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CALCIO – Champions League, a Roma ci sarà la finale dei debiti…

from www.repubblica.it

Il Manchester United batte il Barcellona 960 (milioni di euro) a 439: si tratta del debito consolidato dei due prestigiosi club che mercoledì 27 maggio si contenderanno la Champions League nella finalissima di Roma. Michel Platini dovrà consegnare la Coppa ad una delle due squadre e pensare che proprio il presidente dell’Uefa si batte contro il doping finanziario e la settimana scorsa a Nyon ci ha detto:”I club devono spendere solo quello che hanno in cassa, non di più: in futuro chi ha debiti non potrà più partecipare alle nostra manifestazioni”.
In futuro: Platini ha già messo al lavoro una commissione esterna all’Uefa e vorrebbe mettere limitazioni forti fra tre-quattro anni, almeno nelle Coppe visto che nei campionati nazionali non più certo intervenite. Manchester e Barcellona rappresentano due Nazioni dove il calcio è fortemente indebitato: in Premier Leaue si parla di un debito complessivo di 2,79 miliardi di euro (alle spalle del Manchester c’è il Chelsea con 821 milioni), nella Liga si è arrivati a 3,5 miliardi (il leader dei debiti è il real Madrid con 562 milioni). Ma c’è da fare un distinguo: molti dei debiti inglesi (1,1 miliardi di euro) sono nei confronti degli stessi proprietari, magnati stranieri (Abramovic al Chelsea, Glazer al Manchester, eccetera) che hanno investito molto nel calcio inglese e che ora stanno tirando il freno, o almeno cercano di tirarlo. Hanno vinto molto ma hanno speso troppo, stanno spendendo troppo: il 62% dei ricavi, che superano i due miliardi di euro, se ne vanno in stipendi. Ora una commissione parlamentare inglese chiede “una licenza per partecipare ai campionati, da concedere solo ai club che chiudono il bilancio in pareggio”. Anche perché se non si trovano rimedi, il sistema-calcio rischia di saltare. Peggio, in realtà, stanno in Spagna perché lì Real e Barcellona fanno il vuoto, si prendono la fetta maggiore dei diritti tv e gli altri club, molti altri club, sono in agonia. La situazione in Italia è molto migliore, diciamo la verità: l’Inter, avviata a vincere il suo scudetto (così come questa settimana potrebbero chiudere la partica sia Manchester che Barcellona ), ha “solo” 148 milioni di perdite, ripianate, come sempre, senza alcun problema da Massimo Moratti. Il nostro calcio però è ancora indietro rispetto a ricavi da stadio e merchandising, sui diritti tv invece- con 900 milioni all’anno, come minimo garantito-, si prepara addirittura a superare la Premier League. Ma in finale a Roma ci vanno Manchester e Barcellona…

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FORMULA 1 – Multa di 630 mila euro per la “spy story” alla McLaren

from www.sportitalia.it

Ammonta complessivamente a 630 mila euro la pena pecuniaria versata dai quattro tecnici della McLaren, riconosciuti colpevoli di riproduzione di materiale industriale segreto nella nota ‘spy story’ della Formula Uno.

Venerdì scorso, come ha reso noto oggi il magistrato Giuseppe Tibis, Pm della Procura di Modena che ha condotto l’indagine, i quattro hanno versato la cifra di denaro: si tratta, in particolare, di 150 mila euro ciascuno per Rob Taylor, ex capo progettista McLaren, Paddy Lowe, capo degli ingegneri, e Jonathan Neale, coordinatore tecnico, e di 180 mila euro per Mike Coughlan, tecnico poi licenziato dalla McLaren, che avrebbe veicolato in Inghilterra i segreti sfuggiti da Maranello.

L’indagine sulla spy story, iniziata nel 2007, ha coinvolto l’ex capo meccanico della Ferrari Nigel Stepney, che avrebbe rivelato agli avversari alcuni progetti e dati relativi alle Rosse di Formula 1. Stepney è tuttora indagato per danneggiamento e per frode sportiva, e rivelazione di segreti industriali.

L’inchiesta penale ha portato a quattro patteggiamenti, da parte dei quattro tecnici Mc Larenche ora hanno pagato la pena pecuniaria: è stata invece archiviata l’indagine nei confronti di Ron Dennis, patron della McLaren, e di Martin Whitmarsh, il numero due

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NUOTO – Mondiali di Roma, da non credere!!Anzi, non ci vogliamo credere…

LA SIGLA ORIGINALE..

LO SCANDALO INCREDIBILE da un servizio de LE IENE

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POKER – Ecco il tavolo finale

from www.gazzetta.it

Terminato il Day4 della tappa italiana dell’Ept: domani alle 14 (diretta su Gazzetta.it) l’azzurro Danilo D’Ettoris va alla caccia del primo premio di 1 milione e 500 mila euro. Il chip leader è il croato Galic

Ecco il chip count degli 8 giocatori che si giocheranno il tavolo finale dell'Ept di Sanremo. italiapokerforum

Ecco il chip count degli 8 giocatori che si giocheranno il tavolo finale dell’Ept di Sanremo. italiapokerforum
SANREMO, 22 aprile 2009 – Si aggira tra le sale che scoppiano del Casinò di Sanremo, un’anima in pena che borbotta tra sè. Non diremo il nome, solo che è uno di quelli che ha avuto l’onore, l’abilità e la fortuna di sedere al tavolo finale di una tappa del Pokerstars European poker tour. Dice: “E’ un mio amico, stiamo spesso insieme, andiamo ai tornei insieme. Potevo scambiarmi una quota e invece per la mia ingordigia non l’ho fatto. Che il diavolo mi porti. Lui è bravo, con tutte quelle chip è capace di arrivare fino in fondo”. L’anima in pena è stato eliminato da tempo, senza andare a premi dunque, e sta parlando di Gianni Giaroni, 68 anni, il chip leader degli italiani in gara all’Ept di Sanremo, una dei più ricchi della storia. Alle 14 scatta il day 4. lui è sesto in chip dei 32 rimasti. Sembra che Giaroni sia un fenomeno della matematica, chi lo conosce assicura che è capace di fare in pochi secondi calcoli complicati su percentuali, quote e dunque pot odds: in sintesi, la convenienza di entrare in un piatto calcolando le chip che devi mettere e le possibilità di centrare il punto per vincere. Un vantaggio non da poco, nel texas hol’dem. A proposito di quote: l’amico parlava di uno scambio in percentuale, di solito il 10% sull’eventuale vincita. Come minimo ci ha smenato 2 mila e passa euro, perché il premio che spetta al 32° è di 21.700. Ma da adesso si sale. Prima di 5 – 10 mila. Poi, dal decimo in su, si va come in parete: bottini da favola. E l’anima in pena, con quel 10% mancato potrebbe aver “perso” 150 mla euro, se Giarioni elimina tutti.
TRUPPA AZZURRA – All’inseguimento della vittoria ci sono altri sette italiani, qualcuno anche messo bene in chip. Si tifa per tutti, ma in special modo per Giaroni, che deve vedersela con una banda di ragazzini scalmanati provenienti dall’online. E’ bravo, di certo esperto, e pare che la fortuna gli stia seduta accanto. Almeno ieri: la sua scalata è cominciata “scoppiando” una coppia di donne con coppia di Jack. Dopo il raise del rivale, è andato all in preflop per 180 mila fiche e ha raddoppiato. Poi ha fatto fruttare la fortuna e ha chiuso a 512 mila. Gran bottino, ma nulla in confronto al chip leader assoluto: 1 milione e 386 mila chip. Galic ha incrementato ancora il vantaggio sul secondo: il canadese Steven Silverman, un mostro, appunto, nel gioco su Internet dove ha vinto più di 700 mila dollari. Ma la sfida è aperta: alla fine ne rimarranno solo otto per giocarsi domani il tavolo finale. Ci sarà da divertirsi. Anche con la diretta live in streaming su gazzetta.it. Conduce Alberto “grandelba” Russo, grande conoscitore del mondo del poker. Al suo fianco si alterneranno dei commentatori: campioni come Luca Pagano, esperti di poker e il sottoscritto.
ORE 16 – Si va avanti a velocità vertiginosa, qui all’Ept di Sanremo. Oggi al Day 4 erano arrivati 32 giocatori, e in un’ora e mezzo hanno salutato la compagnia già in otto. Cinque su 24 sono italiani: Massimiliano Trifoglio, Danilo D’Ettoris, Giuseppe Argento, Luigi Abiusi e Gianni Giaroni. Proprio quest’ultimo, il 68enne bolognese, è il chip leader azzurro. Pazzesco, il modo con cui ha raddoppiato sull’ormai ex chip leader del torneo, il croato Dragan Galic. A-Q per entrambi, ma il nostro fortunato a centrare il colore. Comanda, per il momento, lo statunitense William Reynolds. Curiosità: tra i 24 rimasti c’è una donna, Katalin Eszter Jerney.
ORE 18.30 – La sfida va veloce, sempre più veloce. Dopo poco più di quattro ore, i sopravvissuti da 32 si sono ridotti alla metà. Si chiuderà, ricordiamo, quando rimarranno in otto per il tavolo finale. Tre italiani sono ancora in gara: lo stupefacente Gianni Giaroni, Giuseppe Argento e Danilo Dettoris. Nel frattempo il croato Galic ha perso la sua assoluta leadership. Comanda lo svedese Gustav Sundell con 1milione e 700 mila chip. Segue l’olandese Rijkemberg con 1.644.000. Sono allo stesso tavolo: si prevedono scintille, dove sarà inevitabilmente coinvolto Argento (quasi 600 mila fiche), in mezzo a loro. Ma le gerarchie mutano da un momento all’altro per effetto degli all in e delle conseguenti eliminazioni. All’altro tavoli i due italiani rimasti. Anche loro sotto media chip. L’unica donna rimasta, l’ungherese Katalin Eszter Jerney, resiste. Eccomi se resiste. A colpi di all in. Vi immaginate un heads-up finale tra lei e Giaroni?
ORE 22 – Ma la bella e, diciamolo, inesperta signora ungherese è stata la prima a lasciare, un po’ di tempo fa. Anche sfortunata: scoppiata una sua coppia d’assi con il belga Neuville che setta i 6 (cioè trova il terzo sei sul tavolo per il tris) e chiude addirittura con full di 6 e donne. Tra gli altri, due italiani seguono a ruota. Purtroppo abbiamo perso Gianni Giaroni, in all in con asso-due contro il solito croato Galic che ha AQ. Board nullo e il “nonno” out. Prima ha lasciato il palcoscenico Giuseppe Argento, con una mano sinceramente discutibile contro lo statunitense Reynolds, giovane talento con capigliatura alla Riccardo Cocciante. Ha fatto call due volte alle puntate di Reynolds con coppia di 3, per poi andare all in al turn. Allo statunitense non pareva vero: aveva coppia di K. Sono rimasti in nove, pausa per formare un solo tavolo. Dragan Galic è tornato chip leader con 2 milioni e 600 mila chip. Segue l’olandese Rijkemberg con 2400000. Ne manca solo uno, poi stop per il tavolo finale. Speriamo che almeno l’ultimo superstite azzurro rimasto, D’Ettoris, ce la faccia a giocare anche domani.
ORE 23.15 – Il Day 4 è finito. Finalmente ci sono i nomi degli 8 giocatori che compongono il tavolo finale. Tra questi c’è anche l’italiano Danilo D’Ettoris. Il chip leader è il croato Dragan Galic. Si preannuncia dunque un giovedì di grande poker nella tappa italiana dell’European Poker Tour. E domani dalle 14 potrete vivere in diretta su Gazzetta.it l’epilogo di questo emozionante torneo che premierà con 1 milione e 500mila euro il primo classificato

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POKER – European Tour a Sanremo

from www.gazzetta.it

Sabato eliminati 363 giocatori, tra cui Alacqua e Alioto. Domenica fuori i due big italiani. Ma è stata anche la giornata del nostro inviato Fabio Bianchi, che ci racconta dall’interno il milionario torneo

Max Pescatori è tra i più brillanti nel day 1b di Sanremo.

Max Pescatori è tra i più brillanti nel day 1b di Sanremo.
SANREMO (Imperia), 19 aprile 2009 – La sfida va veloce, e la maggioranza fonde. Il traguardo del milione di euro per molti è un sogno già sfumato. Ieri, alla prima parte del day1 del Pokerstars European poker tour, su 578 giocatori ne sono sopravvissuti soltanto un terzo: 215. Purtroppo, alcuni tra i migliori italiani sono tra quelli rimasti sul ciglio della strada. Eliminato subito Gino “el diablo” Alacqua con due colpi che avevano il diavolo appoggiato sulle spalle dei rivali. E nella notte è andato a fargli compagnia Dario “Ryu” Alioto, uno che vinto un mondiale, anche se in un’altra specialità del poker americano, l’Omaha. Ma ci sono altri “azzurri” che hanno chiuso la giornata molto bene. Quando l’average, cioè la media chip, è di circa 25 mila, i pro Alessandro Pastura (58 mila chip) e Daniele Mazzia (33.800) sono messi molto bene. E c’è chi, come i non pro Andrea Nunes e Ruggieri, superano i 60 mila. Il chip leader è il croato Dragan Galic con 107.800. Ieri è stata un’ecatombe dei pochi campioni che hanno giocato il day1: out il mondiale Greg Raymer, quasi subito come Alacqua. Out il fenomeno in gonnella Annette Obrestad. Eliminati pure i big francesi Lellouche e Lacay. Hanno resistito il russo Kravchenko (25.900), il portoghese Barbosa (recordman di piazzamenti a tornei prestigiosi) con 22.400 e Erik Seidel con 22.900.
OGGI PARTERRE DE ROI – Ma è oggi, appunto, che va in campo il folto delle truppa stellare. Si parte tra due ore. Gioca Peter Eastgate, 23 anni, campione del mondo in carica. Poi Johnny Lodden, Noah Beken, le belle pro Isabelle Mercier e Katja Thater. Poi la big band Italia: Tra gli altri, i mondiali Max Pescatori (che guida la neo-nata squadra di Giocodigitale) e Dario Minieri. Poi Salvatore Bonavena, unico italiano a vincere un Ept, Alessio Isaia e Luca Pagano, player of the year dopo aver fatto numerosi piazzamenti. In mezzo a questo parterre de roi, ci sarò anch’io. Forse sarebbe stato meglio essere sorteggiato per giocare ieri. O forse no. Trovarsi dei campioni al tavolo ha un grande vantaggio: tiene tranquilli quei giocatori un po’ gasati e per niente bravi che pensano che si vinca soltanto con la fortuna e l’aggressività a colpi di rilanci. In più, i campioni rispettano i tuoi rilanci. Pensano: se punta contro di me, qualcosa ce l’avrà. Gli svantaggi? Tanti, ovvio. Uno su tutti: sei come un libro aperto per loro, ti leggono che è un piacere.
STRATEGIA – Per il primo giorno, adotterò questa strategia, chiunque mi trovi al tavolo: per i primi due livelli di un’ora, quando i bui (chip che due giocatori a turno devono mettere obbligatoriamente per iniziare il gioco) sono bassi, me ne starò quieto quieto. Inutile rischiare di entrare in mani pericolose quando la posta all’inizio è bassa. Giocherò solo con mani premium, coppie alte, asso-kappa, al massimo asso-donna in buona posizione (cioè tra gli ultimi a parlare). E nel frattempo studierò il tavolo, gli avversari. Quando avrò capito come giocano, comincerò a diventare più aggressivo e a entrare nella sfida anche con mani più marginali, come coppie basse, carte vicine tra loro (connector) come kappa-donna, jack-dieci, meglio se dello stesso colore. Avere una strategia e la disciplina per seguirla è importante. Poi c’è anche quella dea bendata che deve venirti in soccorso. Il poker sportivo è abilità nel lungo periodo. Ma nel breve, cioè nel raggio di un torneo, conta parecchio. Vedremo.
ORE 17 – Sono finiti i primi due livelli, quelli di solito più tranquilli perché hanno bui bassi e nessuno rischia. Eppure sono già usciti una quarantina di giocatori. Nessuno di nome. Dario Minieri scatenato è stato frenato dallo staunitense Alex Leyman. Già si erano scontrati in precedenza. Raise e reraise con Minieri che cede. Alla seconda puntata, “Caterpillar” Dario rilancia da under the gun, cioè il posto più pericoloso prima del flop. Vanno via tutti tranne Leyman che rilancia dal picolo buio. Minieri controrilancia a sua volta e il sovrappeso statunitense va all in di circa 8 mila fiches. Dari, che ne ha tante, comincia a fare trash talking, cioè a parlare in continuazione: “Non so se chiamo, è un terzo del mio stack, cos’hai, fammi pensare…” ecc. Alla fine chiama: ha QQ contro AA. Niente da fare, perde e torna a livelli di chip normali. Al tavolo verde la solita vecchia conoscenza, Tomas Brolin, l’ex giocatore del Parma ormai pro di poker, e una new entry: Carolina del “Grande Fratello”.
SOPRAVVIVO – Il sottoscritto è ancora dentro (grazie Greg per il tifo) , con duemila chip in meno del bottino iniziale che è di 10 mila. Sono stato alla strategia, ma ho visto buone carte e non si possono non giocare. Due asso-donna. Entrambe le volte controrilanciato e io ho mollato. Due volte coppia di 10 che mi hanno fatto fruttare qualcosa ma non molto. Una volta coppia d’assi e nessuno è venuto prima che io parlassi. Perché la fortuna sta nell’avere le carte buone al momento giusto, cioè quando anche gli altri hanno qualcosa di buono, ma meno del tuo. Come è sucesso a me poco prima: con due Jack ho rilanciato e sono stato controrilanciato prima del flop e dopo. Ho chiamato e con 7-4-2, un flop non male per me, ho puntato e sono stato controrilanciato un’altra volta. Ho foldato. In quella mano mi gocavo il torneo. Ho fatto all’avversario una copia più alta della mia. Non so se ho avuto ragione, ma credo di sì. Ora parte il terzo livello ed è ora di diventare più aggressivi. Speriamo bene.
ORE 19 – Altri due livelli son passati e sono ancora in corsa. Ho raccolto qualche chip qua e là, facendo raise con niente. In due ore non ho visto niente. Comunque ho diecimila chip, come alla partenza e la media è poco più di 12 mila. Va bene. Come va bene il fatto che, pur cambiando tavolo (ora sono al 14, molto meglio perché è un numero basso e non si romperà tanto presto), non ho trovato fenomeni. C’è solo un ragazzo francese arrivato secondo all’Epr di Deavuille. E nessuno al tavolo (numero 14, il mio è il posto 1) ha stack enormi. Intanto, curiosando tra i tavoli, si vedono semrpe più campioni. Marcel Luske, l’olandese volante, e soprattutto Patrick Antonius, uno dei migliori al mondo. E’ in media. Anche Max Pescatori è in media, mentre Minieri al solito è sulle montagne russe col suo gioco aggressivo. Benino Luca Pagano, con 15 mila. Come il simpatico Brolin. Adesso arrivano i livelli di buio alti, quelli decisivi. Ma la giornata è ancora lunga .
ORE 20 – Pausa cena. Mi ero messo in average, in media chip, e all’ultima mano ho perso mille fiches. Ho fatto raise dal cut off, il nome che indica la penultima posizione a parlare, con coppia di 9 e il bottone (l’ultimo) ha controrilanciato di 2.100. Ho lasciato la presa: troppo pericoloso. Se scende una carta dall’asso al jack ho problemi, se ha già coppia alta in mano peggio. In più il rivale, un olandese poco conosciuto ma sponsorizzato, è il chip leader del tavolo. Pazienza, sono ancora in corsa. Non Dario Minieri, uscito con asso-donna contro asso-asso. Peccato. Ma ci sono ancora tanti italiani in grado di vincere, come Max Pescatori, che al momento ha 22mila fiche (la media è 14), Luca Pagano e tanti altri. Come Andrea Benelli, che sta viaggiando alla grande, oltre 30 mila. La giornata è lunga: il mio obiettivo è arrivare al day2.
ORE 23 – E’ l’ultimo livello della giornata, l’ottavo: bui 300-600, ante 75. Dopo di questo, tutti a nanna. Sono ancora dentro, appena sotto la media (16mila). Pur non vedendo molto, resisto. C’è chi è messo peggio di me, in compenso. Patrik Antonius, per esempio, il bello del tour mondiale, uscito prima ancora della pausa cena. Era rimasto corto e ha buttato tutte le sue fiches con niente in mano ed è stato schienato. Max Pescatori, che sta a qualche tavolo di distanza da me, ingrana sempre ma ha perso qualche colpo: da 40mila è sceso a 28mila. Marciano spediti anche Pagano e Benelli. Andrea ha tre pile di chips da far spavento e se non crolla può puntare deciso al tavolo finale.
Nella notte la sorpresa: Max Pescatori esce di scena.

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POKER TOUR – Sanremo capitale Europea

from www.gazzetta.it

Oggi alle 14 parte la tappa italiana del’European Poker Tour: montepremi di 5 milioni e 500 mila euro, al primo andrà oltre un milione. Presenti tutti i più forti giocatori del mondo, tra cui il vincitore delle Wsop Peter Eastgate

Peter Eastgate, 23 anni, vincitore delle Wsop 2008: anche lui è a Sanremo. Ap

Peter Eastgate, 23 anni, vincitore delle Wsop 2008: anche lui è a Sanremo. Ap
SANREMO (Imperia), 18 aprile 2009 – La carica dei mille alla caccia di un sogno. O meglio, di un conto in banca bello gonfio. Da quando è diventato legale anche da noi su internet, i numeri che sta registrando in Italia il poker in versione sportiva da torneo è sorprendente. Ma la sorpresa continua anche per le sfide live. La tappa italiana del Pokerstars European poker tour è stra-esaurita. Per una settimana Sanremo sarà la capitale mondiale del texas hold’em. Il Casinò scoppia: gli organizzatori hanno dovuto respingere molte richieste. Questo nonostante l’iscrizione pesante, 5 mila euro, anche se molti si sono qualificati grazie a tornei satellite meno onerosi. Il montepremi è di 5 milioni e 500 mila euro. A premio il 10% degli iscritti, al primo andrà più di un milione.
QUANTI BIG – Ecco perché sono sbarcati campioni da tutto il mondo, che da oggi sfideranno i nostri assi. C’è Peter Eastgate, solo 23 anni, campione del mondo in carica dopo aver vinto a novembre il main event delle world series a Las Vegas portandosi a casa 9 milioni di euro. Avete letto bene. Ci sarà la truppa Pokerstars: Greg Raymer, ex iridato, Johnny Lodden, Noah Beken, William Thorson, le belle pro Isabelle Mercier e Katja Thater. Poi l’idolo dei pokeristi: Gus Hansen. La banda Italia schiera tutti i migliori. Tra gli altri, i mondiali Max Pescatori (che guiderà la neo-nata squadra di Giocodigitale), Dario Minieri (3° l’anno scorso qui a Sanremo) e Dario Alioto. Poi Salvatore Bonavena, unico italiano a vincere un Ept, Gino “el diablo” Alacqua, uno abbonato ai premi e Luca Pagano, player of the year dopo aver fatto numerosi piazzamenti. Non ci sarà invece Christian Vieri. “Ha la febbre”, dicono piuttosto seccati i dirigenti di Pokerstars, che l’avevano ingaggiato come testimonial. Può darsi: fatto sta che non si hanno notizie del ritorno di Bobo dagli Stati Uniti, esattamente a Miami, dove avrebbe dovuto essere in vacanza. Ma che forse, dopo l’addio all’Atalanta, è andato in cerca di un ingaggio.
BENEFICENZA – L’Ept di Sanremo sarà anche l’occasione per fare beneficenza. Il 20 aprile, per un side event, con Pokerstars farà il suo esordio “Poker For Life”, Onlus nata con lo scopo di coinvolgere il movimento pokeristico in azioni benefiche. Il buy in è di 1200 euro, 200 andranno direttamente in beneficenza, a questi Pokerstars aggiungerà 300 euro per ogni giocatore. L’aspettativa di almeno 100 giocatori consentirà agli organizzatori di raccogliere 50000 euro che andranno alla popolazione abruzzese colpita dal sisma

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SCANDALO – Mondiali di nuoto, Roma 2009. Incredibile, da leggere assolutamente!!!

from www.larepubblica.it

Milioni di euro buttati, impianti che rischiano di non essere terminati. Da Tor Vergata all’Appia Antica viaggio tra ritardi, cemento e zone vincolate che saranno deturpate

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ROMA – “Qui sorgerà la città dello sport”, annuncia il cartello all’ingresso del cantiere di Tor Vergata. Invece: qui riposerà in pace, amen. Vasche vuote, scheletri di tribune, lo stendardo sbrindellato dei Mondiali di nuoto, Roma 2009. Dovevano aprirsi qui, nell’avveniristico guscio immaginato da Santiago Calatrava, dando al campus universitario e alla capitale quattro spettacolari piscine. Un tuffo nel vuoto. Le gru sono ferme. Ma lavorano altrove. Roma non avrà la grande struttura che doveva essere il simbolo dell’evento, in compenso stanno sorgendo 63 nuovi impianti, 84 vasche. Molti con foresterie, decine di stanze che dovrebbero ospitare atleti a luglio, e poi? Molti in zone vincolate, dal paesaggio, dall’urbanistica e dal buon senso. Molti hanno trascinato con sé ampliamenti di circoli, sale fitness, box auto.

Un diluvio di iniziative private con agevolazioni pubbliche. Un piastrellamento azzurro sul pavimento di una città che già ora, vista dall’alto, quasi fa concorrenza a Los Angeles. I Mondiali sono un alibi, troppe opere non saranno finite in tempo. Ma resteranno dopo, per soddisfare una domanda a cui già rispondono duecento piscine. Come è stato possibile?
Per capirlo abbiamo fatto un viaggio, come quello del “Nuotatore” del racconto di John Cheever portato sullo schermo da Burt Lancaster. Quell’uomo decideva in “una di quelle domeniche di mezz’estate in cui tutti se ne stanno seduti e continuano a ripetere: ho bevuto troppo ieri sera” di tornare a casa a nuoto, attraversando la contea da una piscina all’altra. Noi abbiamo percorso la città in un giorno di festa, da un cantiere all’altro (Tor Vergata a parte, tutti all’opera, solo lavoratori extracomunitari, nessuno con l’elmetto protettivo). Curiosamente, la destinazione finale del viaggio ci ha riservato uno scenario simile a quello trovato dal personaggio letterario. Il resto del percorso, tutta un’altra storia. Questa.
La prima tappa è sull’Appia Antica, numero 7000, davanti all’insegna Sporting Palace. La Città dello Sport doveva esserci, ma non c’è; questo palazzo non dovrebbe esistere, invece eccolo qui. Sorge tra le rovine storiche, davanti a un parco. I nuotatori, si è detto, potrebbero allenarsi e poi rilassarsi sulla terrazza guardando la tomba di Cecilia Metella. Ma perché Cecilia Metella dovrebbe guardare dalla sua perduta pace eterna questa scatola di cemento da cui pende un festone che “annuncia” l’inaugurazione a giugno 2008? Bisogna fare un passo indietro.

Quando Roma ottiene i Mondiali 2009 parte la carica delle piscine. Cinque impianti saranno pubblici (Tor Vergata, Foro Italico, Ostia, Valco San Paolo, Pietralata). Ma non basteranno. La giunta Veltroni decide di aprire ai privati che bussano alle sue porte. In fondo, si tratta di prendere tre piccioni con una fava: organizzare i Mondiali, costruire la memorabile opera nel campus e rendere Roma una capitale natatoria planetaria. Partono 38 richieste, il commissario straordinario (all’epoca Angelo Balducci) ne avalla 23. La giunta filtra e riduce a 10 (un anno dopo ne accoglierà altre 3). Tra le proposte bocciate: lo Sporting Palace. Nonostante il sì del commissario. Nonostante il parere, per due volte favorevole, della Federazione nuoto presieduta da Paolo Barelli.

Mancavano i permessi dell’Ente Parco e della Soprintendenza archeologica. Era già intervenuto il guardaparco con un’azione di sequestro. Eppure i lavori non si sono mai fermati. L’edificio è cresciuto. Già appariva fuori posto com’era, tra le rovine e gli alberi dove l’hanno costruito, nel ’56, per ospitare uffici. Ora è un assurdo, eppure c’è. Non si è fermato il cantiere, ma neppure l’inchiesta della magistratura.
Sono tre gli indagati.

Ci sono altre quattro azioni giudiziarie sugli impianti dei Mondiali. Una è per “abuso edilizio, deviazione acque e modificazione terre, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, truffa ai danni dello Stato”. A firma di Italia Nostra e contro Salaria Sport Village. Ci andiamo. Il circolo ha attualmente una sola piscina, coperta da un pallone, dove mentre passiamo non nuotano più di dieci soci. Ne sorgeranno altre tre, due da 25 e una da 50 metri. Due saranno coperte. Ci sarà una foresteria da 41 stanze. Centosessantunomila metri cubi di cemento nell’alveo dello sversamento del Tevere. Uno di quei rischi su cui si fa poi vana polemica a disastro avvenuto. Più un paio di vincoli calpestati: paesistico e ambientale. Ma se lo Sporting Palace è rimasto nella lista dei bocciati (e ha costruito abusivamente) questo come ha potuto rientrare dopo il no del Comune guidato da Veltroni? E’ stato inserito in una seconda serie di autorizzazioni, compilata dal nuovo commissario straordinario, Claudio Rinaldi, su suggerimento della Federazione nuoto e passata dal Comune guidato da Alemanno. “Visto si scavi” per 9 impianti e 14 piscine. Oltre a questa ci sono, tra le altre, quella del Flaminio Sporting Club, di cui è dirigente Luigi Barelli, fratello del presidente federale che pure costruirebbe su un’area vincolata per intero.
E poi quella della riserva Macchione, di fronte alla tenuta del presidente della Repubblica, per la quale è partito un esposto che contesta la violazione di tre protezioni, e quella dell’area ex Snia Viscosa, parco destinato alla città, per cui l’autorizzazione ai lavori è arrivata in extremis. E, ultima ma solo in ordine geografico, la Sporting Life della società sportiva Nomentum, a Mentana, prossima tappa.

Per arrivarci lasciamo Roma, superiamo Monterotondo, dove pure sorge un megaimpianto ancora non completato, e arriviamo in questa vallata, un tempo intatta. Lo Sporting Life ha campi da calcetto (sui quali al momento corrono cani impegnati in un concorso di agilità che un megafono amplifica per la campagna), un laghetto da pesca e una club house. Ha aggiunto l’11 aprile un bar e ristorante, inaugurati con una serata eccezionale alla presenza del comico Nino Taranto. E le piscine? Eccole lì, tre buchi nella terra con altrettanti immigrati intorno. Una è per i bambini, le altre due sono di 25 e 34 metri. Lavori iniziati a marzo. Pronte per i Mondiali? Difficilmente. E che cosa verrebbero a farci qui, gli atleti che gareggeranno al Foro Italico? Più probabile rivedere un campione di agility che un ranista da podio. Eppure, sia questo impianto che quello della Salaria hanno conquistato in appello il diritto a esistere.

Come è successo? Avrà influito che a costruire il secondo sia, tra gli altri, il figlio del precedente commissario straordinario? A che punto e perché è saltato il filtro che imponeva criteri per le concessioni? I responsabili della vecchia giunta raccontano di essere
stati esposti a “molte pressioni”. Se già loro avevano in qualche caso ceduto, i successori si sono arresi. Il diluvio di nuove vasche è impressionante quanto disomogeneo. A suddividerle per i quartieri di Roma, tre ne hanno 9 ciascuna. Sette non ne hanno nessuna. A prendersene di più è la zona dei circoli, che con l’occasione ristrutturano, ampliano, aggiungono. E a trarne i principali benefici saranno, più che la cittadinanza, i soci paganti. Primi quelli dell’Aniene presieduto da Giovanni Malagò (che è anche alla guida del Comitato organizzatore di Roma 2009): hanno cominciato i lavori in anticipo sulla delibera comunale generale, li stanno già concludendo e festeggeranno con 6 mila invitati le tre piscine pur avendone chiesta, in un primo momento solo una.

Ci sono coincidenze che incuriosiscono. Andiamo nel cuore della città, nel quartiere Trieste, alla Fondazione Cristo Re. Gestisce campi da calcetto sopraelevati, sul tetto di una palestra un tempo pubblica e la cui acquisizione, rivelano scritte sui muri, non tutti hanno digerito. C’è una nuova piscina, coperta, di 25 metri, autorizzata dalla giunta Veltroni. E insieme a quella sono sbocciati 330 posti auto nello stesso complesso, due agglomerati di box rossi e gialli venduti ormai completamente per cifre comprese tra i 68 e i 120 mila euro.

Giù la serranda, è tempo, come il “Nuotatore”, di arrivare a casa, o meglio, a quella che doveva essere la casa dei Mondiali: a Tor Vergata. Dietro l’Università si stende una piana interrotta solo dai picnic e dall’immensa croce che fa da catalizzatore nei raduni religiosi. Uno spreco a cui se n’è sovrapposto un altro, di diverso segno. Eccola qui, la città fantasma dello sport. Dove doveva esserci il museo c’è una baracca di lamiera. Al posto dei gusci di Calatrava due dentiere ammaccate. Dentro una di quelle la “vasca degli spiriti”. Non echeggiano i suoni delle bracciate di Phelps o delle entrate in acqua della Cagnotto, ma quelle di litigi, incomprensioni, fatali prese di posizione. Già l’idea era una scommessa, una delle tante su cui Veltroni ha puntato per lasciare un’eredità che invece evapora. Il giocattolo gli è cresciuto tra le mani, fino a diventare ingovernabile. Il palazzetto per volley e basket è passato, per rispondere ai criteri internazionali, da 8 mila a 15 mila posti. L’Università ha scelto come progettista lo spagnolo Calatrava: tanto geniale quanto incontenibile. L’impresa appaltatrice era abituata a realizzazioni più schematiche. Ogni passo è divenuta una battaglia, un lievitar di costi e uno scambio di accuse. Presto è stato chiaro che i 280 milioni preventivati non sarebbero bastati, ne occorrevano almeno altri 100. A dir poco. E il tempo remava contro. L’elezione di Alemanno a sindaco è stata un’ascia. Se voleva spostare la teca dell’Ara Pacis, che già c’era, figurarsi due gusci ancora da posare. Fermi tutti. Controlli, riconsiderazioni, meglio fermarsi qui. Meglio? Meglio aver già speso 190 milioni per questo scarabocchio di cemento e ferro? Abbandonarlo lì vagheggiando futuri mondiali di basket o addirittura di baseball per riprenderlo? Meglio farne l’ennesimo detrito contemporaneo, la testimonianza da capsula del tempo che Roma dispensa rovine anche dal presente (salvo costellare quelle del passato di terrazze abusive)?

Eppure è così: il pubblico ha buttato 190 milioni. I privati, con l’alibi di doversi sostituire, ne hanno investiti altrettanti. Importa se molti dei loro impianti non saranno pronti a luglio, se non serviranno alla città dopo, se le foresterie diventeranno piccoli alberghi intorno a una vasca che doveva essere iridata? Che cosa resterà di tutto questo titanico sforzo: un monumento diffuso all’arte natatoria o un buco nell’acqua? Quando il “Nuotatore” finalmente arrivò “cercò di aprire le porte, ma erano chiuse a chiave e sulle mani gli rimase la ruggine delle maniglie… Batté con i pugni, tentò di abbatterle e poi si accorse che la casa era disabitata”.

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