BASKET – Tributo ad Obradovic

from www.gazzetta.it

Il tecnico serbo ha conquistato il settimo titolo continentale: nessuno ha vinto quanto lui. Appese le scarpe al chiodo nel 1991 a 31 anni e da allora è stato un susseguirsi di trionfi

Zelimir Obradovic è nato il 7 marzo 1960. Afp

Zelimir Obradovic è nato il 7 marzo 1960. Afp
BERLINO (Germania), 4 maggio 2009 – Nella primavera del 1991, Zelimir Obradovic allora 31enne, ricevette una telefonata da Dragan Kicanovic mentre era il ritiro con la nazionale jugoslava grazie alle sue qualità di regista solido e con un ottimo tiro da tre: “Zeliko, vuoi allenare il Partizan?”. “Fammi finire l’Europeo tranquillo, poi prenderemo una decisione”. “Non hai capito: devi rispondere subito o chiamo un altro”. Obradovic disse sì, lasciò il raduno della Nazionale che avrebbe vinto l’oro a Roma, l’ultimo della Jugoslavia unita, ed è diventato l’allenatore più vincente della storia del basket europeo. Domenica a Berlino, alla guida del Panathinaikos, ha vinto il settimo titolo continentale: i più diretti inseguitori (Ettore Messina, Pedro Ferrandiz, il colonello Gomelski) sono fermi a quattro. Nel calcio, solo Robert Paisley del Liverpool, è riuscito ad arrivare a tre. In più, Obradovic è l’unico ad aver portato sul tetto d’Europa 4 squadre differenti, il Partizan Belgrado, la Joventut Badalona, il Real Madrid e il Panathinaikos Atene, che allena da 10 anni, col quale ha vinto quattro volte.
TREVISO – Carriera miracolosa, considerando che ha conquistato l’Europeo, il titolo Mondiale e l’argento olimpico con la Jugoslavia ridotta a Serbia e Montenegro (ha vinto l’oro iridato sia da giocatore che da allenatore). L’unica squadra che non ha portato al titolo è stata la Benetton Treviso che ha guidato dal 1997 al 1999, vincendo “solo” una coppa Saporta e disputando la Final Four del ’98. Tecnicamente figlio di Aza Nikolic, il creatore della grande Ignis degli Anni 70, è passato dal gioco lento ed estremamente controllato dei primi anni al diventare il più D’Antoniano dei tecnici europei, anche se per lui la difesa è la base di ogni successo. La sua filosofia è semplice: “Una stella deve esserlo sul campo, se arriva 10’ in ritardo all’allenamento è solo una persona che ha mancato di rispetto ai compagni e all’allenatore”.
IO ED ETTORE – Dopo il trionfo contro il Cska di Ettore Messina, il quarto su quattro finali disputate contro il tecnico italiano, ha raccontato: “Cosa potrei dirvi dopo una partita così? La mia prima impressione e’ che abbiamo meritato di vincere prima dell’ultimo tiro sbagliato da Siskauskas allo scadere. La cosa importante è che il Panathinaikos abbia vinto la quinta Eurolega della sua storia e che nei miei 10 anni ad Atene abbiamo disputato 21 finali, vincendone 18. Dei miei trofei, non mi interesso”. “I miei giocatori sanno che tipo di allenatore e di persona sono: dico chiaramente quello che sento. Così come ho sempre ripetuto che sono felice in Europa e al Panathinaikos e di allenare nella Nba non ci ho mai pensato: non mi mancano mai gli stimoli per cercare di migliorare e vincere ancora. Penso che la Nba sia una competizione che piace agli spettatori, con grandi tecnici e giocatori, ma io la penso diversamente: là, durante la stagione regolare, si gioca per lo show, noi sempre per vincere. E’ questo quello per cui viviamo. Ma se Ettore Messina deciderà di allenare in America, farò il tifo per lui. Sono felice del rapporto di amicizia che c’è tra noi”.

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