Posts Tagged nba

NBA – Cambio di regolamento

from http://www.playitusa.it

Dopo averlo tollerato fino a questo momento, pur essendo una chiara infrazione di passi, la Nba ha deciso di legalizzare il terzo passo, vedi ad esempio ricezione in movimento e penetrazione stile Kobe o Lebren.
La Nba sul suo sito ufficiale, ha creato un pagina dedicata a questo cambiamento del regolamento (nella sezione videorulebook) dove si possono vedere alcuni esempi con spiegazione di casi dubbi e da chiarire. Su una sua comunicazione spiega meglio la regola: Un giocatore che riceve la palla durante la corsa o che sta per terminare l’azione di palleggio può effettuare 2 passi prima di tirare, passare o fermarsi.
Questo cambiamento si può spiegare con l’intenzione da parte della Nba di aumentare la fluidità e spettacolarità delle partite, anche se può avere delle controindicazioni quando la Nazionale Usa dovrà partecipare a Olimpiadi e Mondiali, in quanto in queste competizioni internazionali, viene utilizzato il regolamento FIBA dove non è concesso correre senza inziare il palleggio.

Lascia un commento

BASKET NBA – Parte la stagione dei Toronto “International” Raptors

from http://www.gazzetta.it

Raptors, è l’anno della verità. “Faremo grandi cose”

Toronto si è ufficialmente radunata prima di trasferirsi ad Ottawa per i primi giorni del training camp: dodici i volti nuovi. Grande attesa per il duo italiano Bargnani-Belinelli.

Andrea: “Voglio essere un giocatore migliore”

TORONTO, 29 settembre 2009 – Media Day anche a Toronto dove la squadra si è ufficialmente radunata ieri pomeriggio prima di trasferirsi ad Ottawa per i primi giorni del training camp. Solo tre i giocatori reduci dal roster dell’ultima stagione, il nucleo portante Calderon-Bosh-Bargnani, ma moltissimi i volti nuovi (dodici per la precisione) tra cui quelli familiari di Belinelli, Turkoglu e Nesterovic, quelli di giocatori di supporto piuttosto affermati come Evans, Wright e Jack, per finire al rookie DeRozan e ai meno riconoscibili Amir Johnson e Sonny Weems. Il clima è un po’ da primo giorno di scuola, ognuno con la maglia di gara di un bianco candido perfetto per le foto ufficiali. Quella di Marco Belinelli con un bello zero stampato sul petto: “Oggi la indosso per la prima volta”, dice il Beli tutto fiero come un bravo scolaretto. La sua maglia non è ancora in vendita nel negozio dell’arena mentre si trova già la numero 26 di Hedo Turkoglu (a decidere è la Nba, non dipende dai Raptors ci spiega il pr della squadra), ma Marco si augura di vederla presto esposta. E si capisce che il neo-Raptor non sta più nella pelle per iniziare la stagione e provare a chi l’ha fortemente voluto, il presidente Bryan Colangelo, di essere all’altezza. Colangelo non ha dubbi in proposito e l’ha ribadito anche ieri: “Belinelli farà grandi cose. L’anno scorso è stato a tratti spettacolare con Golden State, e quest’anno avrà maggiori opportunità. Ci garantirà comunque punti. Credo che Belinelli sia un candidato per vincere il premio di Most Improved Player o di Sixth Man se dovesse partire dalla panchina”.

Belinelli e Bargnani: Toronto si aspetta grandi cose dai due italiani. Reuters
Belinelli e Bargnani: Toronto si aspetta grandi cose dai due italiani. Reuters

BIG MAN — Oltre a Belinelli, il nuovo giocatore più elogiato dal presidente è il big man tutto muscoli Reggie Evans, sul quale Colangelo svela un aneddoto dei giorni scorsi: “Durante un allenamento Evans ha reso la vita difficile a Bargnani con la sua fisicità, fino a creare una certa frustrazione in Andrea, che però il giorno seguente si è presentato con una marcia in più. Pronto mentalmente, e fisicamente a rispondere alla sfida. Credo che la presenza di Evans, con la sua aggressività, potrà solo rendere competitivi e intensi gli allenamenti, e avrà un grande impatto sulla squadra”. E Bargnani stesso lo ha già riconosciuto: “Evans è un ottimo acquisto che porterà alla squadra una certa durezza che ci mancava”.

MAGO — Il primo giocatore ad apparire per le interviste nella nuova area super tecnologica dell’Air Canada Centre, dove ha sede lo studio di Raptors Tv, è stato proprio Andrea Bargnani. Il Mago, in sintonia con il suo carattere, non ha voluto pronosticare la posizione finale di Toronto nella Eastern Conference (dove dopo le tre favorite Boston, Cleveland e Orlando è lotta aperta per il quarto posto), e si è limitato a dire che la squadra attuale è quella sulla carta più forte da quando gioca con i Raptors. Si è invece sbilanciato Colangelo con chiarezza: “L’obiettivo è ovviamente di ottenere più delle 33 vittorie dell’anno scorso, e anche se i playoff sono la prima tappa obbligata, l’ideale sarebbe arrivarci in condizione di giocarcela anche nel secondo turno, vale a dire finire la regular season in quarta posizione”. A parte le tre favorite ad Est, Colangelo vede come prima rivale Washington che “si è molto migliorata, pur cambiando poco. Anche il ritorno di Arenas la rende una squadra molto interessante. Poi ci sono sempre Atlanta e Miami”. Una reporter della tv locale chiede a Bargnani se quest’anno sarà più cattivo sul campo e Andrea risponde: “Vorrei essere un giocatore migliore. Non tanto essere più cattivo, voglio cercare di essere un giocatore migliore”. A Marco Belinelli chiediamo qualche anticipazione su DeRozan, visto che se la vedrà contro di lui in allenamento e per i minuti in campo: “Siamo giocatori diversi, io più tiratore e lui molto esplosivo che attacca il canestro. È comunque pronto per giocare, poi ripeto, per me quintetto o no cambia poco”. Mentre Calderon sponsorizza l’acquisto di Turkoglu, che per la sua abilità nel creare gioco per i compagni darà allo spagnolo ottime occasioni di tiro, il turco dichiara che la scelta di firmare per Toronto è stata facile, perché sa che questo è il posto giusto per continuare ad avere successo.

Hedo Turkoglu e Chris Bosh. Ap
Hedo Turkoglu e Chris Bosh. Ap

MUSCOLI — Intanto Chris Bosh, attorniato dai beatwriters (ossia i giornalisti che seguono anche le trasferte), mostra i muscoli aggiunti nella parte superiore del corpo e parla del suo primo tatuaggio, una specie di progetto segreto. CB4 non sembra turbato dal fatto che dovrà saltare la prima fase del training camp per un guaio muscolare alla gamba. Anche Turkoglu non è al massimo della condizione, logorato dalle fatiche dei playoff con Orlando e dagli Europei con la Turchia, per cui verrà utilizzato col contagocce nelle amichevoli precampionato, la prima delle quali in programma il 6 ottobre contro Philadelphia a London (Ontario). Gli altri, vecchi e nuovi, scalpitano per iniziare a sudare in palestra. Potenzialmente, Toronto è una squadra dalle infinite soluzioni in attacco e tanta gente in grado di far canestro. Sarà fondamentale trovare in fretta la coesione tra i giocatori. Belinelli dice che il gruppo è già buono, e bisogna vedere se l’intesa si tradurrà subito in campo. Gli scettici si domandano già se la difesa sarà sufficientemente valida per portare in alto Toronto, anche perché i migliori difensori della squadra, Jack, Wright ed Evans sono tutti dei comprimari. Se qualcuno dei grandi nomi sarà disposto a sacrificarsi un po’ anche nella metà campo difensiva, attenzione ai Toronto Raptors.

Lascia un commento

BASKET NBA – Incredibile, schiaccia in testa e LeBron James e il video gli viene sequestrato

from www.gazzetta.it

Schiaccia in testa a LeBron
E il video viene sequestrato

A un camp per talenti organizzato dallo stesso James un universitario schiaccia a due mani sull’Mvp della Nba. E a fine partita due video con l'”impresa” vengono fatti sparire…

AKRON (OH, Usa), 10 luglio 2009 – Re James è diventato LeBron il tiranno, troppo preoccupato dai risvolti negativi per la sua immagine per lasciare che possa circolare su Internet un video in cui l’Mvp Nba 2008/2009 subisce una schiacciata contro un ragazzo del college. Così ha incaricato il suo sponsor di sequestrare le immagini incriminate, dando però un brutto colpo alla sua reputazione che negli Usa è in calo dalla sconfitta di Cleveland contro Orlando nella finale di Eastern Conference.

IL FATTACCIO — L’episodio è accaduto al LeBron James Skills Academy, camp per 80 giovani talenti di high school e college che la stella dei Cleveland Cavaliers ha organizzato per il quinto anno consecutivo assieme alla Nike, all’università di Akron, Ohio, la sua città natale. Il fattaccio risale a lunedì sera: LeBron sta giocando una partitella che chiude la giornata contro un team composto da atleti del college. Tra gli avversari c’è Jordan Crawford, al terzo anno all’università di Xavier: nei primi 20′ della sfida è lui a schiacciare in testa al padrone di casa. A bordo campo ci sono almeno due telecamere accese, che riprendono l’accaduto e il resto della partitella, durata altre due ore. Alla fine Re James si trasforma in tiranno: chiama a sé uno degli uomini della Nike, che poco dopo si avvicina ai due cameramen confiscando i video della schiacciata.

LeBron James, 24 anni, Mvp dell'Nba nel 2009.
LeBron James, 24 anni, Mvp dell’Nba nel 2009.

ATTACCO E DIFESA — “Un uomo mi si è avvicinato poco dopo aver parlato con LeBron – ha raccontato Ryan Miller, giornalista freelance, uno dei due che hanno assistito alla sfida con la telecamera – .Mi ha detto che doveva prendere il mio nastro, poi ha fatto lo stesso con l’altro tizio”. L’uomo è Lynn Merritt, direttore di Nike basketball, l’azienda sportiva che in occasione delle finali Nba ha trasformato LeBron (e Kobe Bryant) in un pupazzo per spot. La difesa in un comunicato: “Nike organizza questi camp a beneficio dei giovani atleti, e da anni ha una politica molto chiara su quello a cui i media possono o non possono assistere. Sfortunatamente, per la prima volta in quattro anni, due giornalisti non hanno rispettato questa politica, e abbiamo preso provvedimenti”. Miller però ha detto di aver filmato l’intera giornata senza mai ricevere nessuna richiesta di smettere, e che l’uomo Nike si è avvicinato a lui solo dopo aver parlato con LeBron.

NIENTE DI STRANO — Dell’accaduto ha parlato anche Crawford, che il prossimo anno vestirà per la prima volta la maglia di Xavier, dopo una stagione di stop seguita al suo addio a Indiana University: “Non è un problema per me se questo video non si potrà vedere, anche se vorrei che la mia famiglia potesse ammirarlo – ha commentato -.Non credo pensase che io volessi schiacciare, perché è saltato un po’ in ritardo. Ma dopo che l’ho fatto James non ha avuto alcuna reazione: ha semplicemente continuato a giocare. Per me è stato davvero eccitante trovarmelo di fronte”. Crawford ha raccontato di aver realizzato l’importanza della schiacciata (a due mani, approfittando di un passo lento di James, raccontano i testimoni) solo dopo la reazione scomposta degli atleti delle high school che stavano assistendo al match.

CALO D’IMMAGINE — La scelta di non rendere pubblico il video si è rivelata un boomerang per LeBron, la cui popolarità negli Usa è in calo dopo alcune uscite infelici. I tifosi gli imputano ancora l’uscita polemica dal campo dopo la sconfitta in gara-6 della finale di Eastern Conference dei suoi Cavaliers contro Orlando. Poi ci sono le magliette sfoggiate nei primi giorni della offseason, quelle tee-shirt con grandi scritte come “Sono l’Mvp” e “Controlla le mie statistiche” che poco sono piaciute a fan e critica. Ora quest’ultimo scivolone, che ha fatto di Re James un tiranno preso in giro su internet (c’è anche chi ha creato e messo in vendita la maglietta con la scritta: “Ho schiacciato su LeBron… ma mi ha rubato il nastro”): per dimenticare tutto ci vorrebbe forse qualche impresa sul campo, ma l’inizio dell’Nba è ancora lontano.

Lascia un commento

BASKET – Per chi crede che si gioca in 5…..

www.gazzetta.it

Professione 12° uomo
Mbenga e gli altri campioni

Il centro dei Lakers è stato una semplice comparsa nella corsa al titolo di Los Angeles, ma anche lui riceverà l’anello e potrà dire: “Io c’ero”. E come lui, in passato, una sfilata di giocatori di culto

DJ Mbenga è nato il 30 dicembre 1980. Afp
DJ Mbenga è nato il 30 dicembre 1980. Afp

MILANO, 18 giugno 2009 – L’apporto di Didier Ilunga-Mbenga nei playoff 2009 è stato di 0.3 punti e 0.4 rimbalzi a partita. Nella serie finale contro i Magic, poi, il belga ha giocato un solo minuto, sbagliando un tiro e acchiapando un solo rimbalzo. In Gara-1, ovviamente, quella stravinta dai Lakers 100-75. Eppure anche lui avrà il suo bell’anello. Con questo non vogliamo denigrare il buon Didier (meglio conosciuto come D.J.), anzi: come il centrone ex Mavericks, tanti altri hanno vinto il titolo Nba praticamente senza giocare.

LAKERS — Merito, o colpa, dei roster a 12. Nei playoff, però, le rotazioni si accorciano parecchio: giocano i più forti, in poche parole. Sette-otto, con minutaggio robusto. Per gli altri, solo le briciole. Poche per il nono o il decimo, figurarsi il dodicesimo. I Lakers, che di titoli ne hanno vinti 15, hanno avuto anche diversi di questi “dodicesimi”. Ai tempi dello Showtime di Pat Riley nomi di culto erano Chuck Nevitt (pivot di 2.26), Mike Smrek (passato anche da Forlì) e Milt Wagner (papà di DaJuan Wagner). Oppure Eddie Jordan: sì, proprio l’allenatore dei 76ers, che nel 1982 vinse il campionato da stra-panchinaro.

GIOCATORI DI CULTO — Nomi e personaggi di culto, dicevamo. Giocatori che da altre parti non combinano niente o quasi, ma che nelle grandi squadre si mettono tranquilli aspettando, se arriverà, il loro turno. Ad esempio Jud Buechler e Mark Madsen: tre e due anelli a testa per loro, rispettivamente con i Bulls e i Lakers. Il primo, grande surfista, era la riserva della riserva della riserva a Chicago. Veniva dopo Jordan, Pippen, Harper, Kerr e persino Randy Brown. Madsen, invece, più che sul parquet, protagonista lo era durante le parate celebrative a Los Angeles con balli scatenati. Da qui il soprannome “Mad Dog”. – Dodicesimi giovani e meno giovani, ragazzi che devono farsi le ossa e vecchie glorie in cerca dell’ultimo grande acuto. Si trova di tutto: Robert Parish, che nei Celtics degli anni Ottanta era uno dei pilastri (tre volte campione Nba), ha chiuso la carriera nel 1997 conquistando l’anello con i Bulls da terzo centro dopo Longley e Wennington. E Tony Massenburg? Girovago del basket (visto anche a Reggio Emilia), a quasi 38 anni ha vinto il primo titolo a San Antonio. Gli Spurs, peraltro, erano la sua dodicesima squadra Nba, un record.

IO C’ERO — Darko Milicic, caso-limite, ha conquistato l’anello da rookie. Ma non esattamente da protagonista: eppure era stato scelto al numero 2 del draft 2003 dai Pistons, dopo LeBron James e prima di Carmelo Anthony. Non che ora stia dando spettacolo ai Grizzlies. Ha addirittura abbandonato il basket per darsi alla vita da predicatore Wayne Simien, ultimo nella rotazione degli Heat campioni Nba del 2006. L’importante, comunque, è esserci. Prendere il treno giusto al momento giusto. Per poter poi dire, a figli e nipoti, “Quell’anno ho vinto l’Nba”. Poco importa se dopo la carriera prende in seguito un versante meno luccicante. L’albo d’oro non fa distinzioni di minutaggi. Basta non chiudere con “zero tituli”, anche nell’Nba.

Comments (1)

BASKET NBA – Anello ai Lakers, a mente tiepida…..

from www.gazzetta.it

Lakers, vittoria di gruppo
Oltre a Kobe c’è di più

Mentre Bryant si gode il titolo di Mvp della finali, si sprecano le lodi per il cast di supporto. Da Gasol (“Odiavo perdere a Memphis”) a Odom, da Ariza a Fisher (“Merito del lavoro giorno dopo giorno”)

Quindicesimo titolo della storia per i Lakers. Afp
Quindicesimo titolo della storia per i Lakers. Afp

 ORLANDO (Florida), 15 giugno 2009 – Kobe Bryant si coccola il trofeo di Mvp delle finali, il primo in carriera. Negli altri tre titoli, se l’era portato a casa Shaquille O’Neal. Un altro sassolino che si è tolto dalla scarpa. Il volto dei Lakers campioni è ovviamente lui, assieme a Phil Jackson, il tecnico dei 10 anelli, irraggiungibile in vetta all’Olimpo degli allenatori più titolati di sempre. Ma se i californiani si apprestano a celebrare il trionfo sfilando per le strade di Los Angeles, lo devono anche a quello che molti amano definire “gruppo di supporto”. In realtà è riduttivo affiancargli la parola “supporto”, anche se giocare accanto al numero uno al mondo non può che renderti gregario, pur nobilissimo.

“Gasol: A Memphis le sconfitte mi stavano cambiando anche come persona”

A TUTTO GASOL  — Senza Lamar Odom, Pau Gasol, Trevor Ariza e Derek Fisher, i Lakers non sarebbero campioni. I primi due si sono presentati insieme in conferenza stampa dopo la vittoria in gara-5 a Orlando. Stesso sorriso, stessi occhi che brillavano. “Da bambino sognavo che un giorno sarei stato campione Nba – diceva Odom – Bene, quel giorno è arrivato e il sogno si è realizzato”. Gasol andava oltre: “Gli anni passati a Memphis sono stati durissimi, come giocatore e come uomo. Sono uno che non prende molto bene le sconfitte, e visto che perdevamo spesso, non riuscivo a staccare una volta finita la partita e tornato a casa. Mi stavano cambiando anche come persona. Il giorno che sono stato ceduto ai Lakers è stato bellissimo. E penso che anche loro siano stati contenti di avermi…”. Lo spagnolo si alzava per andare a posare per le classiche foto con il Larry O’Brien Trophy, che va alla squadra campione. Nel corridoio abbracciava il padre Agusti e il fratellino minore, Adria, che gli passavano una telefonata di congratulazioni dalla Spagna. Timido, riservato, il catalano non si lasciava mai andare a gesti di esultanza scomposti. Come in campo. Dove ha dominato l’area, limitato Superman Howard, molto più pesante e potente di lui, con l’eleganza di un ballerino. Ed è stata infatti proprio la rapidità di piedi di Pau a mettere in difficoltà il centro ei Magic.

Derek Fisher è nato il 9 agosto 1974. Afp
Derek Fisher è nato il 9 agosto 1974. Afp

MILORD FISHER — Anche Derek Fisher pare un milord inglese. Forse il fatto di aver vinto il titolo in trasferta, lontano dai loro tifosi, fa sembrare la festa dei gialloviola meno gioiosa di quanto sia in realtà. Con accanto la moglie Candace, il playmaker abbraccia i compagni, e poi racconta: “Quella che vedete è quasi sorpresa sui nostri volti. Festeggiamo non qualcosa che eravamo certi di ottenere, ma che ci siamo conquistati lavorando giorno dopo giorno, non dando mai per scontato che avremmo vinto”. I suoi canestri in gara-4 hanno deciso la serie. “L’esperienza accumulata in finale l’anno scorso ci è servita tantissimo – prosegue Fish – Con Ariza e Gasol arrivati a stagione in corso, non ci conoscevamo così a fondo. Stavolta eravamo insieme sin dal primo giorno di training camp e la differenza nei momenti cruciali si è vista”. Il bus che riporta i Lakers in hotel, dove la festa sarebbe proseguita sino all’alba, è pronto per partire. L’ex udinese Sasha Vujacic è l’ultimo a salire, ancora in tenuta da gioco. Un abbraccio ad Alessandro Del Piero e alla moglie Sonia, suoi ospiti a gara-5, e poi via, verso la gloria. Anche lui è campione Nba.

Lascia un commento

BASKET NBA – Lakers Campioni del Mondo, Phil Jackson diventa il coach più vincente di sempre

from www.gazzetta.it

Lakers campioni Nba
E’ il 15° titolo gialloviola

In gara-5, Los Angeles passa ancora a Orlando, vince 99-86 e chiude sul 4-1 la serie coi Magic. Kobe Bryant ne fa 30 ed è l’Mvp delle finali, Phil Jackson riporta il titolo a L.A. dopo 7 anni e diventa il coach più vincente di sempre con 10 anelli conquistati

I Lakers felici con i loro trofei. Afp
I Lakers felici con i loro trofei. Afp

  ORLANDO (Florida, Usa), 14 giugno 2009 – Ora non chiederanno più a KobeBryant perché non ha mai vinto un titolo senza Shaq. Ora non chiederanno più a Lamar Odom perché gioca bene una volta sì e cinque no. Ora non diranno più a Pau Gasol che è molle. I Los Angeles Lakers sono campioni Nba per la 15ª volta, dopo la vittoria 99-86 in gara-5 a Orlando che vale il 4-1 nella serie. Dopo un digiuno durato 7 anni, è strameritato e nettissimo, al di là delle due grosse occasioni sprecate dai Magic in gara-2 e 4. Per coach Phil Jackson è il 10° titolo, uno in più di Red Auerbach. Il Maestro Zen ora è solo in vetta alla classifica dei tecnici più vincenti di sempre. Kobe (30 punti, 5 assist, 6 rimbalzi e 4 stoppate in gara-5) stringe al petto il trofeo di miglior giocatore delle finali, il primo in carriera, e chiude con medie straordinarie: 32.4 punti e 7.4 assist a partita. Zittisce i critici, forse per sempre. E idealmente respinge l’assalto di LeBron James. Il numero uno, almeno per un’altra stagione, rimane lui. Gara-5 è durata 10’, il tempo per Orlando di sfogarsi. Ma, inevitabilmente, appena i Lakers hanno reagito, i Magic si sono sciolti. E il secondo tempo è stato poco più di una passeggiata in attesa dell’incoronazione.

PRIMO TEMPO — Avvio fulminante di Orlando che si porta sul 15-6 sbagliando anche due facili contropiede. I Lakers perdono 3 palloni nei primi 5’, Bynum sbaglia i primi 6 tiri, mentre per i Magic tutto il quintetto è già a segno. I rimbalzi offensivi (5 nei primi 6’) e un 5-0 tutto di Bryant, permettono a L.A. di tornare a -4 (19-15), con l’energia dei Magic (0/5 da 3) che pare già esaurita. Alla fine del 1° quarto è 28-26, con i Lakers che tirano male (36%) ma sono lì grazie ai 7 rimbalzi d’attacco. Kobe è già a quota 11. Orlando prova ad allungare nuovamente (34-28 con Howard che però sbaglia l’aggiuntivo), ma Odom replica (34-31 a -8’32″) mentre Bynum è già a 10 tiri tentati (3 a segno). Passata l’onda emotiva con cui i Magic avevano iniziato la gara, i valori emergono e Ariza da tre firma il primo sorpasso (40-42 a 5’ dall’intervallo). Il break si dilata con un altro trepunti di Ariza e un layup di Fisher: 40-49 a -3’30″ con break di 13-0 e con Van Gundy costretto a chiamare 3 timeout. Ma l’onda gialloviola non si ferma e il massimo vantaggio arriva sul 40-52 a -3’05″ con il 16-0 chiuso solo da Alston dopo 5’ di digiuno. Alla pausa è 46-56 con 15 punti di Kobe e 12 di Ariza. Orlando non ha nessuno in doppia cifra. Il solco è frutto dell’1/9 da tre dei padroni di casa, mentre L.A. ha 5/8.

RIPRESA  — Alston prova a innescare la rimonta (tripla del -5, 53-58), ma Odom è micidiale: due triple in fila per il nuovo +11 Lakers sul 53-64 a 6’46″ dalla fine del 3°. Orlando tocca il 2/15 (con i californiani a 7/11) da oltre l’arco e L.A. vola a +16 (55-71 a -3’39″) dopo uno spettacolare canestro con doppia esitazione di Kobe, il più bello delle finali. Howard commette il 5° fallo a -1’13″ ma ormai conta poco. Il 61-76 a fine periodo è già una sentenza. La tripla che vale il 26° punto a Kobe respinge l’ultimo fuocherello di Orlando (67-83 a -8’13″). Poi è solo tempo di abbracci, pugni al cielo e di alzare il trofeo che un anno fa i Lakers avevano solo visto da vicino, senza riuscire a toccare. La Missione iniziata più di sette mesi fa è compiuta.

Comments (1)

BASKET – Domani cominciano le finali NBA

from www.gazzetta.it

Domani notte iniziano le finali più attese dell’anno. Los Angeles è favorita ma Orlando può sorprendere. E sembra certo il recupero di Nelson, il play che in stagione regolare ha guidato i Magic alle due vittorie sui californiani

LOS ANGELES (Usa), 3 giugno 2009 – Impossibile non entrare subito nel clima di finale. Basta accendere la radio e la maggioranza dei canali AM parlano solo di quello. C’è chi regala merchandising, chi intervista Luke Walton, chi annuncia 7 ore e 10 minuti di prepartita per domani (la frequenza è, ovviamente, 710…), chi giura che farà un tifo sfegatato per Kobe, “così almeno metterà a tacere i critici una volta per tutte”. Non ci potrà essere la tensione di 12 mesi fa, quando in Southern California sbarcarono gli odiati Boston Celtics e rovinarono la festa ai gialloviola. Superman Howard e gli Orlando Magic non hanno la tradizione e il nome dei campioni uscenti, ma saranno degni avversari, in grado di regalare agli appassionati una finale vera.

Kobe Bryant (LA) in allenamento. Ap
Kobe Bryant (LA) in allenamento. Ap

la calma dei magic — Per quanto sia difficile pronosticare il colpo dei ragazzi di Stan Van Gundy, i motivi per credere in una serie lunga ci sono. Lo strapotere di Howard sottocanestro, l’incredibile calma dei Magic, che sopra o sotto di 20 non cambiano di una virgola il loro modo di giocare, tornando spesso in partita quando sembrano spacciati, la pioggia di triple che prima o poi si abbatterà sui Lakers. C’è da dire però, che i californiani si accoppiano meglio con Orlando rispetto ai Cavs. Per limitare Rashard Lewis, un’ala pivot molto perimetrale, c’è Lamar Odom, più alto, più fisico, ma altrettanto rapido di piedi. Per Hedo Turkoglu, c’è Trevor Ariza, che ha ben figurato contro Carmelo Anthony in finale Ovest. E poi, quasi superfluo ricordarlo, c’è Kobe Bryant. Che dovrà vedersela con il fisicaccio del francese Mickael Pietrus.

La festa dei Magic dopo la vittoria con Cleveland. Epa
La festa dei Magic dopo la vittoria con Cleveland. Epa

l’anti lakers c’è — A sorpresa, pare che i Magic possano anche contare, almeno per pochi minuti, su Jameer Nelson, il play fuori da febbraio per un infortunio a una spalla, e l’uomo decisivo in entrambe le vittorie dei Magic in stagione regolare contro i Lakers. Sul suo utilizzo, coach Van Gundy deciderà solo poco prima della palla a due di domani notte (le ore 3 in Italia), ma qualche compagno all’allenamento di ieri si è sbilanciato. Anche solo per l’aspetto psicologico, sarebbe un’ulteriore iniezione di fiducia per un gruppo che pare non temere niente e nessuno. E visti i problemi dei Lakers a marcare i play avversari in questi playoff, anche un Nelson a mezzo servizio, farebbe molto comodo ai Magic.

Lascia un commento

Older Posts »