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OLIMPIADI – Piscinopoli inguaierà la candidatura Olimpica dell’Italia??

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Scandalo nuoto, un guaio
per la candidatura olimpica

Lo scandalo del nuoto, ormai, corre sul Web: anche al Cio, comitato olimpico internazionale, sono stati subito informati. I dirigenti dello sport mondiale sono radunati a Copenghen: domani verrà confermato Jacques Rogge alla presidenza, come vice dovrebbe essere votato Mario Pescante (un riconoscimento prestigioso), inoltre golf e rugby a sette entreranno a far parte della famiglia olimpica da Rio 2016. L’Italia, come noto, vuole candidarsi per l’edizione olimpica del 2020, e non dovrebbe avere avversari terribili anche perché molte Nazioni (fra queste Australia, Russia, Spagna, Olanda, Giappone e Usa) sono candidate per ospitare i Mondiali di calcio del 2018. Ma certo lo scandalo del nuoto non aiuta affatto e dà un’immagine negativa sui dirigenti sportivi italiani. L’Italia, come noto, è anche in corsa per gli Europei 2016 e visto che non manca molto tempo (entro metà febbraio va presentata la candidatura) il premier Silvio Berlusconi dovrà uscire allo scoperto e decidere se appoggiare gli Europei di calcio (con gli stadi che abbiano non ci sono molte chances) oppure l’Olimpiade. Sperando che le polemiche Roma-Venezia possano esaurirsi presto. E che qualcuno si informa sui criteri necessari per poterla spuntare nella corsa elettorale. I dirigenti del Cio di solito fanno così: prendono la mappa della città candidata per l’Olimpiade e fanno un cerchio (olimpico). Gli impianti, Villaggio compreso, devono stare tutti lì, racchiusi in un raggio di 8 chilometri. Forse questo chi propone di gareggiare a Venezia-Treviso-Padova o, peggio ancora , a Venezia-Roma non lo sa. Sono undici i punti su cui si basano le valutazioni del Comitato olimpico internazionale. Eccoli: 1) supporto governo, aspetti legali, opinione pubblica; 2) infrastrutture generali; 3) impianti sportivi; 4) Villaggio olimpico; 5) impatto e condizioni ambientali; 6) alloggi; 7) sistema trasporti; 8 ) sicurezza; 9) esperienza di eventi sportivi già organizzati; 10) finanze; 11) valutazione generale progetto ed eredità. Ogni punto ha un suo peso: in occasione dell’assegnazione dei Giochi 2016, il report del Cio aveva messo al primo posto Rio (che poi ha vinto), seguita da Tokyo, Chicago e Madrid. Una curiosità: nel 2004, Rio era stata scartata perché non aveva i requisiti e nella volata finale Londra riuscì a spuntarla su Parigi, New York, Madrid e Mosca aggiudicandosi così l’edizione 2012. Ora ci prova l’Italia: con più speranze forse di quanto sostiene Franco Carraro (“abbiamo un venti, massimo un venticinque per cento di probabilità di farcela”), che consiglia però silenzio e massima discrezione. In questi casi, le polemiche politiche non giovano mai. Gli scandali ancora meno. Peccato perché, al momento, l’Italia è la quinta potenza al mondo nello sport, un risultato clamoroso. Sono stati tenuti conto i risultati ottenuti ai Mondiali di qualsiasi disciplina (ultima la scherma) dopo Pechino 2008. Un sogno poterci confermare a Londra 2012 come quinta potenza, lasciando alle spalle Nazioni importanti come la stessa Gran Bretagna. Petrucci e Pagnozzi sanno comunque che ci sono “sacche” di crisi: l’atletica leggera, alcuni sport di squadra. Il basket e il volley, per fare un esempio, non hanno mai vinto un oro olimpico. Il calcio una sola volta. La pallanuoto è naufragata. Martedì 13 ottobre intanto si svolgerà al salone d’onore del Coni un convegno internazionale sullo sport femminile. Parteciperanno molti ct, italiani (fra cui Barbolini, neo campione europeo) e stranieri. Il seminario avrà inizio alle ore 9.

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SCHERMA – Nuovo Oro per l’Italia

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Gli azzurri esultano
Fioretto ancora d’oro

In finale gli azzurri (Baldini, Barrera, Cassarà, Vanni) battono 45-41 la Germania e regalano all’Italia il secondo oro dei Mondiali in corso ad Antalya. Solo quinte le sciabolatrici

ANTALYA (Turchia), 6 ottobre 2009 – L’Italia del fioretto maschile (Andrea Baldini, Andrea Cassarà, Simone Vanni, Stefano Barrera) è d’oro dopo la vittoria in finale contro la Germania del tre volte campione del mondo Joppich e del campione olimpico in carica Benjamin Kleibrink. A trascinare gli azzurri alla sesta medaglia di questi Europei sono stati Baldini e Cassarà. Saliti 9-2 nel secondo match tra Baldini e Bachmann, gli azzurri si sono fatti riprendere e superare da Joppich (25-23). Nel giro finale Cassarà ha portato l’Italia sul 39-38, gli ultimi ad andare in pedana sono stati Joppich e Baldini, che ha chiuso ancora una volta i conti: 45-41. E’ la ventisettesima per il fioretto a squadre maschile azzurro che l’anno scorso ai Mondiali di Pechino (la prova a squadre dell’arma era assente dal programma olimpico) fu d’oro.

CAMMINO — La semifinale con la Cina è stata tiratissima ed è stata decisa proprio da Baldini. Gli azzurri si sono ritrovati in vantaggio 15-8 sulla Cina dopo il primo giro, ma sono stati poi rimontati dagli asiatici. Nell’ultima sfida, cominciata sul 28 pari, Andrea Baldini è prima andato in svantaggio di 3 stoccate (29-32), poi ha pareggiato (32-32). Il cinese Lei ha toccato per il 33-32, il 33 pari dell’azzurro è arrivato a 17 secondi dalla fine del tempo. Al minuto supplementare è stato ancora a piazzare la stoccata decisiva (35-34)- Andrea Baldini, Andrea Cassarà, Simone Vanni e Stefano Barrera hanno battuto agli ottavi la Sud Corea (45-23) e poi nei quarti il Giappone (45-35) in una sfida dura fino all’ultimo cambio, quando Baldini, entrato in pedana sul 32-20, ha portato gli azzurri fino al 45-35.

SCIABOLA — Chiude con un quinto posto la sciabola a squadre. L’Italia ha perso Gioia Marzocca (distorsione a una caviglia), ha battuto l’Ungheria 45-35, ma ha poi ceduto all’Ucraina della vicecampionessa mondiale Kharlan. Nel gironcino per il quinto posto battute la Polonia (45-39) e gli Stati Uniti dell’iridata Zagunis (32-31).

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CICLISMO – Evans vince il Mondiale, male l’Italia

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Evans campione del Mondo
A Mendrisio Cunego solo 8°

L’australiano scatta sull’ultima salita e taglia da solo il traguardo di Mendrisio: secondo il russo Aleksandr Kolobnev, terzo lo spagnolo Joaquim Rodriguez. Il neo iridato: “Questa giornata è una risposta a tutti i piazzamenti”. Cunego: “Non sempre si può vincere”

L'esultanza dei tifosi australiani
L’esultanza dei tifosi australiani

MENDRISIO (Svi), 27 settembre 2009 – Un bacio alle tribune, agli amici, alla sua gente: Cadel abita a Stabio, proprio uno sguardo dal percorso di Mendrisio. Un bacio, ancora più intenso, alla fede nuziale che portava al collo. E sul podio, in maglia iridata, ha pianto.

PRIMO AUSTRALIANO — Cadel Evans, 32 anni, è il primo australiano a vincere il Mondiale professionisti in 82 anni di storia e 76 edizioni. Ha attaccato nel falsopiano che portava alla salita di Novazzano, quando mancavano cinque chilometri alla conclusione. Nessuno degli altri otto che componevano il gruppetto in testa alla corsa, tra i quali Cunego, ha provato a replicare con la stessa intensità. E così l’australiano, cresciuto ciclisticamente in Italia prima alla Saeco e poi alla Mapei di Giorgio Squinzi sotto la direzione di Roberto Damiani e Aldo Sassi, ha vinto con 27″ sul russo Aleksander Kolobnev, già argento a Stoccarda 2007 dietro Bettini, e sullo spagnolo Joaquim Rodriguez; quarto Sanchez a 30″, quinto Cancellara e ottavo, a 53″, Damiano Cunego.

Il bacio alla moglie Chiara. Reuters
Il bacio alla moglie Chiara. Reuters

“RISPOSTA AI PIAZZAMENTI” — “Questa corsa era casa mia – ha detto Evans tra l’emozione e il pianto -, e questa maglia è una grande promozione per il Mondiale 2010 che si svolgerà in Australia, a Geelong, che è la mia città. La vittoria è una risposta alle critiche che mi erano arrivate in questi anni perché non vincevo. Ma io a casa ho sette medaglie conquistate ai Mondiali in mountain bike, anche se nessuna è d’oro. Questa giornata è una risposta a tutti i piazzamenti”. Soprattutto al Tour de France: 2° alle spalle di Alberto Contador nel 2007 e di Carlos Sastre nel 2008; 3° alla Vuelta che si è conclusa una settimana fa, battuto da Alejandro Valverde (e Samuel Sanchez) per una foratura nella tappa di Sierra Nevada, quando perse 1’15″.

Il pianto di gioia di Chiara, moglie italiana di Evans. Ap
Il pianto di gioia di Chiara, moglie italiana di Evans. Ap

ITALIA, POKER MANCATO — L’Italia di Ballerini ha mancato il poker consecutivo in una corsa molto strana, disputata a ritmo regolare e senza scossoni praticamente sino all’ultimo giro. Sono mancati soprattutto gli uomini che dovevano provare a fare selezione nell’ultima tornata, come Ivan Basso e Pippo Pozzato. Cunego è rimasto solo a fronteggiare gli attacchi di uno scatenato Cancellara sia sulla salita di Acquafresca sia in discesa, ma il veronese, pur ammirevole per la grinta che ha dimostrato, alla fine non aveva le gambe per rispondere agli avversari. “Non sempre si può vincere”, è stato il suo commento..

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BEACH VOLLEY – Mondiale, è grande Italia

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Mondiale, è grande Italia

Splendida giornata per gli azzurri in Norvegia: Varnier-Nicolai battono gli olandesi Schuil-Nummerdor campioni d’Europa in carica. In serata bravissime le ragazze: Daniela Gioria e Giulia Momoli hanno superato le cubane Grasset-Ribalta

STAVANGER (Norvegia), 29 giugno 2009 – Adesso questo settimo Mondiale giocato tra i fiordi sta diventando davvero bello, per l’Italia. Che Matteo Varnier e Paolo Nicolai avessero le potenzialità per cambiare finalmente le sorti fin qui spesso mediocri del nostro beach, lo dicevano in tanti. E non solo in Italia. Da oggi, comunque proseguirà questa manifestazione, è chiaro a tutti che è proprio così. I due azzurri hanno battuto Schuil-Nummerdor, gli olandesi campioni d’Europa in carica.

SCRIVETELO — “Ora dovete scriverlo che possiamo giocare alla pari con tutti”, ha sorriso Varnier a fine match in panchina. Un’esternazione insolita per uno come lui, sempre di pochissime e pacate parole. Da comprendere come uno sfogo di un ragazzo che un anno fa si è visto sfuggire il sogno dell’Olimpiade per un infortunio e che in inverno ha affrontato un difficile intervento alla spalla che avrebbe potuto pregiudicarne la carriera. E invece, eccolo qui. A un passo dai sedicesimi di finale del Mondiale. A un passo, perché la situazione nel girone ancora non è definitiva. Per acchiappare l’agognato secondo posto serve un risultato nella terza gara di mercoledì, con gli austriaci Huber-Gartmeyer, sulla carta l’avversario più abbordabile del concentramento. Ma questo si vedrà.

Da sinistra Matteo Varnier e Paolo Nicolai
Da sinistra Matteo Varnier e Paolo Nicolai

NESSUN ERRORE — Ora c’è da raccontare una partita bellissima di Matteo e Paolo. Con un primo set in cui, se si eccettuano 3 errori servizio di Nicolai, non hanno sbagliato nulla. L’equilibrio da suspance lo ha rotto Varnier con una difesa in tuffo sulla sua sinistra e lucido contrattacco, per il 20-18. Gli olandesi hanno fatto cambio palla, poi Nicolai ha chiuso con freddezza. “Nel secondo ho avuto un momento in cui mi acchiappavano tutto in difesa”, avrebbe poi raccontato Nicolai. Così le due vecchie star dell’indoor Schuil e Nummerdor hanno preso i largo. Schuil, molti lo ricorderanno, era nell’Olanda che ci fece piangere nella leggendaria finale olimpica di Atlanta 1996. Ed entrambi hanno vinto in casa l’Europeo 1997, oltre ad essere stati a lungo protagonisti della nostra seria A-1. Schuil a Taranto, Modena, Gioia del Collem Padova, Macerata e Ferrara. Nummerdor a Montichiari, Ferrara, Milano e Ravenna. La loro esperienza è incommensurabile, in confronto a quella dei nostri azzurri. Specie a quella di Nicolai che con i suoi 20 anni è il più giovane giocatore del Mondiale. Così si è arrivati al tiebreak. In cui sull’invasione di Nicolai per l’8-5 Olanda i giochi sembravano fatti. Lì però un cambio tattico deciso da Varnier ha ribaltato tutto.

MURI — Fino a quel punto i nostri avevano battuto su Schuil che sembrava soffrire i servizi in salto di Nicolai, me che poi in attacco passava comunque: “Noi in difesa non lo sfioravamo mai – ha spiegato poi Matteo – quindi bisognava cambiare qualcosa”. Così gli azzurri si son messi a puntare Nummerdor. La cui ricezione è di una regolarità scorggiante, anche sulle battute più potenti. Eppure Nicolai gli ha stampato il muro del 7-8. E poi gli ha strappato il vantaggio proprio con un ace (10-9). Quindi un altro muro di Nicolai, per il 14-12. E infine un errore in attacco dell’olandese ha sigillato il 2-1 sul 15-12. “E’ la vittoria più pesante e importante che abbia mai ottenuto”, ha commentato Nicolai con la serenità di uno che ha appena fatto la cosa più normale de mondo. “I ragazzi si stanno allenando benissimo – ha detto il c.t. Dionisio Lequaglie – ed ero convinto che giocando così i risultati prima o poi sarebbero arrivati. Nicolai ha ancora molto margine di miglioramento, e quindi tutta la coppia ne ha”.

GRANDI RAGAZZE — E a sera, lo show azzurro è continuato. Ci hanno pensato le ragazze, a prolungarlo: Daniela Gioria e Giulia Momoli hanno battuto 2 set a 0 le cubane Fernandez Grasset e Estevez Ribalta, una coppia relativamente nuova, ma composta da due ragazze di provata esperienza (La Fernandez ha giocato in due Olimpiadi, la Estevez era a Pechino). Le azzurre le hanno intimidite, con una grande avvio nel primo set. E poi le hanno contenute, dando sempre l’impressione di avere una soluzione più di loro. Con questo successo il passaggio ai sedicesimi è aritmeticamente certo. “Ora vogliamo il primo posto nel girone”, ha proclamato scherzando ma non troppo la Gioria riferendosi alla terza gara del girone, mercoledì, contro le tedesche Holtwick-Semmler, teoricamente le favorite, eppure già sconfitte nella prima giornata dalla cubane. Brave, quindi, Daniela e Giulia. Sono partite forte, avanti 13-9 nel primo, martellando con costanza sulla Fernandez. Le cubane si sono riprese un punticino alla volta, fino al 20-18 Italia. Un break che le nostre hanno mantenuto. Più sofferto il secondo, equilibrio fino a metà, quindi all’inseguimento. Sono state le caraibiche ad arrivare col break di vantaggio al set ball (18-20). Una difesa in corsa con relativo contrattacco della Momoli ha annullato la palla set su servizio azzurro. In totale le italiane ne hanno annullati 5, di set ball. Un muro di Daniela su attacco al secondo tocco della Estevez ha girato il pallino. E ancora con un muro passivo, la stessa Gioria si procurata l’attacco decisivo.

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CICLISMO – Ecco il Mondiale di Mendrisio, il terrore dei ciclisti

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Mendrisio, il Mondiale
che fa già tremare

Ballan, Di Luca, Basso, Cunego, Garzelli, Pozzato, Nibali e Visconti, accompagnati dal c.t. Ballerini, hanno pedalato sul circuito che ospiterà la prova iridata il 27 settembre: la prima impressione è che sarà una gara durissima. Di Luca: “L’uomo da battere è uno solo, Valverde”. Ballerini: “Temibile anche Sanchez”. Tutti d’accordo invece: sarà sfida Italia-Spagna

MENDRISIO (Svizzera), 22 giugno 2009 – Il 27 settembre sarà un Mondiale durissimo. I numeri delle carte infatti parlano chiaro: 19 giri di un circuito di 13,8 km con un dislivello di 245 metri al giro, cioè 262,2 km e 4655 metri di ascesa totali. Partenza e arrivo nella zona degli impianti sportivi di Mendrisio.

L'altimetria del circuito delle prove in linea
L’altimetria del circuito delle prove in linea

PRIMA SALITA — Dopo i primi 1.930 m i corridori affrontano la prima asperità con una salita di 1.600 m che nei primi 820 m attraversa il centro di Mendrisio fino ai piedi della salita dell’Acqua Fresca, uno strappo di 780 m con una pendenza media superiore al 10% e punte al 12. Qui si raggiunge il punto più alto del circuito posto ai 438 metri di Castel San Pietro, dove inizia l’unica discesa: 4.580 m tecnicamente difficili che portano alla quota più bassa del tracciato, i 250 metri di Balerna.

SECONDA SALITA — Dopo solo 1.420 m pianeggianti ecco la seconda asperità del circuito: la salita della Torrazza di Novazzano, teatro della sfida Mondiale del 1971 tra Felice Gimondi ed Eddy Merckx: 1.750 m di lunghezza con tratti di pendenza attorno al 10% per raggiungere quota 376 metri. Da questo trampolino di lancio i corridori si tuffano verso il traguardo affrontando prima una facile discesa di 800 m e poi il tratto finale pianeggiante di 1.810 m che da Genestrerio conduce all’arrivo.

L'altimetria della cronometro uomini
L’altimetria della cronometro uomini

BURRASCA — Circuito iridato sul quale oggi ha pedalato una quasi Nazionale. Con il c.t. Franco Ballerini a visionare il percorso si sono trovati in otto: l’iridato Alessandro Ballan, Ivan Basso, Damiano Cunego, Danilo Di Luca, Stefano Garzelli, Filippo Pozzato, Vincenzo Nibali e Giovanni Visconti. Danilo Di Luca, che per caratteristiche e carisma potrebbe essere il capitano della squadra, punta subito al cuore del problema: “Qui c’è solo un uomo da battere: Alejandro. E basta”. Lo spagnolo Valverde, sempre che possa essere al via visto che è al centro di un controverso caso di doping, sarà “il” rivale. “Visto come è andata a finire negli ultimi anni mi auguro che sia ancora una sfida Italia-Spagna – spiega Ballerini -. Anche se c’è da dire che la burrasca di Varese potrebbe avere compattato gli spagnoli. Oltre a Valverde comunque dovremo fare attenzione a Samuel Sanchez che non a caso è campione olimpico”. Poi il c.t. indica in Andy Schleck la possibile alternativa. Ivan Basso, invece, fa il nome di Fabian Cancellara come avversario temibile.

L'altimetria della cronometro donne
L’altimetria della cronometro donne

INSIDIA VENTO — Per ora Ballerini non parla di possibili tattiche di gara (“Lo faremo tra un mese”) però s’informa bene sul vento perché “ad Hamilton stravolse la corsa. Sulla salita dura era contro, davanti si moriva e a ruota si chiacchierava. Il vento cambiò i valori in campo”. Marco Vitali, l’ex pro’ ticinese che fa da cicerone, gli racconta che “qui 80 giorni su cento c’è vento. ma contrariamente a oggi che tira da nord, di solito arriva da sud. Quindi dalla cima della seconda salita all’arrivo è a favore”.

NUOVO CAPITANO — Non ci sarà più la punta Bettini, ma neppure il regista Rebellin. “Il suo ruolo potrebbe essere ricoperto da Stefano Garzelli – spiega il c.t. – ma anche dallo stesso Bruseghin”. Boonen, che ieri nonostante il no ricevuto dagli organizzatori del Tour de France alla tv fiamminga ha dichiarato di essere pressoché certo di essere al via, lo ha definito adatto alle sue possibilità. “O non ha visto il percorso, o era molto distratto”, sibila Di Luca. “E anche per Freire la vedo molto difficile. Cosa posso fare io? Per essere al via devo essere al 110 per cento della condizione”, gli fa eco con onestà Pippo Pozzato.

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CALCIO – Italia, ma siamo veramenti i Campioni del Mondo ?

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Il Brasile dà spettacolo
Italia travolta e fuori

A Pretoria, la Seleçao infligge una durissima lezione agli azzurri: finisce 3-0 con la doppietta di Luis Fabiano e l’autogol di Dossena. La Nazionale esce dalla Confederations Cup: Stati Uniti in semifinale

Festa verdeoro, azzurri maltrattati. Reuters
Festa verdeoro, azzurri maltrattati. Reuters

PRETORIA (Sud Africa), 21 giugno 2009 – L’Italia torna a casa dal Sud Africa con sul groppone la seconda sconfitta della sua Confederations Cup, e i tre gol beccati dal Brasile. Una punizione, più ancora che un’eliminazione. Merito ai verdeoro di Dunga, spettacolari, colpa degli azzurri di Lippi, che sembrano lo spot del “vorrei, ma non posso”. Ci sarebbe bastato un golletto per andare avanti in un girone stradominato dal Brasile, nel quale tra Italia, Egitto e Usa si è qualificato (gli States) chi ha fatto meno peggio. Un k.o. pesante, che aprirà processi sportivi sul cambio generazionale da accelerare, e sull’effettivo valore attuale di questo gruppo, che ha mostrato tutte le sue rughe, ma ha ricevuto anche poco dai ricambi. Ma al di là di tutto, il Brasile stasera ha regalato agli appassionati e rumorosi spettatori del Loftus Stadium di Pretoria un trattato di calcio da battimani. La possibile, anzi probabile, finale con la Spagna sarebbe da leccarsi i baffi.

L’ITALIA CI PROVA — Entra in campo con un discreto piglio, decisa a fare la partita. D’orgoglio. Ma dopo pochi minuti si vede subito che questo Brasile stasera è di un’altra categoria. Passaggi a uno-due tocchi, stop morbidi, palloni filtranti di Robinho e Kakà per un Luis Fabiano che tiene fede al soprannome di O Fabuloso. E’ proprio lui a mettere Ramires solo davanti a Buffon: incrocio dei pali. La scampiamo.

LAMPO NEL BUIO — Quello di Camoranesi, forse il più ispirato degli azzurri. Lo juventino ci prova di prima intenzione, e con un destro in diagonale dopo un rimbalzo mette i brividi a Julio Cesar. Tutto qui. Per l’Italia. Il Brasile invece ha solo cominciato il suo show.

EGITTO SOTTO — La Seleçao colpisce un altro legno. Stavolta Buffon è salvato dal palo, quando De Rossi devia verso la propria porta un cross di Lucio. Ci va ancora bene. Ma non può durare. E dire che l’Egitto perde, e saremmo qualificati. Perché il portiere africano, El Hadary, che contro di noi aveva fatto il fenomeno, regala il vantaggio agli Usa.

MAREGGIATA GIALLA — Ma Buffon si vede spuntare davanti avversari da tutte le parti. Il destino della gara è inevitabile. Il Brasile segna quando il tiro di Maicon si trasforma in un assist per Luis Fabiano, tenuto in gioco da Cannavaro. Il centravanti del Siviglia segna con un destro incrociato. Lippi cambia: fuori Iaquinta, un po’ acciaccato e molto fuori dal gioco, e dentro Pepito Rossi. Ma non basta. C’è poco da fare. Arriva il meraviglioso raddoppio del Brasile. Azione Kakà-Robinho-Luis Fabiano, che segna con un tocco morbido.

PUNIZIONE — Allo scadere ne becchiamo un altro. In contropiede. La nostra arma. Robinho se ne va sulla sinistra, centra per Ramires, anticipato da Dossena, che spiazza Buffon e mette nella propria porta il 3-0 verdeoro. All’intervallo siamo già sull’aereo verso casa.

RIPRESA — Avrebbe poco da dire. C’è Pepe al posto di Montolivo, partito bene e poi naufragato. Come tanti suoi compagni. Il Brasile fa quello che gli riesce meglio, possesso palla. Al rallentatore, con i suoi ispirati palleggiatori. L’Italia attacca da copione, ma non ha nè la forza nè il morale per fare paura a Julio Cesar.

SUPER USA — Ma le emozioni arrivano dagli altri campi. Gli Usa segnano ancora due volte e ci rimettono in corsa, ci basta un gol per qualificarci e affrontare la Spagna in semifinale. Lo sfioriamo anche, in un paio di occasioni, con Gilardino e Pepe, che come Rossi portano freschezza. Ma perdiamo 3-0. E usciamo dalla Confederations Cup a testa bassa, stritolati da un grande Brasile.

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CALCIO – N’Kono CT del Camerun

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Incarico ad interim per il portiere-icona di Spagna ’82 e Italia ’90. Con Milla fece grandi i Leoni Indomabili, da allenatore dei portieri fu arrestato per un rito vodoo in campo. Il numero uno bianconero ha scelto il nome del figlio in suo onore. Ora Thomas punta i Mondiali 2010, si parte domenica contro il Marocco

N'Kono in porta col Camerun.
N’Kono in porta col Camerun.

 

 

MILANO, 3 giugno 2009 – In Camerun è un idolo assoluto, appena sotto Roger Milla, ma anche noi gli dobbiamo qualcosa. Se Buffon gioca in porta, infatti, il merito è di Thomas N’Kono, mitico portiere dei Leoni Indomabili ai Mondiali 1982 e 1990 (negli Usa nel ’94 era il dodicesimo). Ora la sua missione è quella di portare il Camerun a un altro Mondiale, quello del 2010, oltre che in Coppa d’Africa: sostituisce infatti sulla panchina della nazionale Otto Pfister, tedesco dimissionario la scorsa settimana. Per ora il suo ingaggio è ad interim, per le prossime partite di qualificazione (gestione balneare, insomma) ma sono in molti a credere che un paio di buoni risultati gli garantiranno la panchina a lungo termine.

L’omaggio di buffon — “Mi ricordo ancora la partita inaugurale di Italia ’90; io ero un bambino e N’Kono con le sue parate permise al Camerun di battere l’ Argentina di Maradona. Da ragazzino facevo il centrocampista, poi N’Kono è diventato il mio modello e sono finito fra i pali. Recentemente l’ho conosciuto e la scorsa settimana mi ha mandato gli auguri per la nascita di mio figlio”. Gianluigi Buffon parlò così poco dopo la nascita del suo primogenito, Luis Thomas, che ebbe quel nome proprio in onore del portierone dei Leoni. L’Italia scoprì N’Kono, il suo stile particolare e i suoi enormi pantaloni (lunghi con qualsiasi temperatura) in Spagna nel 1982, quando per un’ora buona resistette imbattuto agli azzurri. Ritornò sugli schermi mondiali otto anni dopo, nel ’90, con il Camerun che batté l’Argentina all’esordio e arrivò fino ai quarti (sconfitta con l’Inghilterra).

N'Kono arrestato in Mali per un rito vodoo. Afp
N’Kono arrestato in Mali per un rito vodoo. Afp

LA CARRIERA E LE MAGIE — La sua è stata una lunga carriera: oltre vent’anni, nei quali ha vinto due coppe Campioni d’Africa (’78 – 80) e una coppa Coppe (’79) con il Canon, un pallone d’Oro africano nell’86 e un premio come miglior portiere del campionato spagnolo nel ’90. Con la nazionale due coppe d’Africa, con i club debutto a 16 anni in patria e chiusura a 41, nel Bolivar in Bolivia, dopo esperienze nelle serie minori spagnole. E’ rimasto di casa a Barcellona, dove ha giocato per quasi un decennio con l’Espanyol, dove oggi considerano il suo erede in connazionale Kameni. Dal 2002 era preparatore dei portieri del Camerun: la sua avventura partì con un arresto e una squalifica di un anno, poi in parte revocata. Coppa d’Africa 2002, partita contro il Mali: prima della gara Thomas viene visto lasciare un oggetto magico sul campo, vicino alla porta del Mali. Una macumba: i poliziotti lo vedono, lui ci litiga, viene portato via in manette. Vero o no, il rito vodoo porta il Camerun alla vittoria, in quella gara e nel torneo.

PRIMI IMPEGNI — Adesso dovrà fare magie in panchina, per rimediare alla sorprendente sconfitta col Togo che ha aperto l’ultima fase di qualificazione della zona africana per i Mondiali. La squadra è in ritiro in Belgio, già domenica Eto’o e compagnia si giocheranno buona parte delle possibilità di restare in corsa nella sfida con il Marocco, a Yaoundé. Poi il 20 trasferta in Gabon: dopo queste due gare si deciderà la sorte di N’Kono: il mito in porta può trasferirsi in panchina?

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