GINNASTICA – Chechi e lo scandalo di Atene 2004

from www.eurosport.it

L’azzurro avrebbe dovuto vincere l’oro negli anelli ad Atene 2004, secondo una giuria neutrale chiamata ad esaminare la gara olimpica dopo lo scandalo della vittoria dell’atleta di casa Tampakos. Il ginnasta toscano però non se la prende ed è soddisfatto per la vittoria morale

Jury Chechi è uno dei personaggi sportivi più amati tra le cosiddette “discipline minori”. Famoso anche al di fuori della ginnastica artistica, è stato impegnato al termine della sua carriera agonistica in qualche spot televisivo, come insegnante della scuola di “Amici”, era stato scelto nel 2006 dall’allora Ministro delle Politiche giovanili Giovanna Melandri come consulente per lo sport ed è stato uno degli ospiti fissi, nonché commentatore, nel “salotto” della Rai durante i Giochi Olimpici di Pechino.

Per tutto il mondo dello sport, però, il ginnasta toscano resta sempre il Signore degli Anelli. Dal 1993 al 1997 fu infatti ininterrottamente campione del mondo in uno degli attrezzi più faticosi della ginnastica.

Il suo destino alle Olimpiadi, però, fu purtroppo diverso: non poté partecipare ai Giochi di Barcellona, nel 1992, a causa della rottura del tendine d’Achille. Non potè essere presente nemmeno a Sydney, a causa della rottura del tendine del capo lungo del bicipite brachiale.

In mezzo alle due competizioni, però, arrivò la consacrazione, con lo splendido oro ottenuto ad Atlanta, nel 1996. Dopo l’infortunio al braccio, la sua carriera sembrava definitivamente terminata, ma la grave malattia del padre lo convinse a tornare alle gare per scommessa. Scommessa vinta, perché Jury vinse la medaglia di bronzo e il padre guarì.

Non è però purtroppo tutto così fiabesco. La gara del 2004 fu infatti macchiata da gravi contestazioni e oggi, a distanza di quattro anni e mezzo, sta venendo tutto a galla.

Dopo aver terminato il suo esercizio, il campione di Prato contestò pesantemente la giuria, che aveva penalizzato il bulgaro Jovtchev (secondo Jury il vincitore morale della gara) in favore del beniamino di casa, il greco Dimosthenis Tampakos, che agli occhi di tutti aveva eseguito un esercizio non così meritevole di essere gratificato, in termini di punti.

Il quotidiano La Nazione ha riportato, tramite il racconto dello stesso Chechi, quello che accadde veramente: tre mesi dopo la competizione, una giuria neutrale fu incaricata dalla Federazione internazionale di riesaminare la gara e riassegnare i punteggi, con un esito frustrante: Jury sarebbe stato primo, Jovtchev sempre secondo e terzo il giapponese Tomita, classificatosi quarto. E Tampakos? Sarebbe dovuto essere quarto, quindi senza medaglie.

Uno scandalo, dunque. E i solito favoritismi verso il Paese organizzatore di turno.

Ormai, però, è fatta; Jury non se la prende e commenta: “Per me è una bella soddisfazione, moralmente. Ma il verdetto rimane quello della giuria olimpica: un qualsiasi ricorso è impossibile”.

Magra consolazione… Ma se la prende sportivamente lui, possiamo essere contenti tutti, e con una certezza in più: il Signore degli Anelli non si chiama Sauron, ma è veramente Jury Chechi.

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