivo sia soprattutto economico…
Noi dobbiamo migliorare la tecnica della nuotata, in particolare partenza e virata, che determinano la differenza cronometrica nelle competizioni di alto livello.
Occorre anche porre maggiore attenzione alla preparazione delle gambe che sono importantissime per sostenere l’azione delle braccia; è chiaro che se uso le gambe vado più forte, ma consumo di più, se invece fossero allenate bene questo non succederebbe”.

V.: “Allenare significa essere anche un po’ padre dei propri atleti?”

A.: “Non dovrebbe mai succedere.
L’allenatore è una figura cardine per l’atleta, ma quella del padre è distinta e più carismatica, ci deve essere una certa distanza fra le due personalità.
Non va bene entrare troppo in amicizia con gli atleti, perché altrimenti i comportamenti cambiano; l’allenatore deve essere in grado di dare un input preciso, mantenere la disciplina ed essere esperto per ottenere il meglio. Occorrono solamente fiducia e rispetto reciproci affinché il binomio sia vincente”.

Forse è azzardato, ma penso che Alberto possa essere metaforicamente paragonato all’acqua, con cui ogni giorno è a stretto contatto: l’acqua è chiara ed essenziale, proprio come il nostro c.t., semplice nei suoi insegnamenti, ma estremamente attento ad ogni dettaglio, perché è proprio nelle piccole cose che si scoprono i tesori che mai avremmo pensato di possedere.

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SCI – Addio alle gare, Herminator saluta

from www.repubblica.it

Maier appende gli sci
Herminator si ritira

Il 36enne austriaco, due volte campione olimpico e tre ori mondiali, annuncia l’addio alle gare: ”Ci ho riflettuto molto ma alla fine la decisione è stata naturale”

Maier appende gli sci Herminator si ritira

VIENNA - Hermann Maier si ritira. Il 36enne campione austriaco ha annunciato la sua decisione in una conferenza stampa a Vienna. “E’ il momento ideale per chiudere”, ha spiegato Maier, due ori olimpici, quattro coppe del mondo e tre ori ai Mondiali vinti in carriera.

SCELTA NATURALE - “Ci ho riflettuto molto ma alla fine la decisione è stata naturale”, ha spiegato Maier, vincitore di 54 gare di coppa del mondo. “Mi sono deciso a tirare una linea e a chiudere ora la mia carriera”, ha aggiunto. Nel 2001 ‘Herminator’ era stato vittima di un grave incidente in moto e aveva rischiato di perdere la gamba destra. Nel gennaio 2003 l’austriaco è poi tornato alle gare e nel corso degli anni successivi è riuscito a conquistare altri importanti successi, fra i quali l’argento in superG ai Mondiali di Saint Moritz nel 2003, la sua quarta coppa del mondo nel 2003/2004, la medaglia d’oro ai Mondiali di Bormio 2005 nello slalom gigante e l’argento alle Olimpiadi di Torino 2006 nel super-g.

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OLIMPIADI – Si candida anche Palermo, ma è la strada giusta per vincere?

from www.gazzetta.it

Palermo punta ai Giochi 2020
È sfida a Roma e Venezia

Il capolugo siciliano vorrebbe candidarsi per l’edizione in programma nel 2020. E’ la terza città italiana, dopo Venezia e Roma

Palermo si candida per i Giochi 2020. Afp
Palermo si candida per i Giochi 2020. Afp

MILANO, 13 ottobre 2009 – Palermo si candida per l’assegnazione delle Olimpiadi del 2020. E’ la terza candidatura italiana dopo Venezia e Roma. Il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e l’assessore al Turismo e Sport Nino Strano presenteranno la candidatura giovedì alle 15,30 nella sede dell’Associazione Stampa estera a Roma. Alla conferenza stampa in cui verrà presentata la candidatura di Palermo parteciperanno anche alcuni dei componenti del comitato promotore, esponenti del mondo dell’imprenditoria, della cultura e dello sport

IN GIAPPONE — Nel frattempo in Giappone si è svolto un primo round esplorativo di Hiroshima e Nagasaki con i vertici del Comitato olimpico giapponese (Joc) sull’ipotesi di ospitare congiuntamente i Giochi estivi del 2020. Il sindaco di Hiroshima, Akiba, si è dichiarato pronto ad andare fino in fondo per accertare tutti gli elementi di fattibilità del progetto anche di fronte alle posizioni meno ottimiste del presidente del Joc, Takeda Tsunekazu, che ha ricordato il divieto stabilito dalla Carta olimpica di proporre candidature duali, cioè organizzate da due città diverse. “D’ora in avanti – ha osservato sul punto Tsunekazu, in un breve incontro con la stampa – sarà il Cio, e non noi, a dover decidere se si possa interpretare in modo diverso il regolamento e ammettere questa possibilità”. La proposta di Hiroshima-Nagasaki è arrivata a pochi giorni dalla sconfitta di Tokyo come sede olimpica del 2016 e ha già sollevato le critiche degli addetti ai lavori nonchè le prime perplessità del Comitato olimpico internazionale (Cio). La ragione principale è la distanza di oltre 300 km che separa le due sedi. In più, ma questo sul fronte interno, c’è la rivalità con Tokyo per cui il primo ministro, Yukio Hatoyama, e il potente governatore metropolitano, Shintaro Ishihara avevano sostenuto l’immagine di una olimpiade verde ed ecosostenibile: l’opzione per ripresentarsi nel 2020 non è ancora ufficialmente caduta.

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OLIMPIADI – Già caduta la candidatura di Hiroshima-Nagasaki per il 2020

from www.lastampa.it

Il Cio respinge Hiroshima-Nagasaki:”Nessuna speranza per i Giochi 2020″

Il direttore esecutivo Gilbert Felli ha spiegato che la Carta olimpica non consente “candidature congiunte”

Il Comitato Olimpico Internazionale boccia la candidatura congiunta che Hiroshima e Nagasaki hanno intenzione di lanciare per le Olimpiadi del 2020. Gilbert Felli, direttore esecutivo del Cio per i Giochi, ha spiegato all’agenzia di stampa nipponica Kyodo News che la Carta Olimpica «stabilisce chiaramente che una sola città può ospitare le Olimpiadi»: «La Carta – ha aggiunto il dirigente – non consente a due città di condividere l’organizzazione dei Giochi. Al momento la risposta è no».

Hiroshima e Nagasaki, le due città giapponesi distrutte dal bombardamento nucleare dell’aviazione statunitense nella Seconda Guerra Mondiale, hanno anticipato una candidatura congiunta domenica lanciando un progetto incentrato sulla promozione della pace nel mondo. Le speranze delle due città giapponesi restano legate ad una difficile revisione della Carta Olimpica. A tal proposito Felli ha chiarito che difficilmente il Cio potrà rivedere le linee guida per le candidature prima del 2011, l’anno in cui inizierà l’iter delle candidature ai Giochi del 2020. Felli ha suggerito a Hiroshima e Nagasaki di modificare la candidatura affidando le Olimpiadi ad una sola città e all’altra solamente alcune gare, come ad esempio quelle della prima fase dei tornei di calcio. Hiroshima sorge sull’isola principale di Honshu, mentre Nagasaki è situata 294 chilometri a sud sull’isola di Kyushu.

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OLIMPIADI – Ecco il film sulle Olimpiadi di Pechino

www.nuoto.it

Ingrandisci l'immagine“Sport Movies & Tv 2009 – 27th Milano International FICTS Festival”, il Festival internazionale del cinema e della televisione sportiva (www.sportmoviestv.com), verrà aperto a Milano con una eccezionale “prima mondiale”.
L’Italia, scelta tra i 205 Paesi affiliati al CIO (Comitato Internazionale Olimpico), presenterà, in anteprima assoluta per i 5 Continenti, il Film Ufficiale dei Giochi Olimpici Pechino 2008 (22° nella storia dei Giochi) intitolato “The Everlasting Flame: Beijing Olimpics 2008”. Un anno di montaggio per 90 minuti di emozionanti e coinvolgenti immagini in cui saranno raccontate le gesta dei protagonisti dei Giochi, le storie di vittorie e di sconfitte che presenteranno il lato umano del campione e l’origine nella sua terra. La passione, gli sforzi e la vita degli atleti di tutto il mondo per preparare il “gioco perfetto”.

La proiezione avrà luogo in occasione della “Cerimonia di Apertura” del Festival al Grattacielo Pirelli sede della Regione Lombardia (Piazza Duca d’Aosta 1 – Milano) Venerdì 30 Ottobre alle 17.30 all’“Auditorium Gaber” con capienza 400 posti (ingresso ad inviti).

Oltre alle massime Autorità sportive (CIO, CONI) ed Istituzionali (Regione, Provincia e Comune) ed ospiti che saranno insigniti della “Guirlande d’Honneur”, interverranno alla proiezione Gu Jun la regista cinese del film, il Dott. He Zhenliang l’uomo che ha portato i Giochi Olimpici in Cina, attuale Presidente Onorario del Comitato Olimpico Cinese, Membro del CIO, il Prof. Jiang Xiaoyu Presidente del “Beijing Olympic City Development Promotion Association” (BODA) e Presidente della Commissione Educazione, Scienza, Cultura, Salute Pubblica e Sport del Comitato Nazionale CPPCC (National Committee of the Chinese People’s Political Consultative Conference) di cui è membro, il Dott. Feng Gao V. Presidente della China Central Television (C.C.T.V. Tv di Stato cinese con 17 canali) che ha prodotto il film.

Il Festival (30 ottobre – 4 novembre) (accrediti Stampa entro il 17 ottobre), Finale Mondiale delle 14 fasi del Circuito Internazionale “World FICTS Challenge” che si svolgono nei 5 Continenti, è organizzato dalla FICTS (Fédération Internationale Cinéma Télévision Sportifs, presieduta dal Prof. Franco Ascani, a cui aderiscono 102 Nazioni) riconosciuta dal CIO – Comitato Internazionale Olimpico. Le 180 opere in gara saranno proiettate al Palazzo Giureconsulti (Piazza Mercanti 2, Milano) “core business” del Festival dove avranno luogo 7 Convegni, 8 Incontri, 3 Workshop, 2 Mostre, 9 Eventi collegati, 4 Conferenze Stampa e Premiazioni.

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NUOTO – Quale futuro per la Nazionale

from www.gazzetta.it

Federica disperata
ha perso la sua guida

La morte di Castagnetti ha gettato nello sconforto l’olimpionica che di lui diceva: “Con lui ogni traguardo è raggiungibile”. Ora dovrà imparare a fare senza il tecnico veronese, scomparso ieri a 66 anni, che però le ha già indicato strada e traguardi fino ai prossimi Giochi

Alberto Castagnetti, 66 anni. LaPresse
Alberto Castagnetti, 66 anni. LaPresse

MILANO, 13 ottobre 2009 – “Federica è disperata per la morte del suo allenatore Alberto Castagnetti: i suoi genitori l’hanno raggiunta a Verona per starle vicino”. È quanto si è appreso stamani presso la piscina Serenissima di Mestre dove lavora Cinzia Leonello, madre della campionessa di nuoto Federica Pellegrini. «Alberto Castagnetti è il migliore del mondo. Nella sua autobiografia (“Mamma posso farmi il piercing”) di lui scriveva: “Con lui ogni traguardo è raggiungibile. Mi mette serenità. Sa farmi ridere. Sa farmi star bene. Sa farmi tirare fuori il massimo”.

Un amico e consigliere per lei, ma anche un autentico monumento dello sport azzurro. Senza timore di esagerare, Alberto è stato “il nuoto azzurro” degli ultimi 22 anni, da quel 1988 che gli riservò il ruolo di c.t. Ma il personaggio, esplosivo, colto, preparatissimo, pungente, bon vivant, si era già fatto conoscere fin dagli anni 70. Atleta capace di tornare a nuotare a 24 anni e di stabilire a 29 il personale sui 100 sl, è stato il primo in Italia ad aprire una piscina privata, quella che poi è diventata il gioiello di Arbizzano, il primo a comprendere lo show business legato al nuoto, con i meeting organizzati chiamando gli americani che a quei tempi in Italia si potevano vedere solo in tv, il primo a concepire nuovi metodi di allenamento sulla scia del maestro Bubi Dennerlein e con il mito mai sopito degli Stati Uniti.

Nel 1986 la Leonessa Brescia gli affida il 17enne Lamberti e tre anni dopo Giorgio diventa il primo uomo italiano a stabilire un primato del mondo. “Senza infortuni, sarebbe stato Thorpe 10 anni prima”, disse Castagnetti della sua prima stella. E oggi che lui non c’è più vogliamo ripercorrere le sue parole alla Gazzetta sull’ultima sua creatura, quella Fede che oggi dovrà reinventarsi senza di lui.

Alberto Castagnetti e Federica Pellegrini. LaPresse
Alberto Castagnetti e Federica Pellegrini. LaPresse

STORIA — “Per me solo Pelè è il più grande. Lei è entrata nella storia mondiale del nuoto, non si possono fare confronti con i campioni degli altri sport perché bisogna parametrare le diverse difficoltà che si hanno. Non so, quali difficoltà aveva un Dibiasi che si tuffava dalla piattaforma? O gli sciatori come la Compagnoni e Tomba? Io mi fermo al nuoto. Uno sport che ti massacra fisicamente e mentalmente, e Federica è stata bravissima a centrare i suoi obiettivi. Quindi per me è da storia del nuoto”

CONSIGLI — “Deve imparare a essere meno istintiva e più riflessiva, anch’io se dicessi tutto quello che penso… Fede ha bisogno di non fossilizzarsi mentalmente, di non rapportarsi con ciò che ha fatto. Deve restare tranquilla”

LONDRA 2012 — “Ai Giochi dovrà tentare di fare quello che non è riuscito a Roma: tre gare consecutive, o in alternativa puntare solo su 100 e 200, da costruire comunque passando sempre dai 400″

TRAGUARDO — “Io non sono appagato e pure lei: lo saremo quando ci sarà la conferma olimpica”

POPOLARITA’ — “Combattere con la sua notorietà è l’altro problema, ma lei sa che non deve andare oltre la misura”

SQUADRA — “Ci sono giovani molto interessanti che stanno crescendo come la Scarcella, la Di Pietro, Giorgetti, Belotti, Maglia, Orsi, gli altri staffettisti. Vedrete: a Londra avremo una grande squadra”

UMILTA’ — “Serve umiltà, ci sono atleti che fanno proclami, ma poi non ci sono riscontri nelle prestazioni: non si capisce che se si parla troppo, la gente si aspetta che vinci. E invece ci sono ragazzi che non riescono a entrare neanche in finale. Basta con i clamori”

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NUOTO – La storia e i pensieri su Alberto Castagnetti

from www.gazzetta.it

Pellegrini: “Sono sconvolta”

Il c.t. della Nazionale italiana di nuoto si è spento a 66 anni: l’8 settembre era stato operato al cuore. Per stargli vicino Federica aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo: “In questo momento non ho parole”

Alberto Castagnetti è morto a  66 anni. LaPresse
Alberto Castagnetti è morto a 66 anni. LaPresse

MILANO, 12 ottobre 2009 – È morto Alberto Castagnetti, commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto: l’8 settembre era stato sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore, programmato da tempo. Castagnetti è deceduto nella sua abitazione di Albizzano, frazione di Negrar (Verona). La moglie Isabella era uscita e, al rientro in casa, lo ha trovato morto. Il ct del nuoto azzurro lascia quattro figli (due dal primo e due dal secondo matrimonio). Alberto Castagnetti era nato a Verona il 3 febbraio 1943. Da atleta – stileliberista e staffettista di buon livello – partecipa ai Giochi Olimpici di Monaco 1972 e ai Mondiali di Belgrado 1973, conquista numerosi titoli italiani con le staffette e si piazza secondo nei 100 stile libero ai Campionati Assoluti di Napoli nel 1969. Nei Giochi del Mediterraneo del 1971 a Smirne partecipa all’argento dell’Italia nella 4×100 sl.

C.T. DAL 1987 — Commissario tecnico della Nazionale Italiana di Nuoto ininterrottamente dal 1987, ha allenato nel passato campioni del calibro di Giorgio Lamberti, Roberto Gleria, Marcello Guarducci e Domenico Fioravanti. Grazie alla sua conduzione l’Italia del Nuoto ha arricchito il medagliere olimpico con 4 ori, 2 argenti e 7 bronzi, diventando così una delle più rilevanti potenze mondiali. Nel quadriennio che ha portato alle Olimpiadi di Pechino è cresciuta la striscia di risultati importanti sotto la sua direzione tecnica: dal primo storico oro olimpico al femminile di Federica Pellegrini nei 200 sl al doppio titolo mondiale di Filippo Magnini nei 100 sl; dai record mondiali della Pellegrini nei 200 sl e 400 sl, al primo oro europeo donne a Budapest 2006 nei 400 misti di Alessia Filippi, che stabilisce anche il record europeo nei 1500 sl: dalle 60 medaglie internazionali (4 alle Olimpiadi, 5 ai Mondiali, 10 ai Mondiali in vasca corta, 21 agli Europei e 20 agli Europei in vasca corta) di Massimiliano Rosolino al prestigioso primato continentale della 4×200 sl ‘rosà. Il post-Giochi Olimpici 2008 è ripartito con ancora grandi soddisfazioni per Castagnetti, il ct più vincente del nuoto italiano. Il 2009, l’anno del Mondiale di Roma, prosegue con i successi di Federica Pellegrini (oro nei 200 e nei 400 sl) e Alessia Filippi (bronzo negli 800). L’8 settembre scorso Castagnetti si era sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore. Per stargli vicino Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo.

FEDERICA: “SONO SCONVOLTA” — “Sono scioccata, è una notizia che mi lascia sconvolta”. Questo il primo commento della campionessa olimpica Federica Pellegrini, che ha appreso della morte del commissario tecnico del nuoto azzurro e suo allenatore Alberto Castagnetti mentre era in compagnia del fidanzato Luca Marin. “La notizia – ha detto, molto emozionata, la Pellegrini – si è rincorsa come un tam tam e in questo momento non trovo le parole”. Castagnetti è morto nella sua abitazione ad Albizzano, una frazione di Negrar (Verona). Profondo cordoglio e dolore anche allo Sport Interclub di Albizzano, una sorta di seconda casa per il ct, dove tornava sempre dopo i successi ottenuti dal nuoto azzurro e ogni volta era accolto in modo trionfale.

Per stare vicino a Castagnetti Federica  Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti  programmato da tempo. LaPresse
Per stare vicino a Castagnetti Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo. LaPresse

“ADDIO ALBERTO” — “Sono choccato, incredulo, fatico a trovare le parole. In questo drammatico momento il mio primo pensiero è rivolto alla famiglia, alla quale a nome dello sport italiano porgo le più sentite condoglianze”. È il primo commento del presidente del Coni Gianni Petrucci, appresa la notizia della morte del ct azzurro di nuoto Alberto Castagnetti. “Poi non è un mistero che Castagnetti era una persona che stimavo come uomo e come tecnico. Non sono io a dover ricordare i suoi successi e le medaglie che ha regalato allo sport italiano, che sono sotto gli occhi di tutti. Oggi abbiamo perso un campione al quale tutti dobbiamo riconoscenza per le emozioni che ci ha regalato. Addio Alberto, ci mancherai”.

“E’ STATO UN GENIO” — “Mi mancherà non tanto il tecnico quanto l’uomo. Castagnetti era una persona con la quale era piacevole conversare di tanti argomenti, non soltanto di sport”. Lo ha dichiarato il segretario generale del Coni Raffaele Pagnozzi: “È stato un genio da Commissario Tecnico – sottolinea Pagnozzi – e ci ha fatto gioire come nessun altro nella storia del nuoto. Avevamo tanti progetti per il futuro, tante idee da sviluppare. Con la sua improvvisa scomparsa, Alberto lascia un vuoto incolmabile nel Coni, nella Federazione, nei suoi atleti. E noi che gli abbiamo voluto bene ci sentiamo tutti più soli”.

IL RICORDO DI ROSOLINO — “Questo è uno dei giorni più brutti della mia carriera. Ho perso medaglie importanti, finali olimpiche ma mai ho sentito un vuoto così, un senso di abbandono. Ho perso un amico, una persona verso la quale nutrivo una grandissima stima. La scomparsa di Alberto lascia un vuoto enorme in tutti noi. Personalmente porterò sempre un ricordo vivo di una persona con la quale c’era un continuo confronto. Alberto era molto esigente, ma era una persona che ti dava tutto e dalla quale ho sempre cercato di prendere esempio. Era un duro, era l’allenatore dei duri e lo è stato fino all’ultima vasca. Ci siamo visti qualche giorno prima della sua operazione – aggiunge il nuotatore napoletano – l’ho sentito dopo l’intervento. Mai avrei immaginato cosa sarebbe accaduto”.

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NUOTO – E’ mancato Alberto Castagnetti

from www.gazzetta.it

E’ morto Alberto Castagnetti
c.t. della Nazionale di nuoto

Il commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto si è spento a 66 anni: il 9 settembre era stato operato al cuore

MILANO, 12 ottobre 2009 – È morto Alberto Castagnetti, commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto: il 9 settembre era stato sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore, programmato da tempo. Castagnetti aveva 66 anni, si è spento a Verona, la sua città, dove era nato il 3 febbraio 1943. Dopo una carriera da nuotatore – aveva partecipato tra l’altro alle Olimpiadi di Monaco del 1972 ed ai Mondiali di Belgrado nel 1973 – aveva assunto nel 1987 l’incarico ci commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto.

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VOLLEY – Il Cannes vince la 25° Edizione del Memorial Tessitore

Il Racing Club Cannes torna ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della Sanremo Internatonal Cup. Dopo il trionfo del 2002, le campionesse di Francia si sono ripetute ieri pomeriggio a Villa Ormond, superando 3-2 la Yamamay Busto Arsizio. Interminabile la finale, durata oltre due ore davanti ad un pubblico numerosissimo ed estasiato dalle giocate delle due squadre. Un po’ di rammarico per le bustocche, avanti 2-0 nel computo dei set (e con 4 punti di vantaggio, 10-6 nel tie-break) e poi rimontate dalle transalpine. Al terzo posto Riso Scotti Pavia, 3-1 all’Mc Carnaghi Villa Cortese.

Così i premi speciali: mvp Ravva (Cannes), alzatrice Fernandinha (Yamamay), muro Horvath (Riso Scotti), servizio Marchenko (Cannes), schiacciatrice Havelkova (Yamamay), difesa Carocci (Riso Scotti). Top scorer della finale. Turlea (Yamamay) con 22 punti. Più avvenente: Matuszkova (Riso Scotti).

Questi i risultati della ‘Sanremo Cup 2009′
Pool A: Riso Scotti Pavia-Leningradka San Pietroburgo 2-1, Mc Carnaghi Villa Cortese-Riso Scotti Pavia 2-1, Villa Cortese-Leningradka San Pietroburgo 2-1. Classifica: Villa Cortese 4; Pavia 3; Leningrado 2.
Pool B: Yamamay Busto Arsizio-Rebecchilupa Piacenza 3-0, Racing Club Cannes-Rebecchilupa Piacenza 2-1, Racing Club Cannes-Busto Arsizio 2-1. Classifica: Cannes 4; Busto Arsizio 4; Piacenza 1.

Mc Carnaghi Villa Cortese-Yamamay Busto Arsizio 1-3 (20-25, 25-23, 16-25, 21-25), Riso Scotti Pavia-Racing Club Cannes (25-22, 18-25, 27-25, 21-25, 12-15)

Finale 5° posto:
Rebecchilupa Piacenza-Leningradka San Pietroburgo 3-1 (25-14, 25-16, 19-25, 25-18)

Finale 3° posto:
Villa Cortese-Pavia 1-3 (25-22, 21-25, 15-25, 20-25)
Finale 1° posto:
Yamamay Busto Arsizio-Racing Club Cannes 2-3 (25-22, 25-20, 15-25, 20-25, 14-16).

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PALLANUOTO – Incredibile in Olanda..

from www.nuoto.it

Da fonte in lingua tedesca, riprendiamo di un gesto inaudito per due sorelle, entrambe giocatrici in una squadra di pallanuoto olandese. Questo quanto accaduto nel corso di un match nel paese di tulipani.
Le due sorelle, dopo che la loro squadra aveva subito un gol, sono intervenute in una sorta di spedizione punitiva nei confronti dell’avversaria “colpevole” di aver fatto niente più che il suo “dovere”, ossia segnare una rete.
Le due hanno spinto e tenuto sott’acqua l’avversaria per un periodo lunghissimo, tanto che gli addetti al salvamento sono dovuti intervenire per liberare la malcapitata. Sotto shock l’arbitro, il pubblico e tutto l’ambiente …. oltre che la vittima, che ha impiegato oltre 30 minuti per riprendere una normale funzionalità respiratoria e che dovrà sottoporsi ad una comprensibile assistenza di tipo psicoterapeutico per superare le conseguenze di questo incubo.
Le due “folli” sono state condannate rispettivamente a 240 e 180 ore di lavoro socialmente utile, mentre dal punto di vista della giustizia federale olandese si è operata una squalfica di tre anni (ndr. …. pochi).

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OLIMPIADI – Nuova candidatura per il 2020, Hiroshima e Nagasaki

from www.gazzetta.it

Hiroshima e Nagasaki 2020
Candidatura anti-nucleare

I sindaci delle due città giapponesi, distrutte dalle atomiche nella Seconda Guerra Mondiale, vogliono ospitare le Olimpiadi del 2020. “I Giochi simboleggiano l’abolizione degli armamenti nucleari e la pace nel mondo”, ha detto il primo cittadino di Hiroshima

MILANO, 11 ottobre 2009 – Un’Olimpiade per promuovere il disarmo e la pace nel mondo. L’idea arriva dal Giappone, che sta pensando di candidare le città di Hiroshima e Nagasaki per ospitare i Giochi del 2020. Nel1994 Hiroshima ha già ospitato i Giochi Panasiatici, versione regionale delle Olimpiadi, a cui presero parte 7.300 atleti in rappresentanza di 42 Nazioni.

La città di Hiroshima distrutta dal bombardamento. Afp
La città di Hiroshima distrutta dal bombardamento. Afp

CANDIDATURA ANTI-NUCLEARE — L’idea è stata annunciata oggi in una conferenza stampa congiunta di Tadatoshi Akiba e Tomihisa Taue, i sindaci delle due città rase al suolo dalle bombe atomiche sganciate dall’aviazione statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale: la prima ad essere colpita fu Hiroshima, il 6 agosto 1945; tre giorni toccò alla città portuale di Nagasaki, per un totale di vittime dirette stimato fra le 100.000 e 200.000 persone, ma imprecisate se si considerano gli effetti a lunga scadenza. La candidatura delle due città simbolo dell’olocausto nucleare non è ancora concreta, ma i sindaci delle due località sembrano più che determinati: “Noi ci battiamo per la proibizione delle armi nucleari nel mondo – ha spiegato Akiba, primo cittadino di Hiroshima – e una nostra candidatura congiunta ai Giochi olimpici darebbe un notevole impulso in tal senso. I Giochi simboleggiano l’abolizione degli armamenti atomici e la pace nel mondo e per questo vogliamo lavorare insieme”. Secondo Taue “questa sarà una nuova sfida per le città bombardate dalle armi atomiche. Ospitando insieme i Giochi ci impegnamo a proporre un nuovo modo di organizzarli”.

GIAPPONE BIS — La candidatura delle due città, che distano circa trecento chilometri l’una dall’altra (“Mezz’ora di aereo”, ha precisato Akiba), costituisce un nuovo tentativo del Giappone di ospitare i Giochi, dopo la bocciatura di Tokyo, che la scorsa settimana a Copenhagen, dove il Cio si era riunito per scegliere la città deputata a ospitare i Giochi 2016, è stata battuta da Rio de Janeiro. Secondo le norme del Comitato olimpico internazionale, i Giochi si tengono in una sola città, ma ci sono state eccezioni, tra cui le Olimpiadi di Pechino nel 2008, quando gli eventi equestri sono stati trasferiti a Hong Kong. In corsa per i giochi del 2020 c’è anche l’Italia, con le candidature, finora ancora ipotetiche, avanzate da Roma e Venezia. Altri possibili candidate ai Giochi del 2020 (ma finora nessuno si è fatto avanti ufficialmente) sono Nuova Delhi, Doha, Parigi, Istanbul e Budapest. La scelta verrà fatta 7 anni prima, ovvero dal Congresso del Cio del 2013.

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