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NUOTO – Castagnetti da una vecchia intervista di nuoto.it

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Ingrandisci l'immagineRiproponiamo in ricordo di Alberto Castagnetti l’intervista realizzata nel novembre 2007.

E’ mattina presto e l’aria è serena, come l’atmosfera che si respira al Centro Federale di Verona: la sagoma di Alberto Castagnetti è stagliata sul piano vasca, intenta a cronometrare i suoi campioni. Alberto è un uomo riservato e schivo, ma estremamente semplice e disponibile nei miei confronti; mentre lui continua il suo lavoro, iniziamo la nostra chiacchierata.

V.: “Chi è un allenatore?”

A.: “Sicuramente deve essere una persona esperta della materia, un ex atleta di medio livello, che lavora quotidianamente per cercare di perfezionarsi, poichè non è mai soddisfatto di ciò che sta facendo, che scambia pareri e opinioni con altri tecnici per crescere e valere sempre di più. Occorre essere pervasi anche dall’entusiasmo, in quanto è un lavoro abbastanza monotono, e se questo scompare gli atleti lo avvertono e si adagiano…
Inoltre bisogna possedere la capacità di comunicare oltre il piano vasca, perché è molto più importante allenare la mente che i muscoli…”

V.: “E tu come ci riesci?”

A.: “Cerco di spronarli e di dire loro le parole giuste al momento opportuno: sono i piccoli dettagli che rendono significativa un’azione. L’atleta si aspetta chiaramente una parola nei momenti difficili, ma anche quando sta bene è indispensabile stimolarli: l’atleta è allenatore-dipendente al 90%, solo alcuni vanno con le proprie gambe e in tal caso si è di fronte ad un agonista vero e ad un risultato sicuro”.

V.: “Qual è il segreto della longevità della tua carriera da c.t.?”

A.: “La buona sorte! Mi piace il mestiere che faccio, non sono mai appagato né di me stesso, né dei miei ragazzi. In più ho avuto la fortuna di allenare dei buoni atleti e porto con me un’enorme passione e voglia di migliorare”.

V.: “Che cosa ti ha affascinato a tal punto del nuoto da renderlo il tuo mestiere?”

A.: “Quando avevo 20 anni sono stato in America e ho potuto vedere le scuole nuoto che qui in Italia non esistevano ancora…Sono tornato a Verona e ho frequentato i primi due anni di ingegneria, ma poi nuotare e studiare il nuoto mi piaceva e mi coinvolgeva più di ogni altra cosa, così sono andato a Padova da Dennerlein e con il suo aiuto ho costruito la prima piscina a Verona; come tutti ho iniziato ad insegnare ai bambini e da lì è cominciata la mia crescita tecnica ed umana, continuando ogni tanto a ritornare in America per aggiornarmi…il resto poi è storia”.

V.: “Sei definito da molti un uomo carismatico: che cosa rappresenta per te il carisma?”

A.: “Non mi ritengo una persona particolarmente carismatica.
Carismatico è un direttore d’orchestra o un artista…Essere carismatico significa sapere comunicare positivamente con la gente”.

V.: “Quale è stata la tua maggiore soddisfazione come atleta e come c.t.?”

A.: “Dopo le Olimpiadi di Monaco del 1972 in cui non ci qualificammo pel la finale con la staffetta, direi i Mondiali di Belgrado dell’anno successivo, in cui arrivammo settimi e la Calligaris vinse gli 800 sl. Come c.t. spero che la soddisfazione maggiore debba ancora arrivare…!”

V.: “Come definiresti i tuoi atleti del passato e del presente? Da Gleria e Lamberti a Fioravanti e Brembilla, da Rosolino a Marin e alla Pellegrini?”

A.: “Sono atleti molto diversi fra loro, gli ultimi hanno una maturità agonistica più spiccata, in ragione del fatto che sono maturato anch’io e trasmetto maggiore tranquillità e fiducia. Ai tempi di Lamberti era lui che ne dava a me, invece ora sono io che rassicuro gli atleti e trasmetto forza e serenità per affrontare al meglio la gara.
Più un allenatore gestisce bene la preparazione, più l’atleta cresce meglio”.

V.: “ Quale è stata la molla che ha fatto esplodere l’Italia quale potenza mondiale nel nuoto dopo Sidney?”

A.: “A Sidney siamo andati con un vero e proprio squadrone compatto trascinato da un leader come Brembilla: quando siamo stati in Australia eravamo tutti al 100% e la medaglia di Fioravanti il secondo giorno di gare è stata un’iniezione tale di fiducia ed energia da scatenare le altre medaglie e grandi prestazioni.
Quando l’ambiente capisce che è protagonista e che nessuno è inarrivabile, allora cambia la mentalità e da allora il nuoto italiano è rimasto ad un livello elevato, senza dimenticare il grande lavoro fatto dai tecnici delle varie società a livello locale”.

V.: “Dopo Atene il Centro Federale di Verona doveva chiudere, invece ora gli atleti fanno a gara per venire ad allenarsi qui con te, come lo spieghi?”

A.: “Diciamo che la chiusura del Centro era stata proposta più per un discorso economico di affitti da rinnovare che altro… Abbiamo poi deciso di ripartire con un gruppo di giovani che ha dato poi vita a quello eccezionale di oggi, in cui si respirano entusiasmo, gioia e passione per ciò che si sta facendo e per questo motivo si lavora bene e molti atleti desiderano venire qui.
Se poi aggiungiamo uno staff di medici e fisioterapisti che controllano gli atleti a tutto tondo, dal punto di vista alimentare, fisico, psicologico (e scolastico fino allo scorso anno), si crea una struttura affiatata e determinata.
Non ci sono segreti, ma tanto metodo. Forse la mia più grande qualità è quella di riuscire a trasmettere la partecipazione agli atleti. Il risultato dipende dalla stima che nasce dalla condivisione di fatiche e difficoltà.
Tutti qui vogliono vincere, quindi ci si adegua a tale mentalità dando il massimo in ogni seduta di allenamento”.

V.: “Conta di più il talento o il sacrificio unito alla volontà per vincere?”

A.: “Il sacrificio!
Il talento non si può allenare e da solo non porta a grandi risultati, invece la capacità di lavorare si può migliorare…Se la persona è dotata di entrambe le qualità allora si è di fronte ad un campione”.

V.: “Come vedi Pechino per gli azzurri?”

A.: “La squadra italiana è unita, ci sono cinque o sei atleti capaci di gareggiare al alto livello e di lottare per una medaglia, non solo uno… Andiamo a Pechino con ottime possibilità, ma non è ancora chiara la situazione dei nuotatori cinesi, che per me esploderanno.
Abbiamo molteplici chances, ci potranno essere delle belle sorprese come Colbertaldo, poi servirà che tutti i ragazzi stiano bene insieme ad un pizzico di fortuna!”

V.: “Esiste un campione perfetto?”

A.: “Nessuno è perfetto, ognuno ha il suo punto debole, chi era perfetto è stato messo in croce, quindi è meglio non esserlo”.

V.: “Esistono dei limiti cronometrici nella prestazione sportiva? Quali saranno i prossimi da abbattere nel nuoto?”

A.: “Si pensa di sì, ma improvvisamente nasce un fenomeno acquatico che te li distrugge, come Thorpe o Phelps, che con classe, attitudine e volontà hanno segnato dei tempi strepitosi. Credo che il primo muro che cadrà sarà la barriera dei quattro minuti nei 400 sl donne…”

V.: “Che cosa serve per rialzarsi da una sconfitta?”

A.: “L’ambiente, i compagni e l’allenatore devono sapere dare una ragione alla sconfitta e non colpevolizzare l’atleta, che dopo essersi tranquillizzato con fiducia può ripartire come un veliero con alberi gonfi di aria ed energia verso nuovi ed ambiziosi traguardi”.

V.: “Perché molti atleti si allenano in Italia ultimamente? Dove può migliorare la nostra metodologia di allenamento?”

A.: “Credo che il motivo sia soprattutto economico…
Noi dobbiamo migliorare la tecnica della nuotata, in particolare partenza e virata, che determinano la differenza cronometrica nelle competizioni di alto livello.
Occorre anche porre maggiore attenzione alla preparazione delle gambe che sono importantissime per sostenere l’azione delle braccia; è chiaro che se uso le gambe vado più forte, ma consumo di più, se invece fossero allenate bene questo non succederebbe”.

V.: “Allenare significa essere anche un po’ padre dei propri atleti?”

A.: “Non dovrebbe mai succedere.
L’allenatore è una figura cardine per l’atleta, ma quella del padre è distinta e più carismatica, ci deve essere una certa distanza fra le due personalità.
Non va bene entrare troppo in amicizia con gli atleti, perché altrimenti i comportamenti cambiano; l’allenatore deve essere in grado di dare un input preciso, mantenere la disciplina ed essere esperto per ottenere il meglio. Occorrono solamente fiducia e rispetto reciproci affinché il binomio sia vincente”.

Forse è azzardato, ma penso che Alberto possa essere metaforicamente paragonato all’acqua, con cui ogni giorno è a stretto contatto: l’acqua è chiara ed essenziale, proprio come il nostro c.t., semplice nei suoi insegnamenti, ma estremamente attento ad ogni dettaglio, perché è proprio nelle piccole cose che si scoprono i tesori che mai avremmo pensato di possedere.

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NUOTO – Quale futuro per la Nazionale

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Federica disperata
ha perso la sua guida

La morte di Castagnetti ha gettato nello sconforto l’olimpionica che di lui diceva: “Con lui ogni traguardo è raggiungibile”. Ora dovrà imparare a fare senza il tecnico veronese, scomparso ieri a 66 anni, che però le ha già indicato strada e traguardi fino ai prossimi Giochi

Alberto Castagnetti, 66 anni. LaPresse
Alberto Castagnetti, 66 anni. LaPresse

MILANO, 13 ottobre 2009 – “Federica è disperata per la morte del suo allenatore Alberto Castagnetti: i suoi genitori l’hanno raggiunta a Verona per starle vicino”. È quanto si è appreso stamani presso la piscina Serenissima di Mestre dove lavora Cinzia Leonello, madre della campionessa di nuoto Federica Pellegrini. «Alberto Castagnetti è il migliore del mondo. Nella sua autobiografia (“Mamma posso farmi il piercing”) di lui scriveva: “Con lui ogni traguardo è raggiungibile. Mi mette serenità. Sa farmi ridere. Sa farmi star bene. Sa farmi tirare fuori il massimo”.

Un amico e consigliere per lei, ma anche un autentico monumento dello sport azzurro. Senza timore di esagerare, Alberto è stato “il nuoto azzurro” degli ultimi 22 anni, da quel 1988 che gli riservò il ruolo di c.t. Ma il personaggio, esplosivo, colto, preparatissimo, pungente, bon vivant, si era già fatto conoscere fin dagli anni 70. Atleta capace di tornare a nuotare a 24 anni e di stabilire a 29 il personale sui 100 sl, è stato il primo in Italia ad aprire una piscina privata, quella che poi è diventata il gioiello di Arbizzano, il primo a comprendere lo show business legato al nuoto, con i meeting organizzati chiamando gli americani che a quei tempi in Italia si potevano vedere solo in tv, il primo a concepire nuovi metodi di allenamento sulla scia del maestro Bubi Dennerlein e con il mito mai sopito degli Stati Uniti.

Nel 1986 la Leonessa Brescia gli affida il 17enne Lamberti e tre anni dopo Giorgio diventa il primo uomo italiano a stabilire un primato del mondo. “Senza infortuni, sarebbe stato Thorpe 10 anni prima”, disse Castagnetti della sua prima stella. E oggi che lui non c’è più vogliamo ripercorrere le sue parole alla Gazzetta sull’ultima sua creatura, quella Fede che oggi dovrà reinventarsi senza di lui.

Alberto Castagnetti e Federica Pellegrini. LaPresse
Alberto Castagnetti e Federica Pellegrini. LaPresse

STORIA — “Per me solo Pelè è il più grande. Lei è entrata nella storia mondiale del nuoto, non si possono fare confronti con i campioni degli altri sport perché bisogna parametrare le diverse difficoltà che si hanno. Non so, quali difficoltà aveva un Dibiasi che si tuffava dalla piattaforma? O gli sciatori come la Compagnoni e Tomba? Io mi fermo al nuoto. Uno sport che ti massacra fisicamente e mentalmente, e Federica è stata bravissima a centrare i suoi obiettivi. Quindi per me è da storia del nuoto”

CONSIGLI — “Deve imparare a essere meno istintiva e più riflessiva, anch’io se dicessi tutto quello che penso… Fede ha bisogno di non fossilizzarsi mentalmente, di non rapportarsi con ciò che ha fatto. Deve restare tranquilla”

LONDRA 2012 — “Ai Giochi dovrà tentare di fare quello che non è riuscito a Roma: tre gare consecutive, o in alternativa puntare solo su 100 e 200, da costruire comunque passando sempre dai 400”

TRAGUARDO — “Io non sono appagato e pure lei: lo saremo quando ci sarà la conferma olimpica”

POPOLARITA’ — “Combattere con la sua notorietà è l’altro problema, ma lei sa che non deve andare oltre la misura”

SQUADRA — “Ci sono giovani molto interessanti che stanno crescendo come la Scarcella, la Di Pietro, Giorgetti, Belotti, Maglia, Orsi, gli altri staffettisti. Vedrete: a Londra avremo una grande squadra”

UMILTA’ — “Serve umiltà, ci sono atleti che fanno proclami, ma poi non ci sono riscontri nelle prestazioni: non si capisce che se si parla troppo, la gente si aspetta che vinci. E invece ci sono ragazzi che non riescono a entrare neanche in finale. Basta con i clamori”

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NUOTO – La storia e i pensieri su Alberto Castagnetti

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Pellegrini: “Sono sconvolta”

Il c.t. della Nazionale italiana di nuoto si è spento a 66 anni: l’8 settembre era stato operato al cuore. Per stargli vicino Federica aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo: “In questo momento non ho parole”

Alberto Castagnetti è morto a  66 anni. LaPresse
Alberto Castagnetti è morto a 66 anni. LaPresse

MILANO, 12 ottobre 2009 – È morto Alberto Castagnetti, commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto: l’8 settembre era stato sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore, programmato da tempo. Castagnetti è deceduto nella sua abitazione di Albizzano, frazione di Negrar (Verona). La moglie Isabella era uscita e, al rientro in casa, lo ha trovato morto. Il ct del nuoto azzurro lascia quattro figli (due dal primo e due dal secondo matrimonio). Alberto Castagnetti era nato a Verona il 3 febbraio 1943. Da atleta – stileliberista e staffettista di buon livello – partecipa ai Giochi Olimpici di Monaco 1972 e ai Mondiali di Belgrado 1973, conquista numerosi titoli italiani con le staffette e si piazza secondo nei 100 stile libero ai Campionati Assoluti di Napoli nel 1969. Nei Giochi del Mediterraneo del 1971 a Smirne partecipa all’argento dell’Italia nella 4×100 sl.

C.T. DAL 1987 — Commissario tecnico della Nazionale Italiana di Nuoto ininterrottamente dal 1987, ha allenato nel passato campioni del calibro di Giorgio Lamberti, Roberto Gleria, Marcello Guarducci e Domenico Fioravanti. Grazie alla sua conduzione l’Italia del Nuoto ha arricchito il medagliere olimpico con 4 ori, 2 argenti e 7 bronzi, diventando così una delle più rilevanti potenze mondiali. Nel quadriennio che ha portato alle Olimpiadi di Pechino è cresciuta la striscia di risultati importanti sotto la sua direzione tecnica: dal primo storico oro olimpico al femminile di Federica Pellegrini nei 200 sl al doppio titolo mondiale di Filippo Magnini nei 100 sl; dai record mondiali della Pellegrini nei 200 sl e 400 sl, al primo oro europeo donne a Budapest 2006 nei 400 misti di Alessia Filippi, che stabilisce anche il record europeo nei 1500 sl: dalle 60 medaglie internazionali (4 alle Olimpiadi, 5 ai Mondiali, 10 ai Mondiali in vasca corta, 21 agli Europei e 20 agli Europei in vasca corta) di Massimiliano Rosolino al prestigioso primato continentale della 4×200 sl ‘rosà. Il post-Giochi Olimpici 2008 è ripartito con ancora grandi soddisfazioni per Castagnetti, il ct più vincente del nuoto italiano. Il 2009, l’anno del Mondiale di Roma, prosegue con i successi di Federica Pellegrini (oro nei 200 e nei 400 sl) e Alessia Filippi (bronzo negli 800). L’8 settembre scorso Castagnetti si era sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore. Per stargli vicino Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo.

FEDERICA: “SONO SCONVOLTA” — “Sono scioccata, è una notizia che mi lascia sconvolta”. Questo il primo commento della campionessa olimpica Federica Pellegrini, che ha appreso della morte del commissario tecnico del nuoto azzurro e suo allenatore Alberto Castagnetti mentre era in compagnia del fidanzato Luca Marin. “La notizia – ha detto, molto emozionata, la Pellegrini – si è rincorsa come un tam tam e in questo momento non trovo le parole”. Castagnetti è morto nella sua abitazione ad Albizzano, una frazione di Negrar (Verona). Profondo cordoglio e dolore anche allo Sport Interclub di Albizzano, una sorta di seconda casa per il ct, dove tornava sempre dopo i successi ottenuti dal nuoto azzurro e ogni volta era accolto in modo trionfale.

Per stare vicino a Castagnetti Federica  Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti  programmato da tempo. LaPresse
Per stare vicino a Castagnetti Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo. LaPresse

“ADDIO ALBERTO” — “Sono choccato, incredulo, fatico a trovare le parole. In questo drammatico momento il mio primo pensiero è rivolto alla famiglia, alla quale a nome dello sport italiano porgo le più sentite condoglianze”. È il primo commento del presidente del Coni Gianni Petrucci, appresa la notizia della morte del ct azzurro di nuoto Alberto Castagnetti. “Poi non è un mistero che Castagnetti era una persona che stimavo come uomo e come tecnico. Non sono io a dover ricordare i suoi successi e le medaglie che ha regalato allo sport italiano, che sono sotto gli occhi di tutti. Oggi abbiamo perso un campione al quale tutti dobbiamo riconoscenza per le emozioni che ci ha regalato. Addio Alberto, ci mancherai”.

“E’ STATO UN GENIO” — “Mi mancherà non tanto il tecnico quanto l’uomo. Castagnetti era una persona con la quale era piacevole conversare di tanti argomenti, non soltanto di sport”. Lo ha dichiarato il segretario generale del Coni Raffaele Pagnozzi: “È stato un genio da Commissario Tecnico – sottolinea Pagnozzi – e ci ha fatto gioire come nessun altro nella storia del nuoto. Avevamo tanti progetti per il futuro, tante idee da sviluppare. Con la sua improvvisa scomparsa, Alberto lascia un vuoto incolmabile nel Coni, nella Federazione, nei suoi atleti. E noi che gli abbiamo voluto bene ci sentiamo tutti più soli”.

IL RICORDO DI ROSOLINO — “Questo è uno dei giorni più brutti della mia carriera. Ho perso medaglie importanti, finali olimpiche ma mai ho sentito un vuoto così, un senso di abbandono. Ho perso un amico, una persona verso la quale nutrivo una grandissima stima. La scomparsa di Alberto lascia un vuoto enorme in tutti noi. Personalmente porterò sempre un ricordo vivo di una persona con la quale c’era un continuo confronto. Alberto era molto esigente, ma era una persona che ti dava tutto e dalla quale ho sempre cercato di prendere esempio. Era un duro, era l’allenatore dei duri e lo è stato fino all’ultima vasca. Ci siamo visti qualche giorno prima della sua operazione – aggiunge il nuotatore napoletano – l’ho sentito dopo l’intervento. Mai avrei immaginato cosa sarebbe accaduto”.

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NUOTO – E’ mancato Alberto Castagnetti

from http://www.gazzetta.it

E’ morto Alberto Castagnetti
c.t. della Nazionale di nuoto

Il commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto si è spento a 66 anni: il 9 settembre era stato operato al cuore

MILANO, 12 ottobre 2009 – È morto Alberto Castagnetti, commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto: il 9 settembre era stato sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore, programmato da tempo. Castagnetti aveva 66 anni, si è spento a Verona, la sua città, dove era nato il 3 febbraio 1943. Dopo una carriera da nuotatore – aveva partecipato tra l’altro alle Olimpiadi di Monaco del 1972 ed ai Mondiali di Belgrado nel 1973 – aveva assunto nel 1987 l’incarico ci commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto.

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OLIMPIADI – Piscinopoli inguaierà la candidatura Olimpica dell’Italia??

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Scandalo nuoto, un guaio
per la candidatura olimpica

Lo scandalo del nuoto, ormai, corre sul Web: anche al Cio, comitato olimpico internazionale, sono stati subito informati. I dirigenti dello sport mondiale sono radunati a Copenghen: domani verrà confermato Jacques Rogge alla presidenza, come vice dovrebbe essere votato Mario Pescante (un riconoscimento prestigioso), inoltre golf e rugby a sette entreranno a far parte della famiglia olimpica da Rio 2016. L’Italia, come noto, vuole candidarsi per l’edizione olimpica del 2020, e non dovrebbe avere avversari terribili anche perché molte Nazioni (fra queste Australia, Russia, Spagna, Olanda, Giappone e Usa) sono candidate per ospitare i Mondiali di calcio del 2018. Ma certo lo scandalo del nuoto non aiuta affatto e dà un’immagine negativa sui dirigenti sportivi italiani. L’Italia, come noto, è anche in corsa per gli Europei 2016 e visto che non manca molto tempo (entro metà febbraio va presentata la candidatura) il premier Silvio Berlusconi dovrà uscire allo scoperto e decidere se appoggiare gli Europei di calcio (con gli stadi che abbiano non ci sono molte chances) oppure l’Olimpiade. Sperando che le polemiche Roma-Venezia possano esaurirsi presto. E che qualcuno si informa sui criteri necessari per poterla spuntare nella corsa elettorale. I dirigenti del Cio di solito fanno così: prendono la mappa della città candidata per l’Olimpiade e fanno un cerchio (olimpico). Gli impianti, Villaggio compreso, devono stare tutti lì, racchiusi in un raggio di 8 chilometri. Forse questo chi propone di gareggiare a Venezia-Treviso-Padova o, peggio ancora , a Venezia-Roma non lo sa. Sono undici i punti su cui si basano le valutazioni del Comitato olimpico internazionale. Eccoli: 1) supporto governo, aspetti legali, opinione pubblica; 2) infrastrutture generali; 3) impianti sportivi; 4) Villaggio olimpico; 5) impatto e condizioni ambientali; 6) alloggi; 7) sistema trasporti; 8 ) sicurezza; 9) esperienza di eventi sportivi già organizzati; 10) finanze; 11) valutazione generale progetto ed eredità. Ogni punto ha un suo peso: in occasione dell’assegnazione dei Giochi 2016, il report del Cio aveva messo al primo posto Rio (che poi ha vinto), seguita da Tokyo, Chicago e Madrid. Una curiosità: nel 2004, Rio era stata scartata perché non aveva i requisiti e nella volata finale Londra riuscì a spuntarla su Parigi, New York, Madrid e Mosca aggiudicandosi così l’edizione 2012. Ora ci prova l’Italia: con più speranze forse di quanto sostiene Franco Carraro (“abbiamo un venti, massimo un venticinque per cento di probabilità di farcela”), che consiglia però silenzio e massima discrezione. In questi casi, le polemiche politiche non giovano mai. Gli scandali ancora meno. Peccato perché, al momento, l’Italia è la quinta potenza al mondo nello sport, un risultato clamoroso. Sono stati tenuti conto i risultati ottenuti ai Mondiali di qualsiasi disciplina (ultima la scherma) dopo Pechino 2008. Un sogno poterci confermare a Londra 2012 come quinta potenza, lasciando alle spalle Nazioni importanti come la stessa Gran Bretagna. Petrucci e Pagnozzi sanno comunque che ci sono “sacche” di crisi: l’atletica leggera, alcuni sport di squadra. Il basket e il volley, per fare un esempio, non hanno mai vinto un oro olimpico. Il calcio una sola volta. La pallanuoto è naufragata. Martedì 13 ottobre intanto si svolgerà al salone d’onore del Coni un convegno internazionale sullo sport femminile. Parteciperanno molti ct, italiani (fra cui Barbolini, neo campione europeo) e stranieri. Il seminario avrà inizio alle ore 9.

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NUOTO – Si ritira la capitana azzurra, Cristina Chiuso

from http://www.nuoto.it

Ingrandisci l'immagineDopo 41 titoli italiani vinti in una carriera da sprinter natatoria, la partecipazione a tre Olimpiadi, quattro mondiali e l’esordio agli europei di Atene del 1991, la capitana azzurra si ritira dalla scena natatoria.
Resterà comunque nell’ambiente clorato e magari tra qualche anno potrebbe ripensarci per tornare alla ribalta come Dara Torres.

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NUOTO – Presentazione dell’Asd Bordighera Nuoto

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Presentazione per l’Asd Bordighera

Presentazione per l'Asd Bordighera

Domani alle 17, presso il palazzetto dello sport ‘E. Biancheri’ di via Diaz a Bordighera saranno presentati i ragazzi dell’Asd Bordighera che per quest’anno rappresenteranno i colori della città delle palme nei rispettivi campionati di categoria FIN.

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